Archive for the 'Miei lavori' Category

A volte ritornano…

davide g.g. caci 29th Aprile 2009

Scuola di Fumetto # 67

Scuola di Fumetto # 67

 

Si sente spesso parlare di casi, Fato, opportunità, nella vita. Talvolta una persona smette di fare qualcosa, non per una ragione specifica, non perché non ne abbia più voglia, ma per questioni di occasioni. 

Lavorativamente parlando, ho esordito (ancora giovanissimo), nel 2004/2005 sulle colonne di una rivista, Mondo Japan, edita dalla Mondo. Per loro ho iniziato scrivendo recensioni di siti web, e, dopo un po’, ho redatto anche qualche articolo più corposo (dei reportage, degli approfondimenti). Dopo Mondo Japan fu il turno di Ragno Magazine, più che una fanzine. Per Ragno ho scritto poco, pochissimo (due pezzi, in tutto), perché il mio ruolo era di stare dietro le quinte e organizzare alcune questioni logistiche, legate agli eventi. Dopo Ragno, il vuoto. Sì, nel frattempo ho fatto tante altre cose (su tutte, ho scritto un libro, articoli varii, e sono diventato caporedattore di un portale). Ma la pubblicazione più o meno regolare di articoli su una testata l’ho abbandonata.

Non per scelta, appunto, ma per questioni di opportunità. E un po’ mi mancava…

Dunque, è con orgoglio e piacere che ho iniziato la mia collaborazione con una delle più interessanti (forse la più interessante) riviste fumettistiche italiane, Scuola di Fumetto, edita da Coniglio Editore. Sul numero 67, disponibile da Napoli Comicon, e in edicola, ho firmato una breve recensione (Lackadaisy, uno splendido fumetto edito da Renoir) e una scheda di approfondimento, dedicata a uno dei Grandi del fumetto disneyano, Floyd Gottfredson. Devo ancora avere la rivista, e l’attesa è davvero… particolare. Mi mancava.

Ringrazio le tre persone che mi hanno dato fiducia per questa nuova avventura: Laura Scarpa, Alessio Trabacchini e Andrea Leggeri (li ho messi nell’ordine in cui li ho conosciuti)… 

Ci leggiamo presto, qui, su Komix.it, o dove preferite! :)

Bologna Children’s Book Fair 2009

davide g.g. caci 21st Marzo 2009

 

Bologna Children's Book Fair

Per chi fosse interessato a fare due chiacchiere, magari davanti a un (immancabile) caffè, sarò a Bologna in occasione del Children’s Book Fair di quest’anno…

Purtroppo, cause di forza maggiore fanno sì che ci sia soltanto lunedì. 

Ah, se siete facilmente impressionabili, statemi alla larga: sarò con Moise.. :)

Quis custodiet ipsos custodes? Ovvero: Watchmen, e Mantova

davide g.g. caci 26th Febbraio 2009

Una delle tante novità (e soddisfazioni, debbo dire) lavorative che mi hanno tenuto impegnato in queste settimane è legata al film-evento dell’anno: Watchmen. La 001 Edizioni, con cui ho recentemente iniziato a collaborare, ha pubblicato il libro ufficiale del film. E io mi sono occupato della promozione.

A conclusione di questo lavoro, annuncio (con enorme ritardo) che sarò a Mantova Comics & Games per tutta la durata della fiera. Chi volesse farmi un salutino, mi troverà allo stand interamente dedicato al film tratto dal graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons!

Lasciandovi con due comunicati relativi all’evento (sul libro, e sulle appetitose anteprime!), ne approfitto per salutare caramente tutti, incluse quelle poche persone che mi leggono sul blog, e alle quali devo rispondere da (troppo) tempo alle email… Arriverò, prima o poi! :)

Ci si vede a Mantova, take care!

Allons enfants!

davide g.g. caci 2nd Febbraio 2009

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Da sx a dx: Giorgio “Ornitorincologo” Salati, Davide “Canada” Brizio, Mattia “nel Po” Surroz e Davide “ansia” Caci (soprannomi creati al momento, miei © e ™)

 

Quando morirò, finirò ad Angoulême. Come perché? Perché è il paradiso dei fumettari: cartoonist e semplici appassionati!

