Il Cavaliere Oscuro
Sergio 25th July 2008
I Nolan hanno ingranato la quinta. Anzi, forse la sesta, considerando le speciali caratteristiche della Batmobile. Il regista Christopher è cresciuto rispetto a Batman Begins, che non mi era piaciuto, forse grazie anche a un capolavoro-palestra realizzato nel frattempo, The Prestige, scritto insieme al fratello Jonathan.
La sceneggiatura de Il Cavaliere Oscuro è ben costruita: qualche svarione c’è, ma è probabile siano elementi che ciascun singolo spettatore può gradire come no. È un bel gioco di prestigio, inscenato dai Nolan da un soggetto dello stesso regista scritto insieme a David S. Goyer, già sceneggiatore di Batman Begins.
Aiutato anche dalla colonna sonora, Nolan è abilissimo nel creare suspense, e lo fa dal primo istante di proiezione, senza interruzioni, fino alla fine. Forse è per questo che la scena conclusiva, con lo scontro tra Batman, Gordon e Due Facce, sembra mancare di un pizzico di sale: lo spettatore è stato caricato di troppa tensione.
Ma andiamo con ordine. C’è stato un gran lavoro sui personaggi. E qui sta una delle grandi differenze da Batman Begins. Macchiette non ce ne sono, o quasi. Gordon non è più un pagliaccio che alla fine si mette a guidare la Batmobile. Ha spessore, ha una famiglia. Alfred è molto più interessante, è una vera figura paterna, e tra le righe leggiamo qualcosa del suo passato. Lucius Fox resta ahimé legato al ruolo di “Mr. Q” della situazione, fornendo i gadget a Bruce Wayne. Quest’elemento che sa di già visto (e soprattutto è facilmente riconducibile a un’altra serie famosa) si doveva evitare già dal film precedente. A parte tale dettaglio, il personaggio si è in ogni caso evoluto. Nolan riesce perfino a dare un senso a Rachel, nella scorsa pellicola interpretata dalla signora Cruise, che non aveva alcuna ragione di essere: qui invece ha un perché, e la sua morte, oltre a togliere di mezzo un character comunque privo di spessore, dà un senso alla trama ed è funzionale allo sviluppo narrativo di altre figure.
Il Cavaliere Oscuro è forse, finora, la trasposizione cinematografica batmaniana più fedele al fumetto mai realizzata. Finalmente, dal 1989 (tralasciando il lungometraggio sixties con Adam West), abbiamo un Batman/Bruce Wayne a tutto tondo, i cui problemi, dubbi e tormenti sono palesi, così come lividi e ferite. Due le scene chiave per il protagonista: quella in cui Bruce è convinto dell’amore di Rachel (che ha invece scelto Dent, e ne viene tenuto all’oscuro da Alfred), mostra un Wayne così sicuro di sé da non capire i veri sentimenti della sua amica d’infanzia. Bruce è un personaggio costruito, artificiale, non identificabile: quasi che la vera espressione dell’identità dell’uomo sia in realtà l’alter ego mascherato. E Batman, nonostante la violenza in cui è sul punto di precipitare diverse volte, alla fine ne esce alla grande, addossandosi tutte le colpe, facendo una splendida figura agli occhi del pubblico. È un vero eroe, si prova quasi compassione per lui, e in chicche come questa leggiamo l’abilità di Nolan, che dimostra di conoscere a fondo la vera natura del personaggio. Non mancano, infatti, le strizzate d’occhio ai fan: Wayne Manor è stata distrutta in Batman Begins, e qui il miliardario vive in un attico in centro, proprio come accadeva nelle storie degli anni ’70 realizzate soprattutto dalla coppia Danny O’Neil/Neal Adams. Il regista attinge a piene mani, come in parte fece in Begins, dalle storie di Jeph Loeb (omaggiato: il commissario ucciso porta il suo cognome) e Tim Sale, oltre che da albi ormai di culto come Year One, Arkham Asylum e The Killing Joke.
