Too Close to Call
Federico Vergari 4th Novembre 2008
Ci siamo. Domani si decide. Nei prossimi giorni su queste pagine analizzerò le presidenziali americane attraverso l’analisi dei principali fumetti. Stay Tuned
Federico Vergari 4th Novembre 2008
Ci siamo. Domani si decide. Nei prossimi giorni su queste pagine analizzerò le presidenziali americane attraverso l’analisi dei principali fumetti. Stay Tuned
Federico Vergari 7th Luglio 2008
Cosa significa per te fare fumetto politico?
Piu’ che di fumetto “politico” parlerei magari di fumetto “di denuncia”. Nel senso che la parola “politica” al solito fa sembrare un po’ “più sporco” ciò di cui si parla. Penso semplicemente che il fumetto come qualunque altro mezzo di espressione sia maturo per non avere paura di affrontare qualunque argomento. E che proprio come un commento su un giornale, una opinione in tv, abbia la stessa dignità di esprimere contenuti e pensiero. Io cerco di fare questo: esprimere in modo comprensibile (ed il fumetto è un linguaggio meraviglioso proprio perché semplice da recepire) il mio commento su alcuni fatti di cronaca, non mentendo al lettore proponendomi magari come entità astratta “super partes”, ma rendendo chiaro sin da subito da che parte sto. Secondo me questo tipo di rapporto è leale: cerco di fare una tavola (parlo ad esempio dei miei CominciAdesso) interessante da un punto di vista stilistico, magari malinconicamente divertente, che esprima il mio punto di vista. Così tu lettore da una parte hai il racconto di un fatto che magari non conoscevi, disposto in un modo il più “intrattenente” possibile, con tanto di punto di vista apertamente schierato compreso nel prezzo. Secondo me questo è il modo più onesto di diffondere informazioni, senza appunto pretese di imparzialità, senza negare al lettore il suo ruolo primario: accendere il cervello di fronte ad una sequenza di immagini.
Quanto è alto il rischio di far prevalere la propria soggettività? (ammesso che sia un rischio)
La storia degli anni recenti è piena di esempi che dimostrano quanto il linguaggio per immagini si adatti a raccontare in maniera giornalistica la realtà che ci circonda: penso ovviamente a “Palestina” di Joe Sacco ma anche a “Radio” di Jessica Abel, che pur non essendo a tema strettamente “giornalistico” evidenzia le potenzialità “didattiche” e “divulgative” finora poco esplorate del fumetto. Anche libri che non hanno nei presupposti uno scopo “giornalistico” riescono benissimo ad esplorare il senso della “Storia” con la S maiuscola: in questo caso penso a opere come “Fats Waller” di Sampayo e Igort che, tramite il pretesto della biografia del noto jazzista, ritraggono in un modo possibile solo al fumetto gli struggenti conflitti e passioni del ‘900. Senza contare che quest’anno è uscito in italiano il romanzo “Louis Riel” di Chester Brown, che ci getta urgentemente nell’attualità del romanzo storico a fumetti, guarda un po’ dal punto di vista dei vinti, i natii canadesi in questo caso.
In Italia, non dimentichiamo, abbiamo avuto Andrea Pazienza, che nei suoi fumetti consegna ai posteri un ritratto dell’Italia anni’80 che vivrà per sempre.
Per quanto mi riguarda poi, i miei fumetti affrontano la realtà dal mio, soggettivo, punto di vista. In un certo senso è quello che ho cercato di fare esplicitamente con le tavole di “CominciAdesso”: offrire un contributo critico da un determinato punto di vista, ambendo alla dignità di ogni articolo di fondo pubblicato su un quotidiano.
Che cosa pensi del Fumetto politico in Italia? Saresti in grado di farne una cronistoria?
