Sergio 14th February 2009
Ho di recente messo le mani sull’edizione americana del film di Kubrick: a differenza della versione europea – e quindi anche italiana, che tutti conoscete, di 119’ – quella disponibile in Stati Uniti, Canada e resto del mondo ha 25 minuti in più. Non sono pochi.
Kubrick, vedendo le prime proiezioni, eliminò subito una scena dal finale, in cui il direttore dell’Overlook Hotel, Ullman, si reca in ospedale a trovare Wendy e Danny, consegnando al piccolo una pallina come quella che il padre faceva rimbalzare per la Sala Colorado: da 146’ a 144’. Primo taglio.
Poi, di sicuro conscio delle diverse aspettative del pubblico europeo, Kubrick sfoltì ancora la pellicola, eliminando qua e là porzioni di dialogo e anche intere scene, soprattutto nella prima metà. Secondo taglio.

In questi giorni ho visionato la versione integrale, e devo dire che forse mi piace di più. Su tutte è stata rimossa una sequenza abbastanza importante, che getta più luce sul rapporto tra i personaggi di Jack, Wendy e Danny: verso l’inizio, quando Jack è all’hotel per il colloquio, la moglie fa visitare il figlio da una dottoressa dopo che il bambino ha avuto un’esperienza di trance in bagno (che si vede anche nell’edizione italiana). Nel dialogo tra Wendy e il medico viene fuori il problema dell’alcolismo di Jack, il fatto che sia un ex insegnante e che abbia fatto del male al figlio. Tutti elementi importanti per comprendere meglio motivazioni e psicologia dei personaggi. La scenografia della casa dei Torrance a Boulder è poi uno specchio della loro condizione socioeconomica: spartana, ma con libri ovunque, ammucchiati e impilati anche in modo disordinato. Questa scena con la dottoressa mostra lati della famiglia che non vengono fuori in nessun altro modo (Jack fa solo accenno all’aver usato violenza su Danny quando parla poi con Lloyd, il barista fantasma).

Ci sono poi ulteriori sequenze, spezzoni di dialogo, per esempio durante la visita della famiglia all’hotel, in cui il direttore fa riferimento al passato dell’Overlook, frequentato dal jet set, citando il libro di Stephen King in cui quest’aspetto era assai approfondito: nel romanzo Jack scopre un tomo che raccoglie articoli di giornale su tutte le malefatte – omicidi inclusi – avvenute all’Overlook a causa di intrighi tra ricchi e potenti. Nel film si vede questo archivio aperto sul tavolo della Colorado Lounge mentre Jack scrive a macchina.
Un’altra scena tagliata mostra la famiglia Torrance mentre Ullman li porta in visita alla sala da ballo: il direttore specifica che d’inverno ogni bottiglia di liquore viene tolta dall’angolo bar, e Jack, tranquillo, risponde «We don’t drink». Questa sequenza rafforza il significato del momento in cui Jack, più avanti, sottoscrive un patto col demonio accettando un bicchiere di bourbon dal barman Lloyd.

Insomma, secondo me Kubrick non fu mai convinto della versione breve di Shining per l’Europa, altrimenti, pignolo com’era, avrebbe decurtato di 25 minuti le copie della sua opera distribuite in tutto il mondo, e oggi vi sarebbe una sola edizione del film. La versione europea è uno straordinario esercizio di sintesi, perché a nessuno, nel Vecchio Continente, è mai venuto da dire che Shining sia poco comprensibile: tutto fila liscio, e anzi ci si guadagna in ritmo. L’edizione nordamericana va però vista almeno una volta, secondo me, per rendersi conto delle mille sfumature in più che trama e personaggi vanno ad acquisire. Quale che sia la versione di Shining da voi preferita, Stanley Kubrick è stato un grande narratore a tutto tondo: straordinario regista e meticoloso sceneggiatore.
Sergio
PS Heeeeere’s Johnny!