L’antagonista, il Joker. Al di là dell’interpretazione di Ledger (e della voce del doppiatore, Adriano Giannini, figlio del grande Giancarlo che doppiò Nicholson del primo Batman di Burton), la scrittura del personaggio è un tocco da maestro. È il vero burattinaio del film (forse colui nel quale Nolan s’identifica di più, tra tutti i character), e riesce a fregare tutti a ripetizione: Batman, Gordon, Dent e il pubblico abboccano alle sue esche una dietro l’altra e, anche quando credono di essere stati più bravi – fingendo per esempio l’uccisione del tenente/commissario – stanno in realtà facendo il suo gioco. Il film merita una seconda visione almeno per cogliere appieno tutte le sfumature della trama, o provare a farlo: è proprio con il villain dai capelli verdi che il trucco di magia di Nolan può dirsi del tutto riuscito.
Harvey Dent attraversa una perfetta parabola discendente, ma mi aspettavo di più da Due Facce, che considero uno dei cattivi migliori della rogue gallery batmaniana. Escludendo Tommy Lee Jones in Batman Forever – che forse, se il regista fosse stato un altro, ci avrebbe regalato un ottimo Two Face – la rappresentazione migliore che di questo personaggio si è vista sullo schermo è stata quella della serie animata, dove ne veniva fuori tutta la follia, ma anche il potere criminale. Per questo c’è forse tempo, dato che dal finale di The Dark Knight traspare che Due Facce – anche se Dent è dato per morto – è forse vivo, rinchiuso ad Arkham qualche cella più in là del Joker. Proprio negli ultimi venti minuti il climax di Two Face mi ha deluso, riducendosi a una banale vendetta personale, quando la vera natura del personaggio implicherebbe un po’ più di megalomania. Ma, ripeto, credo ci sia tempo.
Parliamo ora di stronzate (passatemi il termine), perché ci sono. All’inizio, nonostante l’avvincente sequenza d’apertura, mi sono spaventato per via dei dialoghi tra i criminali mascherati da clown: irreali. Che motivo hanno, in quel momento, di farsi quelle domande sul Joker? Avrebbero dovuto porsele prima, in una scena mai girata che possiamo solo immaginare: durante una rapina i malviventi hanno altro a cui pensare, tanto più che l’alone di mistero che avvolge Joker viene già fuori poco più in là, con i dialoghi tra i mafiosi. Poi, subito dopo, credevo che la presenza dello Spaventapasseri – altro cattivo interessantissimo, sprecato sia qui che in Batman Begins – servisse a mostrare un bello scontro tra lui e Batman, invece no. Scena piuttosto inutile, un po’ goffa.
Il film, nel complesso, è molto lungo, Nolan ci ha infilato un po’ troppa roba, qualche sottotrama in più del necessario, e anche un paio di metodi investigativi utilizzati da Batman sfiorano il ridicolo, come quello della ricostruzione dell’impronta sopra la pallottola e soprattutto l’onniscienza generata dai cellulari. L’ho trovata una vera boiata: la si poteva sostutiuire con una trovata più intelligente, meno ridicola, più credibile.
Il tema del film, invece, pesa come un macigno, è inquietante al punto giusto, e fa da sfondo rendendosi però sempre percepito, non mollando mai la presa: il declino della nostra società. Joker ne è lo spirito cattivo e perverso (come dice Christopher Walken in Batman – Il ritorno), che si diverte a burlarsi di essa mettendola alla prova: si veda la scena con i due battelli, unica in tutto il film che getti un raggio di luce e speranza sulla residua umanità dei contemporanei, che altrimenti ne uscirebbe sfasciata. Batman è il cupo riflesso di tale abominio, che per riportare ordine non può fare altro che agire al di fuori della legge: se si muovesse entro le regole, farebbe la fine di Dent, osannato dalle masse, ma preda in segreto della schizofrenia, che sfocia alla fine nella palese mostruosità di Due Facce. Solo Gordon esce salvo dall’occhio cupo che Nolan getta sulla società, sulle istituzioni. Gotham City è attanagliata dal male: mafia, corruzione, inettitudine degli amministratori, dabbenaggine delle masse pronte a buttarsi in braccio al primo belloccio con la parlantina. Poco importa del mostro che nasconde dentro di sé.
