The Prestige

Sergio 15th Dicembre 2007

the prestige

Ormai da qualche anno, per principio, salvo rarissime eccezioni, evito di acquistare dvd che costino più di 15 euro (basta con i facili luoghi comuni su noi genovesi!). Ho perciò dovuto attendere un po’ prima di rivedere The Prestige, film uscito nelle sale lo scorso anno, diretto da Christopher Nolan, anche cosceneggiatore insieme al fratello Jonathan.
Vidi il film per la prima volta al cinema, all’uscita nelle sale: mi colpì peggio di un gancio di Tyson. Positivamente, intendo. E dire che gli altri film di Nolan non mi avevano detto granché: circa Batman Begins mi sono già espresso qualche post fa, Insomnia non mi ha fatto né caldo né freddo, e considero Memento un mero virtuosismo, per quanto ne apprezzi le intenzioni.
Discorso a parte per The Prestige, che ho acquistato qualche giorno fa su una bancarella di dvd usati, ma in ottimo stato, al costo di 7 euro, e scusate se è poco! L’ho rivisto durante una pausa pranzo che si è protratta un po’ più del solito.
È un film che consiglio a tutti gli aspiranti sceneggiatori, e anche ai colleghi che ancora non lo conoscono. Non si tratta di una semplice pellicola sulla cui sceneggiatura – peraltro ottimamente confezionata – potremmo stare qui a disquisire. No, è un film che è già in sé un gioco di prestigio, è un atto d’amore nei confronti della narrazione, è un gioco di scatole cinesi che si aprono davanti agli occhi dello spettatore una dopo l’altra.
Non si tratta di una sceneggiatura originale: i fratelli Nolan l’hanno tratta da un soggetto di Christopher Priest, anche autore dell’omonimo romanzo ancora inedito in Italia, che sarebbe interessante recuperare. Comunque, senza impelagarci in una discussione su a chi debba andare il merito della buona scrittura del film, se a Priest o ai Nolan (probabilmente a tutti e tre), il lungometraggio è, a mio avviso, una metafora dello storytelling. La magia – intesa come illusionismo, gioco di prestigio – è paragonata al raccontare, declinabile nelle sue molteplici forme: visivo (e quindi cinema), scritto (dalla letteratura alla sceneggiatura), e quant’altro.
Questa deduzione è facilmente percepibile fin dalle prime battute, quando Michael Caine, nello spiegare le fasi di un gioco di prestigio a una bambina, le enumera come la promessa (in cui le mostra un uccellino dicendole che lo farà sparire), la svolta (in cui il volatile effettivamente sparisce), e il prestigio, appunto, ultimo atto in cui la bambina applaude, perché vede ciò che desiderava e che la gratifica, ovvero l’uccellino ricomparire.
Non a caso ho usato la parola atto: che cos’è questa tripartizione (altra parola non adoperata casualmente) se non una variante della terminologia che di norma si usa per suddividere un racconto, sia esso sceneggiato, o sotto forma di soggetto, o sviluppato in un romanzo? I termini inizio (o incipit), svolgimento e finale forse suoneranno più familiari ai lettori di Professione sceneggiatore, come anche Primo, Secondo e Terzo Atto sono vocaboli noti ai lettori dei libri di Chris Vogler e di Syd Field, ma anche a chi va a teatro, o va pazzo per le recenti trilogie che il cinema sempre più spesso propone.
Noi sceneggiatori, se ci pensate, non facciamo (o dovremmo fare) altro che trattare i nostri lettori alla stregua di spettatori di uno spettacolo di magia: chi legge sfoglia le pagine per farsi ammaliare, ipnotizzare, e i Nolan non fanno che ripetere questo concetto alla nausea, riferito al cinema, per tutta la durata del film. Tant’è vero che da subito mostrano la soluzione della storia, facendola vedere altre volte anche più avanti, ma sono talmente bravi nel confonderci le idee – pur mantenendo chiarissimo ogni passaggio della trama – che alla fine, quando la fila di colpi di scena ci stordisce peggio di un gancio di Tyson, non possiamo fare a meno di pensare a quanto scemi siamo stati a non aver previsto il bandolo della matassa, dal momento che era lì, davanti a noi, fin dal primo momento.
Non vi ho apposta svelato niente circa la trama di The Prestige, cercando di invogliare a vederlo chi tra voi non lo conosca: spero di esserci riuscito, fatemi sapere. E chi, invece, l’ha già visto, che cosa ne pensa?
Buon week end!
Sergio