In Italia, come in pochi altri paesi, abbiamo avuto una storia dei movimenti di sinistra che ha usato a 360° gradi la comunicazione come vero e proprio strumento di intervento politico. Parlo degli anni ’70 con il proliferare di gioiosi e creativi fogli ciclostilati, spesso fatti da autori poi diventati noti, come Stefano Tamburini, ma molte altre volte anche da persone che con i fumetti non hanno mai più avuto a che fare. Ho un bellissimo albo a fumetti dell’82 o 83 sugli arresti del 7 aprile in Veneto (disgustoso teorema giudiziario che ha visto piovere accuse di terrorismo ed associazione sovversiva nei confronti di una intera generazione, soprattutto a Padova, sguinzagliato dalla macchina da guerra di DC e PCI con l’uso spregiudicato di delatori e improvvisati collaboratori di giustizia): il giudice Calogero è presentato come un orrendo e peloso topo che insabbia, persegue e mette in galera persone note dell’area territoriale dei “compagni” del tempo. Forse proprio quell’essere osteggiati da tutti, dallo Stato repressivo, dal PCI per “gelosia elettorale”, dai fascisti perché sono sempre le solite vecchie m****, ha imposto a quelle generazioni di adattarsi a tutti i modi del comunicare per raggiungere le coscienze di più persone possibile. Lo Stato come sappiamo ha poi vinto, senza alcun rispetto per gli sconfitti aggiungo io: ma questo indissolubile “talento” comunicativo ha originalmente permeato la storia dei movimenti in Italia. Il fatto che Radio Sherwood dedichi tre giorni della sua annuale festa ai Comix, dando l’opportunità ad autori della scena indipendente di esprimere la loro opinione su alcuni temi “politici” generali (la guerra nella prima edizione, la difficile condizione dei lavoratori precari nella seconda), è senz’altro un segno di come questa eredità non si sia persa. Una breve cronistoria? Cannibale, Il Male, Frigidaire. E le comparse dei loro autori su altre riviste, penso a Pentothal, ancora di Pazienza, ospitato su Alter Alter, che espresse a fumetti la Bologna del ’77. Negli anni ’90 nacquero anche alcune testate specifiche come espressione di collettivi e/o centri sociali: penso a Ganesh uscito dai locali del cso Gabrio di Torino, la bella Interzona che a quanto ricordo centrava qualcosa con lo squat ElPaso sempre di Torino, Hard Times che veniva fuori dal cso Garibaldi di Milano in conseguenza al successo dell’Happening Internazionale Underground. Secondo me quello che non ha funzionato di queste riviste è stato il pensare che la comunicazione potesse “in sé” essere strumento di intervento politico: nulla di più sbagliato, a mio avviso. Nessuno può pensare di bastare a sé, soprattutto quando l’obiettivo è cambiare il mondo che ci circonda: per questo mi sono impegnato a portare dentro al Festival di Radio Sherwood il fumetto.
Ho trovato molto interessante il tuo reportage sul G8. Puoi descrivere il tuo modo di lavorare? Mi spiego: parti già con idee chiare su cosa voler raccontare? Quanto c’è di tuo? E quanto è un racconto oggettivo? Fai delle interviste, osservi… insomma: Come lavori?
Il reportage “My Own Private G8” è un caso unico nella mia esperienza: una striscia al giorno per i sei giorni della mia permanenza a Genova, nel luglio 2001. Alla sera tornavo alla Scuola Diaz (da cui me ne andai solo mezz’ora prima dei noti massacri da parte delle forze dell’ordine) e sapevo che qualunque cosa fosse successo dovevo tirarne fuori una striscia.
Federico Vergari 4th Luglio 2008
17 Febbraio 2008.
Cosa significa per lei fumetto politico?
Con fumetto politico identifico quel tipo di fumetto che affronta argomenti sociali (e dunque politici), sia in forma di reportage che in forma di commento/denuncia. Il fumetto, in quanto linguaggio, ha dimostrato ormai di essere in grado di poter affrontare qualsiasi tema, così come il giornalismo, il romanzo, il cinema ed il teatro. Lavori noti come il Maus di Art Spiegelman, Palestina di Joe Sacco o Persepolis di Marjane Satrapi sono ottimi esempi di ciò che secondo me è il fumetto politico. Ma possiamo pensare anche ad autori come il serbo Aleksander Zograf che ha dato, attraverso i suoi personalissimi fumetti, un’idea senz’altro più chiara e veritiera su quelli che sono stati i bombardamenti NATO sulla Serbia del 1999 rispetto ad altre fonti di informazione. Per rimanere in Italia, esempi di autori impegnati possono essere considerati, pur nelle estreme differenze grafiche e narrative, Claudio Calia, Alessio Spataro o Gianluca Costantini che, attraverso i loro lavori, descrivono e commentano avvenimenti della nostra contemporaneità, al di fuori di ciò che possiamo definire come “pensiero unico”.