Di ritorno dal mio primo Festival International de la Bande Dessinée, il pollice è alto, alto, e ancora alto. Per le questioni più tecniche, relativamente alla fiera, andrà presto online (penso domani) un ampio reportage su Komix.it. Qui, mi limito a fare delle considerazioni squisitamente personali.

Anzitutto: Angougou è un altro pianeta, rispetto all’Italia. Lì per strada trovi gente che sta leggendo fumetti… Sui giovani: non solo i nerd, anche i ragazzini più “fighi” hanno borse piene di BD! Idem con patate, per quanto riguarda la fiera. Le persone ai vari stand erano (quasi tutte) gentilissime, e non era raro che, passando, si ricevessero sorrisi o saluti. Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno… 

Sia chiaro: Angoulême non è la manna caduta dal cielo, per un autore. Non c’è un editore a ogni angolo a offrirti un contratto. Anzi, qualche editor è pure scortese. Però, in quanto a competenza e possibilità, Francia batte Italia 10 a 1.

La permanenza è stata piacevole: devastante ma piacevole. Partiti (e per fortuna che il TGV è partito…) alle 17.30 da Torino, siamo giunti nei pressi di Angoulême alle 06:10 del mattino. Un’ora di riposo (non di sonno), e siamo corsi in fiera. E il giorno dopo non è stato meno frenetico… Ma ne è valsa la pena!

Inoltre, ho scoperto che anche in Francia si può mangiare bene! Formaggi, carni grigliate… Ho mangiato davvero bene! Peccato che il caffè proprio non lo sappiano fare… 

Ultima nota materiale: ho fatto mia una splendida stampa di Guarnido, e una monografia su Bruce Timm (ero tentato di comprarne – via eBay – una dagli States; non è detto che non lo faccia, ma questa è già molto interessante!)…

Finiti, sommariamente, i fatti, passiamo alle persone… Beh, il primo pensiero va ai miei valorosi compagni di viaggio… Il grande Mattia Surroz, mio storico collega, Dave Brizio, mio talentuoso omonimo e, last but not least, il mitico Giorgio Salati! I nostri discorsi sono stati i più vari: fumetti, film e telefilm, strane usanze orinatorie nei corsi d’acqua, (troppo accese) discussioni politiche, ornitorinchi! Siamo pazzi? Probabile… Ma ci siamo divertiti parecchio! E devo dire che, senza di loro (e il loro supporto, materiale e morale), non ce l’avrei fatta a girare come una trottola tra un editor e un altro!

Ho inoltre avuto il piacere di rivedere persone, amici, con cui ci si incontra di quando in quando: Nora Moretti (che diventa sempre più brava, ogni volta che ci vediamo…), Luca Russo (grande non esprime abbastanza l’idea, forse), Bruno Olivieri (che, nonostante i due neuroni, riesce comunque a essere un piacevolissimo interlocutore! … questa la dovrebbe capire … se non si è già dimenticato ciò che mi ha detto …), Marco Meloni (conosciuto a Lucca), Vittorio Pavesio (e compagna, sempre gentilissimi e disponibili), Laca e compagnia bella, Antonio Scuzzarella. Inoltre, ho avuto il piacere di conoscere di persona anche Fabrizio Lo Bianco, Luca Usai (finalmente), Andrea PiccardoRiccardo Secchi e nientepopodimeno che Gabriele Dell’Otto. Tutti simpatici e cordiali! Ho come la sensazione di avere dimenticato qualcuno, ma… pazienza… come Bruno, anche io ho solo due neuroni, nonché la memoria di un pesce rosso! :)

 

Ho messo online su Flickr l’album del viaggio! Le foto sono all’80% (o più) scattate dal buon Davide Brizio! Le didascalie stupide – indovinate a chi mi ispiro per i fotoreportage? :) - sono colpa mia…

Che dire? Non vedo l’ora che arrivi Angoulême 2009… E non ci saranno defezioni, a prescindere da TGV e lavori varii! :)

Novità # 1: un nuovo corso per Komix.it!

davide g.g. caci 22nd Gennaio 2009

Komix.it

Komix.it

Ed eccoci qua con la prima delle (spero tante) succose novità. Inizio persino a essere poetico, wow! :)

 

Se ne parlava già da tempo, ma nei fatti, a Dicembre ho ricevuto da Tunué la richiesta di formare e dirigere la redazione del portale Komix.it, tra i più longevi e visitati della rete, che giungerà nel 2010 al suo decimo anno di attività!