Già in Batman Begins Nolan aveva provato ad affrontare questi temi, riuscendovi però solo in parte, a causa delle troppe carenze nello sviluppo di trama e personaggi: stavolta, però, il trucco è andato a segno. Il Cavaliere Oscuro non è un film perfetto: anche se ritengo Nolan abbia avuto parecchia libertà nel realizzarlo, è in ogni caso una produzione di Hollywood, e a certi dettami deve sottostare.
Resta, nel complesso, un’opera valida da scomporre, da cui di sicuro si possono trarre diversi elementi di analisi assai positivi.
Sergio
- film , personaggi , sceneggiature , soggetti



Non ho letto una mazza, esterno solo il mio rodimento di culo per non averlo ancora visto e l’invidia nei tuoi confronti. Accipuffodio.
Dai, che lunedì sera bissiamo!

Segnalo che l’analisi de Il Cavaliere Oscuro è on line anche qui, su Komix.it, e potrebbe essere l’inizio di una meravigliosa amicizia!
Sergio
[...] Professione Sceneggiatore » Blog Archive » Il Cavaliere Oscuro [...]
ho letto giusto la prima frase perché il film ancora non l’ho visto… forse mercoledì sera.
poi tornerò, inesorabile, a fare le pulci alla tua recensione per discutere di sceneggiatura come al solito (ormai è un appuntamento fisso)!
comunque a me Chris Nolan piace abbastanza, soprattutto me ne sono innamorato (artisticamente parlando) con Memento, prima ancora che The Prestige.
a presto!
Giorgio
Posto un commento completamente off-topic visto che devo ancora andare a vedere questo film ma ci tenevo a segnalarti che ti ho assegnato, sul mio blog, il premio “brillante Weblog 2008″. Odio le catene di Sant’Antonio ma in questo caso mi ha fatto piacere segnalare sette vincitori (come da regolamento).

Altre informazioni sul mio blog.
La cosa più bella di questo film è il personaggio del Joker. Non l’interpretazione che Heath Ledger ha dato, ma il Joker stesso. Perchè in questo film non esiste un attore che lo interpreta, ma è il Joker che vive: è la follia più pura portata in un film, la pazzia che giace in noi ma che abbiamo paura e terrore nell’affrontarla…
http://noirpink.blogspot.com/2008/07/cinema-il-cavaliere-oscuro.html
Premetto che non l’ho ancora visto (e dfficilmente ci riuscirò) però nell’ambito DC (qui si potrebbe scatenare una “guerra” tra pro DC e pro Marvel) Batman è il personaggio che secondo me ha un pantheon di personaggi primari e socondari di tutto rispetto (considero allo stesso livello Flash/Barry Allen, un personaggio che ho molto amato)
Quindi non potendo fare paragoni, chiedo, rispetto al Batman di Burton, ove il nostro vendicatore mascherato, non aveva purtroppo, la forza scenica e l’impatto necessario per bucare lo schermo ( M. Keaton va bene per ruoli tipo Gung Ho od al massimo BeetleJuice) ma al contrario di poteva contare sull’ istrionismo di un Joker eccezionale ed una città, Gotham, mai cosi cupa, oscura, con colori magnifici ed allo stesso tempo caldi ed “afosi” in grado di rendere le parti degradati della città opprimenti e malsane. Dicevamo, in questo Cavaliere Oscuro, cosa si contrappone al film di Burton ???
Ho sentito di tutto a proposito della recitazione/alone maledetto che pervade Heath Ledger (magari se non fosse passato nel mondo dei più….)