Ma anche tanti altri autori che, magari, non affrontano direttamente un determinato argomento, una determinata problematica ma che la affrontano attraverso metafore, allegorie, o molto alla lontana, con esempi che partono dal personale e dall’intimo. Per fare qualche nome: Maurizio Ribichini, Davide Reviati o Salvo D’Agostino. Anche il loro lavoro per me può essere considerato, in linea di massima, “fumetto politico”.
Nelle antologie di Sherwood Comix gli esempi, al proposito, sono svariati.
E che dire di “V for vendetta?”, pur essendo pura fiction non è un fumetto assolutamente politico?
Insomma è difficile incasellare e definire in maniera assoluta il “fumetto politico”.
Crede che sia possibile raccontare con il fumetto in maniera dettagliata e giornalistica la realtà sociopolitica che ci circonda?
Come dicevo prima, il fumetto è ormai un mezzo di comunicazione in grado di parlare di qualsiasi argomento, quindi anche della realtà socio-politica che ci circonda. Il notissimo esempio di Palestina, come anche il più recente Neven, di Joe Sacco credo rispondano alla domanda: sì, è possibile raccontare in maniera dettagliata e giornalistica la realtà. La sinergia tra immagini in sequenza e parole, aggiungo, è talmente stimolante per il lettore (non dimentichiamo che nella lettura di un fumetto il lettore è sempre “attivo” perché i tempi di lettura sono personali e, cosa principale, deve “riempire” gli spazi bianche tra una vignetta e l’altra) che anche argomenti “adulti” possono lasciare nelle menti più informazioni e stimoli alla riflessione che altri linguaggi. Un esempio sono le tavole di L’ombra delle torri di Spiegelman, in cui esprime profonde riflessioni sul post 11 settembre.
Altri esempi possono essere le riviste World War Three di, tra gli altri l’autore americano di “movimento” Peter Kuper, in ambito straniero, o Inguine Mah!gazine per rimanere in Italia.
Quanto è alto il rischio di far prevalere la propria soggettività? (ammesso che sia un rischio)
Credo, e questo vale in generale, che il fare prevalere la soggettività dell’autore non sia un rischio, se con ciò si intende una visione personale di ciò che accade. Del resto, la soggettività, è insita in ogni mezzo di comunicazione, dall’articolo di giornale al servizio televisivo, dal film alla canzone, dallo spettacolo teatrale al quadro pittorico. Nel nostro caso, sta al lettore non credere ciecamente a ciò che gli viene raccontato ma, grazie alla propria cultura ed alla propria sensibilità, discernere ciò che di buono ed utile trova in un fumetto. La stessa cosa, insomma, che si fa quando si legge un articolo o si ascolta una notizia al telegiornale.
Oltre che raccontarla, il fumetto può essere considerato uno strumento per fare politica?
Io credo di sì, come tutti i linguaggi, anche il fumetto può essere strumento politico. Non a caso, negli anni ’70 venne utilizzato a piene mani come strumento comunicativo politico in numerosi fogli e giornali di movimento.
Insomma lo può essere come ogni altra forma di espressione.
Non parlo necessariamente di propaganda politica esplicita, credo più al fumetto politico come mezzo per stimolare riflessioni nel lettore. Un fumetto che lasci al lettore qualche informazione o anche giudizio che lo aiuti o lo stimoli a pensare e riflettere su un determinato argomento.
Che cosa pensa del Fumetto politico in Italia?