Chi mi segue (ovvero amici e parenti, detto inter nos!) si ricorderà che già da tempo scrivevo per la testata, e fin dal principio ho creduto nell’ottimo progetto. Desidero dunque ringraziare di cuore gli editori, i Tunué boyz an’ girl (ovvero Massimiliano, Emanuele e Concetta) per l’opportunità datami, e la fiducia. 

Comunque, bando ai sentimentalismi, dicevamo: dopo due mesi di intensissimo lavoro (che è tutto fuorché terminato…), la nuova redazione è partita, in quarta oserei aggiungere. Non i vari collaboratori, perché sarebbe scortese (e involontario), da parte mia, tralasciarne qualcuno. Ma… credetemi, sono persone validissime, e lo dimostreranno molto presto. Alcuni li conoscevo (li ho trascinati personalmente nell’avventura), e sono una conferma… addirittura ritrovo due persone che mi hanno visto nascere, professionalmente parlando (sembrano secoli, da quando si era tutti in Mondo, eh?);  altri li sto imparando a conoscere, e sono stati una piacevole scoperta.

Se voleste leggere in maniera più diffusa quanto ho detto sopra (e, anche, i nomi e cognomi dei suddetti signori), vi rimando al comunicato stampa: su Komix e sul sito della Tunué.

Ora più che mai: ad maiora!

PS: e… fatemi gli auguri per domani pomeriggio, ore 17… non posso dire perché, ma fatemeli…

Rivoluzione!

davide g.g. caci 13th Settembre 2008

No, tranquilli, non sono improvvisamente diventato un rivoluzionario. Il titolo che ho dato al post si riferisce a questi mesi: al blog (sto lavorando a un nuovo progetto grafico!), alla mia vita e a tutto…

È da un bel po’ che non riuscivo a scrivere sul blog (e, certo, non è l’unica attività che ho lasciato indietro in questi mesi). Nel frattempo sono successe moltissime cose: ho dovuto lasciare alcuni lavori — mi sono preso, per esempio, una pausa da Komix.it, causa mancanza di tempo — molti altri ne ho portati a termine (ne parleremo più in basso), e sono moltissimi gli eventi che mi hanno impedito di annoiarmi.

Anzitutto, ho finalmente finito il liceo! Chi mi conosce sa già tutto, comunque, sono riuscito a uscire con un 96/100, e un po’ di rammarico per la seconda prova (matematica), che è quella che mi ha impedito di arrivare al 100. Pazienza… Pochi giorni fa ho confermato la mia immatricolazione a giurisprudenza, quindi inizia una nuova pagina della mia vita da studente!

Sono successe anche parecchie cose nell’ambito della mia vita privata, ma non è certo questo il luogo adatto per parlarne. Lavorativamente parlando, dicevamo… Lavorativamente parlando è stato un periodaccio, colmo di sudore, fatica, qualche delusione, molte soddisfazioni.

· Ho concluso, per il secondo anno di fila, l’annuario della mia scuola. 

· Sto iniziando una nuova attività, uno studio di grafica e pubblicità, con due persone a me molto care. Presto ne sentirete parlare in queste pagine (e, spero, non solo qui)!)

· Ho completato, insieme alla solita, splendidamente immancabile, Ele, due pubblicazioni di un certo peso. Il catalogo della Mostra Internazionale dei Cartoonists, 192 pagine di sudore, e un’altra pubblicazione, che ho anche curato (insieme a Sergio Badino), di cui non posso ancora parlare. Ma, credetemi, ne è valsa la pena!

· Ho quasi completato i lavori per il nuovo sito di Rapalloonia!, che dovrebbe andare online, sfighe permettendo, domani stesso! 

Molti sono i progetti in cui mi voglio cimentare nei mesi a venire, ma, come consuetudine, preferisco parlarne dopo o, al massimo, durante. Non certo prima. Sarà scaramanzia, ma… Meglio così! :)

Che dire, miei cari lettori (ammesso che ve ne siano ancora…)? Prometto che non lascerò più andare così il blog… A prestissimo, dunque!