I film di Nolan (soprattutto quest’ultimo) e quelli di Burton sono diversissimi tra loro. Burton ha uno stile molto personale, fiabesco, gotico, grottesco, che viene fuori specie in Batman-Il ritorno. Nolan ha puntato più sul realismo, ponendosi (credo) la domanda “Come sarebbe Batman se vivesse nella New York che vediamo nei telegiornali?”. Secondo me, più o meno, sarebbe come lo descrive lui. E così anche i suoi alleati e nemici. Poi penso ci sarebbe da scrivere un saggio sulle differenze interpretative dei vari registi che hanno maneggiato l’uomo pipistrello. Su Michael Keaton invece non sono d’accordo. L’ho trovato un ottimo interprete, inquietante al punto giusto. Non un “muscolare”, che però rende più credibile il fatto che indossi un costume così: per fare paura, dato che senza in effetti non ne fa troppa. Che poi è la motivazione che, se vai a vedere, si trova nelle primissime storie di Bill Finger e Bob Kane. Mi sarebbe piaciuto che il personaggio di Batman/Bruce Wayne, nei film di burton, avesse più spazio, questo sì. Nolan l’ha fatto, e ha agito bene: il character Batman ne Il Cavaliere Oscuro è a mio avviso la miglior versione del pipistrello mai trasposta su grande schermo. Burton si è fatto affascinare di più dagli antagonisti creando, specie con il Pinguino e con Catwoman, dei personaggi a tutto tondo difficilmente ripetibili.
S.
Essi Burton ha creato un mondo magico costruito però sugli antagonisti
Questi ultimi film hanno ricollocato Bats nel ruolo di personaggio centrale
Diciamo che quindi l’attuale Batman sia + F. Miller, il Batman interpretato da Keaton forse più Detective Comics……
Già che ci siamo, possiamo mica dimenticare, i mitici telefilm, con quei colori pop sparati a tutto schermo ,i suoni ed i rumori riprodotti fedelmente ed i finali clifhanger ??? Era la fiera del Bat- accessorio, il bat costume, la bat mobile, il bat telefono…… Forse eccessivo ma per me (al tempo) divertentissimo
Ecco, volevo mettere un semplice commento alla tua recensione ma mi stava uscendo come al mio solito una roba chilometrica e quindi l’ho scritta sul mio blog! Se hai voglia di giocare un po’ a ping pong…
http://giorgiosalati.blogspot.com
ciao!
Giorgio
Ottimo commento, devo dire di trovarmi decisamente d’accordo.
Infatti ho notato pure io come il film non sia proprio esente da pecche, solo che sarà più facile notarle a mente fredda, quando sarà passata l’ondata del “capolavoro del secolo”! ^^
Una mia rece sul blog:
http://morellogiak.splinder.com/post/17973454/THE+DARK+KNIGHT
Ciao!
Giak.
A dispetto di quanto avevo scritto, sono riuscito a vederlo……..
Tralasciando commenti su Batman/Joker (attori azzeccati per i relativi personaggi), devo dire che alla fine ho provato un senso di fastidio, per due motivi.
Eccessivamente lungo, senso di onnipotenza da parte del Joker.
Non sò, nell’insieme continuo a preferire il Batman di Burton……
Un ottima recensione. sotto tutti i punti di vista. Da un po’ bazzico il blog leggendo soltanto, dall’uscita di”professione sceneggiatore” ad oggi, sono passato parecchie volte, senza mai commentare. Oggi dico la mia.
Concordo pienamente su tutto, aldilà dell disputa burton-Nolan.
Interpretano a loro modo due sfaccettature differenti di un batman che nel tempo ha attraversato infinite “facce”.
Nolan porta sullo schermo il batman di Miller e Moore. con tutte le sfaccettature che questo comporta. Lo riveste cinematograficamente duettando tra style fumettistico e hollywoodiano. Scende a compromessi con il pubblico, forse troppo spesso. Ne è un esempio la scena inziale(dialogo tra i malviventi), ma finalmente da un anima al vero batman, quello che ci ha fatto tremare dietro le pagine dei suoi fumetti. Il pazzo tenuto a freno dalla maschera. Il cattivo più Cattivo. Il giusto. Si ha il sentore proprio da cavaliere oscuro di Miller.Forse più umano, più moderno.
Una splendida pellicola, da tempo non se ne vedeva una così. A tutto tondo. Esaltante. La migliore trasposizione cinematografica che il Pipistrello abbia mai avuto.
Memorabile l’interpretazione del Joker.
Tanto di cappello al Nicholson di Burton, ma il vero joker l’abbiamo visto solo adesso, in questo film. Perfetto.