E’ difficile categorizzare cosa sia “fumetto politico”, ci possono essere diverse accezioni. Ad esempio, andando un po’ indietro nel tempo, i fumetti di una rivista come Frigidaire possono essere considerati politici, perché profondamente agganciati al momento storico (quindi anche sociale e politico) in cui venivano realizzati o, come dicevo prima, anche i vari fogli e giornali di movimento utilizzavano ampiamente il linguaggio del fumetto.
Attualmente, sempre nei mari dell’underground, esistono diversi singoli autori o collettivi che utilizzano il medium, spesso anche con l’apporto di siti e blog in rete, per commentare e descrivere la realtà, basti pensare, oltre agli autori già citati, riviste come la aihmè defunta L’Ostile oppure Inguine Mah!gazine. Ma, appunto come già ho detto, esistono varie accezioni di “fumetto politico”. Anche in alcuni albi di Dylan Dog o della Marvel, per esempio, si possono trovare posizioni politiche ben determinate e stimoli alla riflessione sulla contemporaneità. Ma spesso, il fumetto più esplicitamente politico, lo si trova su fanzine ed autoproduzioni, a volte direttamente espressione di aree di antagonismo socio-politico.
Negli Stati Uniti disegnatori vincono prestigiosi premi un tempo riservati solo alla stampa, strisce di Doonesbury e di The Boondocks finiscono in prima pagina o nelle pagine riservate ai commenti e agli editoriali. In Italia siamo ancora distanti, forse non si raggiungerà mai una situazione simile. Forse perché si tende a considerare il fumetto politico soltanto come qualcosa di alternativo e/o subculturale al limite artistico ma di sicuro non giornalistico?
Purtroppo credo che in Italia siamo ancora più indietro rispetto a quello che dici: da noi per lo più il fumetto non è nemmeno considerato un linguaggio capace di affrontare ogni argomento, ma addirittura un genere, per bambini o adulti scemi con la voglia di svagarsi. E in quanto genere può occuparsi solamente di storie divertenti o avventurose. Ma sappiamo che non è così: il fumetto è un linguaggio capace di parlare di quello che vuole, dai sentimenti alla politica, e le opere in circolazione, seppur per pochi intimi, lo dimostrano. In Italia solo l’ottimo Internazionale ha dato la possibilità ad alcuni autori, i “soliti noti” Spiegelman, Sacco, Satrapi, di commentare con le loro tavole avvenimenti della politica internazionale.
Può raccontarmi come è nata l’idea di Comix Against Global War?
Comix against global war nasce come albo/catalogo autoprodotto per la prima edizione del Sherwood Comix Festival (2004), ospitato all’interno dell’annuale festival estivo di Radio Sherwood, emittente solidale del nord-est. L’idea è stata proprio quella di presentare ad un pubblico non già lettore di fumetti alcuni tra i migliori autori della scena indipendente italiana (Ribichini, Spataro, Calia, Genovese, Pepe, D’Agostino) che, con fumetti ed illustrazioni, hanno espresso la loro sulla Guerra, con un occhio particolare su quella in Iraq. La sfida insomma è stata proprio quella di far capire, semplicemente mostrando, che il fumetto non è solo Topolino o Superman. L’albo è anche un invito al lettore a muoversi, con i propri mezzi e con il proprio linguaggio, contro quello che ormai è diventato uno stato di guerra permanente e globale per tutelare gli interessi economici dell’Occidente.
A C.A.G.W. sono succeduti, negli anni, Vite Precarie, Fortezza Europa e Resistenze. Stiamo lavorando all’edizione 2008…
Si descriva in poche righe…
Ho 34 anni e da sempre leggo, tra le altre cose, fumetti, grazie alla collezione del babbo in cui compaiono autori quali Pratt, Battaglia, Toppi. A 14 anni ho letto Penthotal di Andrea Pazienza e, come una sassata in testa, ho capito le enormi potenzialità comunicative del fumetto. Da lì è stata una continua ricerca di autori, italiani e stranieri, che dicessero la loro sulla realtà del mondo. E quindi l’underground americano, quello italiano, Frigidaire, fino a scoprire le autoproduzioni, le fanzine e gli albi fotocopiati e spillati, dove è facile trovare le più interessanti ed avanguardistiche sperimentazioni del medium fumetto.