 

PS: se me l’avessero detto, non ci avrei creduto, ma… Anche Max è ora online! Seppur in ritardo, benvenuto amico! ;)

Indecisione

davide g.g. caci 4th Maggio 2008

Prima di passare al contenuto vero e proprio del post, serve una doverosa promessa. Chi segue questo blog dalla nascita (insomma, sì, parlo a voi due!) non ha mai trovato, pubblicato, un racconto del sottoscritto. Questo è il primo (di una lunga serie? Chi vivrà, vedrà…). Per il semplice fatto che, fino ad oggi, non avevo mai scritto dei racconti veri e propri.

L’idea è nata insieme a un amico, Alessandro Diele, dopo aver letto il suo ennesimo, bel racconto. Abbiamo deciso di iniziare una sorta di gioco: abbiamo scelto una tematica (che dà il titolo a questo post), ci siamo dati un limite di spazio (3 cartelle in Word, circa…), e… Via!

(N.B.: se ho iniziato anche questa… è solo e soltanto colpa sua! Quindi picchiate lui… Sta a Bologna, in via… :) Dai… grazie, Alex!) 

Un’ultima cosa: il finale non mi soddisfaceva… Era troppo mieloso, troppo happy end. Scontato, pesante. Così ho scritto anche l’epilogo. Se amate i finali mielosi, non leggete l’ultima parte. That’s it!

Qui trovate il suo racconto, sotto gli sproloqui, il mio. A voi l’ardua sentenza (commenti und critiche sono più che bene accetti!)!

 

***

 

L’ultima causa

di Davide G.G. Caci

 

«Fine dei giochi, game over».

Il pensiero era assillante e continuo, nella testa di Eleanor.

Era la prima volta che non riusciva a mantenersi concentrata prima di un dibattimento. E, nonostante la giovane età, aveva già affrontato molti processi. Molti ne aveva vinti.

La sua naturale predisposizione all’oratoria e una notevole dose di intraprendenza l’avevano portata a una folgorante carriera: dopo una laurea 110 cum laude ad Harvard, e un brillante apprendistato presso uno degli studi più rinomati di Cambridge, a soli 26 anni, era stata assunta dall’ufficio del Procuratore Distrettuale, ed era uno degli avvocati più promettenti che avessero mai messo piede in un’aula di tribunale.

Ma questo contava meno di zero, al momento. Le risuonavano in mente le parole di suo zio, Giudice Federale, quando gli aveva raccontato, entusiasta, dell’offerta arrivatale:

«È una grande notizia: accetta! Ma ricordati, Ely, che in questa professione conta un aspetto soltanto: il risultato. Poco importa come ci si arriva. A nessuno interessa se la persona che incrimini è effettivamente colpevole. L’importante è che, se la porti davanti a un giudice, esca dall’aula con un bel paio di braccialetti metallici!».

All’epoca, Ely era rimasta colpita ed eccitata dalla spregiudicatezza del mondo nel quale stava timidamente entrando. Ma ora, nel passeggiare sola e pensosa nel suo ufficio, avrebbe risposto diversamente.

«‘Fanculo, vecchia cariatide».

Per quanto fosse difficile ammetterlo, si stava innamorando di un imputato. E non un semplice imputato, bensì quello dell’ultimo processo prima delle elezioni per il rinnovo delle cariche. La conferma del Procuratore era in bilico, e l’ultimo caso, quello mediaticamente più significativo, gli avrebbe potuto dare il colpo di grazia, o la spinta finale. Tutto dipendeva da lei. D’altra parte, il processo vero e proprio si sarebbe svolto solo un mese dopo le elezioni, quindi avrebbe potuto istruire un processo senza particolari chances di vittoria, ottenendo il suo scopo. Però l’integrità era un valore fondamentale, per lei. Nonostante il suo lavoro; soprattutto per il suo lavoro.

Ciò che la tormentava ancora più pressantemente, però, era un dubbio: si era innamorata di lui e lo credeva innocente, o lo credeva innocente perché si era innamorata di lui? Per non pensare alla sua indecisione, Eleanor continuava a ripetersi che obiettivo dell’intero ordinamento giudiziario non è quello di stabilire la verità, bensì quello di verificare se vi siano prove sufficienti a carico di un individuo per incriminarlo e intentare una causa nei suoi confronti. L’insana nenia era corretta: qualsiasi docente di diritto avrebbe potuto confermarla. Ciononostante, nella sua mente tali parole risuonavano come vuote scuse, meramente accampate per non scontrarsi con la realtà. D’altronde, lei sapeva, nel cuore, che era innocente. E aveva, professionalmente, in mano elementi sufficienti a ritenere che il cuore non sbagliasse.