15 Risposte a “ The Prestige ”

  1. Davide Caci il 15 Dic 2007 alle 6:40 pm

    Uhm…Non l’avevo visto, ma hai raggiunto il tuo scopo: me lo sto procurando, e spero di riuscire a vederlo prima di Natale…Sembra comunque interessantissimo e degno di nota, a giudicare dal tuo entusiasmo! Bene, bene…

    Buon weeekend, in attesa di un commento a ragion veduta! :)

  2. Giorgio Salati il 15 Dic 2007 alle 8:07 pm

    Purtroppo mi è sfuggito per motivi contingenti al cinema (accidenti, ma li tengono in cartellone sempre meno!) e mi è scocciato parecchio, visto che a me Memento invece è piaciuto tantissimo. Sono quindi in attesa di trovare in qualche maniera Insomnia e The Prestige.

    Per il resto ho apprezzato molto il tuo paragone (e l’argomentazione, ovviamente) tra narrazione e gioco di prestigio. E’ proprio così, caro Sergio: noi siamo come dei prestigiatori, e la cosa più difficile è non far vedere l’inganno, nel nostro caso coinvolgere lo spettatore senza rendere palesi gli artifici narrativi che utilizziamo.

    A maggior ragione adesso non vedo l’ora di vederlo!

    Giorgio

  3. Gianfranco il 17 Dic 2007 alle 10:46 am

    Post molto interessante.
    The Prestige è piaciuto molto anche a me, poi c’è anche la Johansson, e scusate se è poco. ;D

    Sul discorso della magia e la narrazione mi trovi d’accordo, del resto lo dice anche King
    “Scrivere è una forma di magia” nel suo On Writing, e lui di “magie” ben riuscite ne ha scritte davvero tante. :-)

    A presto
    Gianfranco

  4. Last Beach il 18 Dic 2007 alle 5:18 pm

    Oh, finalmente il tanto rimandato post su “The Prestige”!!

    Anche a me è parso ben scritto e piacevole da vedere!

    Tuttavia quei ganci alla Tyson li ho visti arrivare, nessuno mi aveva preavvertito che sarebbero arrivati ma come tu stesso dici la soluzione è data dall’inizio o quasi!
    Ma devo dire che anche se li ho visti arrivare mi sono fatto colpire volentieri….

    Mi sarebbe piaciuto poter analizzare più a fondo alcune scelte di sceneggiatura ma mi rendo conto che si potrebbe svelare troppo… vabbe’!

    Riccardo

  5. Sergio il 18 Dic 2007 alle 5:41 pm

    Propongo un compromesso: se vuoi analizzare scene e altre scelte di script, parliamone! :) E facciamolo qua, nella sezione “Risposte”, così che se qualcun altro volesse dire la sua in merito, potrà farlo. Solo, magari, stiamo attenti a segnalare CON QUALCHE BELLA SCRITTA IN MAIUSCOLO che si tratta di territorio minato per chi il film ancora non l’ha visto. Che te ne pare?
    S.

  6. Last Beach il 19 Dic 2007 alle 11:28 am

    Bene, allora… ribadisco che il film mi è piaciuto molto ma alcuni dettagli mi lasciano un po’ perplesso e vorrei discuterne.