Mi sono laureato in Filosofia a Bologna con una tesi di laurea su Andrea Pazienza, con Antonio Faeti come relatore. Successivamente ho cominciato a collaborare con Hamelin-note sull’immaginario collettivo e soprattutto con la rivista del Centro Fumetto Andrea Pazienza, Schizzo, e con il mensile Fumo di China. Proprio per il chiodo fisso di far capire a quanta più gente possibile cosa possa anche essere il fumetto collaboro quando mi danno spazio anche con alcune riviste non di settore, quali La Nuova Ecologia di Legambiente o la rivista Terzo Occhio. Organizzo, assieme all’autore Claudio Calia, lo Sherwood Comix Festival a Padova, pur vivendo a Roma con Lontra, la mia compagna, e Obi Wan, il nostro cuccioletto a 4 zampe. A Roma ho curato un paio di mostre presso la Sala Santa Rita dedicate al fumetto e all’illustrazione indipendente e una presso Casa della Memoria e della Storia con le tavole di Antonella Toffolo, Gina Cammina. Curo da un’anno e mezzo la rubrica “Via d’uscita” sul mensile di Legambiente chiamando a collaborare con storie di una tavola a tematica ambientale vari autori italiani e tengo da qualche mese la rubrica “Invisibili-fumetti autoprodotti, clandestini o laterali” sul mensile Scuola di Fumetto.
Federico Vergari 23rd Giugno 2008
Foto di Ilaria Palmas
Federico Vergari 19th Giugno 2008
Politicomics lo trovate tra i selezionati per il Miglior libro sul fumetto.
1. MIGLIOR LIBRO A FUMETTI ITALIANO
• “Tutta Colpa del ‘68″ di Elfo – Garzanti
• “Smilodonte” di Alberto Corradi – Black Velvet
• “Il Vangelo del Coyote” di Gialuca Morozzi, Giuseppe Camuncoli e Michele Petrucci – Guanda
• “L’Ombra di Walt” – Marco Corona – Coconino
• “Spas-Mex” di Sebastiano Vilella – Nicola Pesce Editore
• “Trés” di Davide Toffolo - Coconino
2. MIGLIOR LIBRO A FUMETTI STRANIERO
• “Noir” di Baru – Coconino
• “Bitch” di Miguel Angel Martin – Purple Press
• “L’uomo della Tundra” di Jiro Taniguchi – Coconino
• “Pigrizia” di Gilbert Hernandez – Planeta DeAgostini
• “Longshot Comics” di Shane Simmons – Pro Glo Edizioni
• “Chi vuole uccidere Picasso” di Nick Bertozzi - Guanda
3. MIGLIOR RIPROPOSTA/RISTAMPA
• “Cybernauta” di Onofrio Catacchio – Nicola Pesce Editore
• “Poe” di Dino Battaglia – Edizioni Di, Il Grifo
• “Cittadini dello spazio” di Roberto Bonandimani – Dada editore
• “Gli eterni” di Jack Kirby – Panini
• “Fondazione Babele” di Massimo Semerano e Marco Nizzoli – Black Velvet
• “Timoty Titan” di Francois Corteggiani e Giorgio Cavazzano - ReNoir
4. MIGLIOR DISEGNATORE ITALIANO
• Alberto Ponticelli – “Come un cane” Edizioni BD
• Giuseppe Camuncoli – “Il Vangelo del Coyote” Guanda / “Gli scorpioni del Deserto” Lizard
• Riccardo Burchielli – “DMZ” Planeta De Agostini
• Marco Nizzoli – “I figli del tramonto” Black Velvet / “La bella estate” Edizioni BD
• Massimo Rotundo – “Volto Nascosto” Bonelli
• Ausonia – “Serious Toys” – Leopoldo Bloom Editore
5. MIGLIOR SCENEGGIATORE ITALIANO
• Alex Crippa – “Come un cane” Edizioni DB
• Paolo di Orazio – “Il Bambino dei moschini” 001 Edizioni
• Alessandro di Virgilio – “La Grande Guerra” BeccoGiallo
• Luca Vanzella – “Luigi Tenco, una voce fuori campo” BeccoGiallo
• Massimo Semerano – “I figli del tramonto” Black Velvet
• Tommaso Destefanis – “Madadh” Cut Up Edizioni / “Il cimitero dei calamari” Panini