Da quel caso dipendeva tutto: la sua carriera e, cosa ben più importante, la sua fiducia in se stessa. Un errore di valutazione dovuto a un coinvolgimento sentimentale sarebbe stato un dramma, per lei.

*Knock knock*

«Avanti!» sospirò con aria pensosa.

«Eleanor… Lo sai, sono un vecchio barboso, ma ti conosco» – era Philip “Phil” Gibbs, altro avvocato dell’ufficio della procura, e suo più grande punto di riferimento da quand’era arrivata lì – «cosa ti spaventa tanto, in questo caso?»

«Vedi, Phil, penso che Dane Cheez sia innocente. Ma il procuratore esercita enormi pressioni. Questo caso vale troppo, politicamente parlando.»

«E…» lo sguardo di Phil era adesso più sereno: scrutava l’amica con affetto paterno.

«E… niente! Non ti sembra abbastanza?» Ely era scattata come una molla.

«E tu sei tormentata da altro. Se fosse solo quello, avresti già preso la tua decisione, e domani mattina il boss troverebbe una lettera di dimissioni sulla sua scrivania. No, non mi incanti: c’è dell’altro. Non sai se il tuo giudizio è obiettivo, perchè…»

«Al diavolo, Phil. Cazzo, no, non lo so, ok? Non so che cosa diavolo mi stia succedendo. Non so niente. So solo che domani mattina devo fare l’ultimo interrogatorio e presentarmi in aula. Ecco cosa so. Cazzo

«Sappi che sei un ottimo avvocato, probabilmente il migliore che abbia mai varcato quella soglia. Quindi, Ely, fai ciò che ritieni giusto. Io so già che sarà la cosa giusta… A domani!». Così dicendo, Philip si era chinato a schioccarle un bacio sulla fronte, pronto ad avviarsi, giacca sulle spalle, verso la sua Prius blu, per tornare a casa.

Il giorno dopo, Eleanor si dirigeva verso il suo ufficio, con una tremenda agitazione addosso. E, mentre entrava, ripensava alle tre volte che aveva incontrato quell’individuo, quel Dane Cheez, provando a capire cos’avesse di tanto speciale… Certo, quegli occhi erano fantastici, e così anche il suo non timore del rischio: durante il primo interrogatorio, da imputato, aveva persino chiesto all’avvocato che lo doveva accusare di uscire a cena… Si era posto completamente in gioco, e aveva tutto da perdere.

«Mi dica, Mister Cheez, perché non vuole patteggiare?»

«Perché, avvocato» i suoi profondi occhi azzurri la fissavano, penetranti «io sono innocente. Non ho commesso il reato di cui vengo accusato. Non ero in quel supermarket a quell’ora, ero a casa a lavorare. E la testimonianza di un paio di drogati che passavano di là non ha alcun tipo di valore».

Se ancora ce ne fosse stata necessità, l’interrogatorio finale aveva fugato ogni dubbio in lei.

In tribunale, la prima arringa di Ely era stata, come da consuetudine, sconclusionata. Ma era quello, l’obiettivo. La presa di posizione – l’artiglieria, come diceva Phil – si teneva per la seconda e ultima arringa, quella che chiudeva il dibattimento, in seguito alla memoria difensiva.

Era giunto il momento: Eleanor si alzò in piedi, forte nel suo tailleur nero, pronta a comunicare al mondo la sua decisione. Pronunciò le sue prime parole, semplici formule del gergo processuale, prive di ogni significato contenutistico.

«Se la Corte permette…» disse rivolgendosi verso il giudice, che stava assentendo con un cenno del capo.

«Se la Difesa permette…». Anche l’avvocato difensore dava il via.«Vostro onore, in merito all’accusa di rapina a mano armata nei confronti di Mr. Dane Cheez, stante la quantità di prove raccolte, e la fallacità delle stesse, l’ufficio del Procuratore Distrettuale ritiene che lo Stato del Massachusetts non debba procedere nei confronti dell’imputato.