    ATTENZIONE: DI SEGUITO POTREBBE ESSERE RIVELATA IN TUTTO O IN PARTE LA TRAMA DEL FILM
    Partiamo dal colpo di scena più importante: la scoperta che Borden e Fellon sono due gemelli che si scambiano di continuo i ruoli. Più di qualcuno oltre al sottoscritto ha capito in anticipo la vera natura dei due personaggi, quindi io mi chiedo: Nolan quanto veramente ha voluto nascondere questo segreto pur cercando di lasciare la risposta sotto i nostri occhi per quasi tutto il film? Mi spiego, la mia sensazione è che in questo e in altri misteri del film la sceneggiatura sia strutturata in maniera tale da non avere un punto preciso in cui il mistero viene svelato. Nel caso di Fellon, il personaggio è troppo ambiguo per passare inosservato e le inquadrature che lo riguardano sono troppo sfuggenti e furbe per non destare sospetti, tant’è che in un primo momento ho sospettato che fosse lo stesso Angier travestito (visto che si sabotavano l’un l’altro). Quando l’ingeniere di Angier dice che l’unico modo per fare il trasporto umano che riusciva a concepire era utilizzando un sosia, mi è stato abbastanza chiara la soluzione… poi confermata dai continui riferimenti alla vera natura dei due gemelli disseminati in gran parte dei dialoghi di Borden.
    Passiamo poi alla macchina di Tesla: la macchina crea una copia dell’originale a 50 metri ma non consente un vero e proprio trasporto umano. Questo è svelato fin dalla scena in cui clonano il gatto e i cappelli, ma forse in una maniera non così diretta, visto che poi questo viene trattato come un mistero la cui soluzione viene rimandata alla fine del film: infatti la scena in cui Angier prova per la prima volta la macchina su se stesso e appoggia una pistola di fianco all’apparecchio viene interrotta e ripresa solo durante il confronto finale. Anche questo dunque mi sembra un mistero che viene svelato in più punti a vari livelli.
    Infine vorrei sapere il tuo parere sul fatto di aver inserito un elemento fantascientifico come la macchina creata da Tesla in un film in cui la magia presumibilmente, almeno fino ad un certo punto, non è altro che un’ illusione. Io normalmente sono favorevole ad inserire elementi fantastici nelle storie, ma in questo caso mi sembra una soluzione un po’ fuori tono che Angier riesca davvero a farsi costruire una macchina del genere. Cioè, non con l’impronta fortemente realistica che sembrava avere il film, in cui aleggia l’illusione ma ti aspetti che ogni mistero abbia un trucco dietro. E’ forse questo un altro metodo per sviare gli sguardi degli spettatori?

    Scusa se mi sono dilungato
    Riccardo

  7. Curioso il 20 Dic 2007 alle 3:04 pm

    Il bello del tuo post, Last Beach, è che a mio parere hai già risposto a tutte le domande che ti fai. ;)
    Solo su una cosa, secondo me, sbagli. Per quanto riguarda i “misteri non celati” hai perso di vista la tua natura di spettatore. Tu, evidentemente quanto me, Sergio e altri, sei, scusate il virtuosismo, uno spettatore “sgamato”.
    Conosci certi meccanismi, certi “prestigi”. Sei quindi solo una parte, ed una parte minima, del pubblico del film.
    In particolare fai parte di quel gruppo di persone che, come dici tu, vede arrivare i diretti ma li apprezza a tal punto da lasciarsi colpire col sorriso. E’ un po’ la stessa cosa che accade con gli illusionisti. Alcuni, nel pubblico, capiscono quasi subito cosa sta per succedere, il trucco, ma per quei pochi lo spettacolo è vedere quanto bene il trucco verrà sviluppato. :) Per gli altri, invece, lo stupore sarà vero.

    Il film è un capolavoro di sceneggiatura, a mio giudizio. Una serie di scatole, come diceva Sergio, ma con sviluppo verticale. All’inizio le vediamo impilare una sopra l’altra fino al punto in cui la prima comincerà ad aprirsi. Alla fine del film avevo le lacrime agli occhi, non per la bellezza della trama, ma per l’emozione provata nel vedere una sceneggiatura così perfetta. Suona stupido, o nerd, mi rendo conto :P

  8. Last Beach il 21 Dic 2007 alle 2:26 am

    Eh eh, curioso!
    Hai ragione a dire che non tutti gli spettatori sono parimenti attenti (un mio amico addiritturamanco aveva capito che la macchina di Tesla era davvero in grado di duplicare dopo la prima visione), ma non sono nemmeno uno sceneggiatore vero e proprio… semplicemente ho visto e letto un po’ di cose e certi meccanismi un po’ sono entrati… :P e così credo sia anche per molti altri…
    E per rimanere col tuo parallelo con gli illusionisti, mi viene da dire che è vero che tra di loro si spiano e fanno ricerche e analizano quanto bene viene realizzato un trucco, tuttavia gli illusionisti più grandi sono quelli i cui trucchi rimangono un mistero anche nei confronti degli altri illusionisti ;)
    Riccardo

  9. Curioso il 21 Dic 2007 alle 6:56 pm

    Sì, infatti. Non è mica necessario diventare sceneggiatore per esser un buon “spettatore sgamato”. :P Devo chiedere il copyright per sta roba e devo fare in fretta, lo so. ;)

  10. manlio il 22 Dic 2007 alle 7:33 pm

    ciao sergio!
    su the prestige: un film semplicemente meraviglioso. un film che, per quanto mi riguarda, entra nella top10 dei film più belli degli anni 2000.

    sul tuo secondo libro: finalmente mio! ahahahahah!! ;-) presto ti lascerò qualche parere.

    ciao!