6. MIGLIOR AUTORE UNICO ITALIANO
• Gabriella Giandelli
• Marco Corona
• Sergio Ponchione
• Sebastiano Vilella
• Andrea Bruno
• Davide Toffolo
7. MIGLIOR AUTORE UNICO STRANIERO
• Miguel Angel Martin – “Bitch” Purple Press
• Manu Lacernet – “Lo scontro quotidiano” Coconino
• Gilbert Hernandez – “Pigrizia” Planeta De Agostini
• Jiro Taniguchi – “L’uomo della Tundra” – Coconino
• Paul Hornschemeier – “I Tre paradossi” Comma 22 / “Mamma torna a casa” Tunuè
• Roman Dirge – “Lenore” Elliot edizioni
8. MIGLIOR ESORDIO
• Francesco Ripoli su “Ilaria Alpi” – BeccoGiallo
• Sara Pichelli su “Sesso col coltello” – Cut Up edizioni
• Paola Cannatella su “Inchiostro di Jack” – Tunuè
• Serena Ficca su “Monstars” – Nicola Pesce Editore
• Angelo Mennillo su “Inguine Mah!gazine” – Comma 22
• Valentina Romagnoli su “Monstars” – Nicola Pesce Editore
9. MIGLIOR FUMETTO SERIALE
• “Le Avventure nel Mondo di OZ” di Erick Shanower – Free Books
• “Nuove storie della vecchia Palomar” di Gilbert Hernandez – Coconino
• “Volto Nascosto” di Manfredi e AA.VV. – Bonelli
• “Taxista” di Marti – Coconino
• “Rosa di Strada” di Massimo Semerano – Black Velvet
• “Tank Girl” di Hewlett e Martin – Coniglio Editore
10. MIGLIOR INIZIATIVA INDIPENDENTE
• Ernest,
• The Passenger
• La Scimmia
• The Artist
• United We Stand
• Nixon
11. MIGLIOR REALTA’ EDITORIALE
• Tunuè
• 001 Edizioni
• Comma 22
• Nicola Pesce Editore
• Canicola
• Centro Fumetto Andrea Pazienza
12. MIGLIOR STORIA BREVE
• “Francesco e le foglie” di Gud da “Gentes” – Tunuè
• “Sul filo” di Lise e Talami da “Ernest 1″ – Ernest,
• “L’acqua ricorda” di Luca Vanzella e Giulia Sagramola da “Mono n°3″ – Tunuè
• “Grazie mamma!” di Liri Trevisanello e Simone Delladio da “Monstars” – Nicola Pesce Editore
• “Ballardini Forever” di Mabel Morri – Self Comics
• ” Cases of human bestiality” di Officina Infernale – “Nixon”
13. MIGLIOR LIBRO SUL FUMETTO
• “La fisica dei supereroi” di James Kakalios – Einaudi
• “Memorie dell’Arte Bimba” di Filippo Scozzari – Coniglio Editore
• “Politicomics” di Federico Vergari – Tunuè
• “Spari d’Inchiostro” di Paolo Interdonato – Perdisa editore
• “De Luca – Il disegno pensiero” AA.VV. – Black Velvet
• “Vita e donnine di Milo Manara” di Verni e Murari – Leopoldo Bloom Editore
14. MIGLIOR PROGETTO FUMETTISTICO
• “Zero Tolleranza” di AA.VV. – Beccogiallo
• “Eracle 91″ di Enzo Troiano – Albatros Edizioni
• “Legione Stellare” di Federico Memola e Alex Masacci – Arcadia
• “Lucha Libre” di AA.VV. - Stratelibri
• “Fantazoo” di Thijs Wilms e Wil Raymaker – ReNoir
• “Strrripit” di AA.VV. – Grrrzetic editore
15. PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
• “No Pasaran 3″ di Vittorio Giardino – Lizard
• “Fagin l’Ebreo” di Will Eisner – Fandando Libri
• “E’ Primavera – Intervista a Antonio Negri” di Claudio Calia – BeccoGiallo
• “Gli scorpioni del deserto” di Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli - Lizard
• “Alice in Sunderland” di Brian Talbot – Comma 22
• “Mad” Harvey Kurtzman – Planeta DeAgostini
16. MIGLIOR TRADUTTORE
• Manlio Mattaliano per “Le avventure nel mondo di Oz” – Free Books
• Alessandro Bottero per “Elric, nascita di un negromante” – Planeta DeAgostini
• Leonardo Rizzi per “Batman anno 1″ – Planeta DeAgostini
• Lorenzo Corti e Stefano Visoni per “Mad 1″ – Planeta DeAgostini
• Dario Morgante per “Black Kiss” – Purple Press
• Francesca Scala e Loredana Lega “Noir” - Coconino
Federico Vergari 16th Giugno 2008
di Pietro Scarnera
Si può fare giornalismo con i fumetti? Certo che sì. Adesso, senza perderci in categorie e definizioni (per quelle dovete comprare il libro), diciamo solo che i libri di Joe Sacco (“Palestina”, “Gorazde”, “Neven”) l’hanno già ampiamente dimostrato. Su questo blog invece volevo parlarvi di un caso un po’ particolare. Si tratta di “Cronache birmane”, l’ultimo libro del canadese Guy Delisle, pubblicato in Italia da Fusi Orari.
Delisle ha passato un anno in Birmania (o meglio Myanmar, come si chiama adesso), al seguito della moglie, operatrice di Medici senza frontiere. Come già nei precedenti “Shenzen” e “Pyongyang”, ambientati rispettivamente in Cina e in Corea del Nord, quello di Delisle è più che altro un diario di viaggio, il racconto di come vive un occidentale in questi paesi. In “Cronache birmane” il tutto è particolarmente divertente, ma… non è un reportage. Pazienza se in quarta di copertina c’è scritto così, ma non sono io a dirlo! Al festival del fumetto di Angouleme - a quanto mi hanno raccontato - c’è anzi stata tutta una polemica: in pratica Delisle veniva “accusato” di non aver raccontato niente della dittatura birmana, della situazione politica e dei diritti civili negati nel paese. Delisle si è difeso dicendo di non essere un giornalista e che rendere conto di questi aspetti non è il suo lavoro, e non è quello che vuole fare.
Effettivamente, in “Cronache birmane”, Delisle sembra fermarsi non appena il racconto rischia di diventare scottante. C’è anche una vignetta in cui esclama (vado a memoria): “mi ero dimenticato che siamo in una dittatura!”. E capisco che questo possa essere irritante… Però, però, siamo sicuri che i libri di Delisle siano così scollati dalla realtà? Usare l’umorismo e l’autobiografia, parlare di cose piccole, non sarà invece un modo per farsi leggere da più persone?
Federico Vergari 10th Giugno 2008
Le nomination sono state attribuite alla Tunué per le categorie
Miglior esordio
- Paola Cannatella Inchiostro di Jack
Miglior storia breve:
- Francesco e le foglie, di Gud, da Gentes
Miglior libro sul fumetto:
- Politicomics di Federico Vergari
Miglior autore unico straniero:
- Paul Hornschemeier – Mamma torna a casa
Miglior realtà editoriale:
Tunué
Federico Vergari 22nd Maggio 2008
Dopo il successo della presentazione torinese alla fnac e della discreta eco mediatica riscossa alla fiera del libro di Torino, finalmente Politicomics raggiunge le librerie. Le migliori, come direbbero quelli bravi.
Io personalmente mi sono reso conto di aver scritto un libro solo qualche giorno fa quando ho notato di essere “in vendita” su Bol.it e Ibs.it… L’opera letteraria nell’epoca della sua vendibilità online ,per parafrase il buon vecchio Walter Benjamin.
Comunque seriamente, dato che sul libro non l’ho fatto vorrei ringraziare i ragazzi tunuè: Emanuele, Massimiliano, Concetta, Alessia e Marco Pellitteri. Se il mio modo di scrivere e di concepire un libro è in qualche modo migliorato lo devo soprattutto alle correzioni e agli interventi di quest’ultimo.