  11. Sergio il 23 Dic 2007 alle 6:17 pm

    Caro Riccardo, sono d’accordo con Curioso: ti sei risposto da solo! Ma vediamo se riesco a integrare: il fatto che molte cose si possano intuire fa parte del prestigio (passatemela) del film. Gli autori, anche qui, ti fanno vedere la soluzione, confondendoti però le idee, dandoti nel contempo una vagonata di altre informazioni, così che poi tu intanto te ne dimentichi (per esempio del fatto che l’assistente di Borden è in realtà il suo gemello). Però, alla fine, quando scopri che in effetti è proprio così, ti senti soddisfatto perché pensi a quanto sei stato in gamba ad averci azzeccato: trattasi del concetto (che volendo potrebbe anche essere una regola) che lo spettatore, o lettore che dir si voglia, va gratificato, oltre che debitamente confuso.
    Quanto alla presenza di Tesla e della sua macchina prodigiosa, io l’ho trovata tutt’altro che una stonatura: è la botterella di realismo (ma fino a un certo punto) che dà alla storia quel certo non so che in più. In fondo, se ci si pensa, non ci sono altri punti di contatto esplicitati con la realtà dell’epoca, il cui periodo storico (l’Età Vittoriana) è solo intuibile. A quei tempi si entrava in una nuova era, e la scienza, così come gli scienziati, era vista un po’ come magia: per questo trovo che David “Tesla” Bowie sia un personaggio molto centrato, trattato con il giusto rispetto, e inserito con tutti i dovuti perché.
    Se c’è dell’altro (o se non mi sono spiegato), fatevi sotto!
    Manlio, benvenuto! :) Spero di leggerti spesso da queste parti!
    Sergio

  12. Last Beach il 29 Dic 2007 alle 1:57 pm

    Che strano… avrei detto il contrario.
    Concordo che il personaggio di Tesla sia stato inserito in modo corretto e efficace nel contesto, solo che da come la vedo io Tesla è si l’unico riferimento ad un personaggio realmente esistito come fai notare tu, tuttavia lo vedo come un elemento fantastico, in quanto inventore di una macchina che nella realtà non esiste, mentre il resto della storia per quanto sospeso (nel tempo e nello spazio) manteneva dei presupposti realistici di base. Il bello di scoprire come Borden riesce a compiere il trasporto umano sta appunto nel fatto che esiste una spiegazione razionale, come esiste dietro ad ogni illusione. Il fatto che Angier riesca a superare il suo rivale tramite un’illusione che in realtà illusione non è, ma è un elemento fantastico seppur camuffato da scientifico, toglie secondo me un po’ di coesione a tutto il meccanismo.
    Piuttosto avrei cercato un’altra illusione suprema invece del trasporto umano che fosse si risolta con un trucco da Borden e superata da Angier con l’utilizzo di un metodo scientifico realmente esistente.
    Comunque ripeto per l’ennesima volta che il film mi è piaciuto così com’è, che non si pensi che voglia solo gratuitamente smontarlo! :D

  13. Curioso il 07 Gen 2008 alle 4:23 pm

    Perché, tu non hai pagato? Cos’è sta storia Sergio?
    Io ho dato 10 euro per scriver qui, che cavolo… :P

  14. recenso - Recensioni à Go Go il 13 Lug 2009 alle 7:03 pm

    Interessante questo blog e bella recensione. Concordo col gancio di Tyson, niente azione, tutto è tenuto insieme dal racconto, tutto esasperato in un crescendo continuo. Da vedere senz’altro

  15. Sergio il 14 Lug 2009 alle 10:21 am

    Grazie per il tuo commento, benvenuto da queste parti!

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