Me ne vado una settimana in vacanza. a presto
f
Federico Vergari 15th Maggio 2008
Nella giornata inaugurale del Salone del libro di Torino il libro Politicomics di Federico Vergari ha attratto sia il Presidente della Repubblica Napolitano che l’onorevole Fassino.
Federico Vergari 27th Aprile 2008
Chiariamolo subito.
L’assenza da queste pagine in questi giorni è stata dettata da diverse cause.
Tutte più o meno serie.
Serissime.
Contigenti.
Urgenti.
Tuttavia, sedicenti.
Va bene, non scherziamo. Potrei addurre motivazioni più che plausibili, potrei dire che sto lavorando giorno e notte, notte e giorno e che sto consumando chili di guaranà ed ettolitri di Red Bull per restare sveglio e concentrato. E sarebbe tutto assolutamente verissimo. I ragazzi tunuè lo sanno. Anzi a dirla tutta pur non scrivendo in questo blog sto in un certo senso lavorando anche per loro, quindi mi sentirei pure giustificato…
È che invece il risultato politico, l’ultimo intendo, mi ha un po’ lasciato… come dire… perplesso? Dubbioso? Titubante? Fate voi, io intanto riprendo a parlare di politica e di fumetti.
Navigando qua e là per la rete si trovano parecchi giochini in cui gente si è divertita ad assegnare ai personaggi dei fumetti un’appartenenza politica. È possibile trovare un paperino accostato al Rifondazione Comunista (perchè eterno perdente e sfigato e rappresentante meglio di chiunque altro la generazione precaria cambiando da oltre di mezzo secolo professione ogni storia) oppure un Topolino filo UDC e Zio Paperone berlusconiano doc.
Sarebbe carino invece su queste paginea provare a ridisegnare la nuova politica italiana attribuendo ad alcuni dei nuovi (si fa per dire) protagonisti l’appartenenza ad un fumetto.
Per esempio il premier in pectore Silvio Berlusconi, non sarebbe una perfetta Jessica Rabbit? Lui non è quello che appare, ma purtroppo la sinistra comunista con i suoi numerosissimi mezzi di comunicazione lo disegna così!
E che dire di Bertinotti? Data la nuova collocazione (appena appena periferica rispetto all’emiciclo del potere) della sinistra italiana dovrà abituarsi ad un ruolo da comprimario. Uno di quei personaggi Disney che ci sono sempre, ma che fanno solo da sfondo o che compaiono in una storia l’anno. Anacleto Mitraglia sarebbe il ruolo perfetto, per intenderci si tratta del litigioso vicino di casa di Paperino. Anacleto è sempre lì, ogni volta che una vignetta panoramica inquadra casa di Paperino si vede anche la sua casa. Lui è lì dentro, ma non ha mai l’opportunità di uscire dall’uscio di casa per urlare ai lettori che lui c’è. Forse anche Anacleto dovrebbe pensare di dimettersi. Gli sceneggiatori Disney sono avvisati.
Veltroni, mi suggeriscono, per fattezze fisiche ricorda la Pimpa di Altan, ma come caratterisitiche è assolutamente Topolino. Preciso, rispettoso delle regole, non solleva mai i toni, sempre pronto a sgridare chi non rispetta le regole… insoma gli mancano le orecchie e delle mani giganti per completare e la trasformazione è completa.
Chiudo questa prima fase del gioco (a proposito è ben accetta la vostra partecipazione) con uno dei principali vincitori usciti dalle urne: Umberto Bossi. A lui non accosterei proprio un personaggio dei fumetti ma Animal dei Muppets. Si tratta sempre di un personaggio di fantasia e a fatto parte di una serie animata e quindi con un piccolo sforzo di fantasia in questa lista ci può stare…
Bene Bossi sarebbe un perfetto Animal cattivo e violento al punto giusto raggiunge il culmine della somiglianza quando parla. Non si capisce proprio niente.
Però ha succeso.
L’era dei nuovi miracoli italiani…