Ovviamente, considerato che era più che legittima, il giudice accolse la richiesta. Immediatamente dopo il verdetto, il Procuratore si era allontanato, con un gesto di stizza, lasciando sbattere la porta alle sue spalle.

Eleanor stava ricevendo i complimenti dall’avvocato della difesa, e, una volta congedatasi, si era avvicinata a Cheez.

«Fare la cosa giusta mette fame… Stasera sarebbe ancora valido quell’invito?». I suoi occhi luccicavano di emozione, convinzione, soddisfazione: aveva fatto la cosa giusta, aveva rischiato, e non se ne sarebbe pentita.

In tutta risposta, Dane le aveva calorosamente stretto la mano, proponendole un orario per la serata.

Nell’uscire dal tribunale, con un sorriso trionfante sulle labbra, Eleanor si imbattè in Philip.

«Ma… Non credevo fossi qui…»

«Infatti non c’ero, sono arrivato ora: ho incrociato il Procuratore, qua fuori. Era furioso… Sapevo l’avresti fatto. Questa è la fine della tua carriera in procura, Ely. Ma hai fatto la cosa giusta. E molti avvocati saranno ben lieti trovare il tuo curriculum sulla scrivania. La mia porta sarà sempre aperta per te, piccola!»

«Grazie, Phil. Stai tranquillo per me… È la fine della mia carriera in procura. Forse, in questo Stato. Per contro, per la mia vita, questo è un nuovo inizio!».

 

 

Epilogo

Puntuale, alle otto, Eleanor attendeva l’arrivo di Dane, sotto casa sua, come d’accordo. Il cuore le batteva a mille: sentiva che quella che stava iniziando era una storia importante, non una scappatella da una notte e via. E voleva dare il meglio di sé.

D’un tratto, eccolo arrivare, sulla sua vecchia moto, tanto anacronistica quanto affascinante. Come lui.

«Dai, salta su, baby!». Il vento portava con sé le sue parole, quasi come le volesse amplificare ed enfatizzare: sì, sarebbe stata una serata davvero speciale. Ne era certa!

In pochi minuti erano giunti a casa sua. Si vedeva che era l’abitazione di un creativo; la parola d’ordine era una: disordine.

«Scusa, dovrei andare un attimo in bagno!». In realtà, Eleanor non doveva andare in bagno, ma quella stanza era la prima cosa che le interessava scoprire, nell’abitazione di un’altra persona. Soprattutto se si trattava di un uomo. Soprattutto se le interessava.»

«Ultima porta in fondo a destra, vai, ti aspetto!»

Nell’andare, le capitò di gettare l’occhio su un comò, nella camera da letto. Orrore. Tre mazzette di banconote erano sparpagliate lì sopra. Ely avrebbe voluto contarle, ma certo non poteva permetterselo. Se prima l’eccitazione non la faceva ragionare, adesso la causa dello shock era un’altra, decisamente meno piacevole: il terrore. I castelli in aria che aveva così poco cautamente costruito stavano crollando, inesorabilmente, uno ad uno.

Senza nemmeno rendersene conto, Eleanor era rimasta in piedi, impietrita, a guardare verso la camera da letto. A Dane non sfuggì quello sguardo.

Dopo circa un’ora, Eleanor si risvegliò: era stesa sul divano, con un forte mal di testa. Le prime, farfugliate parole che le uscirono furono:

«E… Eri colpevole…»

L’espressione sul viso di Mr. Cheez era indecifrabile. Per sua fortuna, Ely non la vedeva, in quanto l’uomo era voltato di spalle, rispetto a lei.

«Grazie per avermi creduto, Eleanor. So quanto sia stato difficile, per te, perdere la tua ultima causa». Così dicendo, si voltò verso la giovane, tolse la sicura alla pistola, ed esplose tre colpi, mirando al cuore.

Fine

I Simpson, i Griffin & Co.

davide g.g. caci 20th Aprile 2008

Con un lieve (e colpevole) ritardo, do finalmente l’annuncio anche sul mio blog: sta per uscire il mio primo saggio. I Simpson, i Griffin & Co. sarà il dodicesimo volume della collana «Le Virgole», di Tunué. Editori dell’immaginario.
Sicuramente è immaginabile l’emozione… Quindi, per evitare di scrivere troppe cavolate, mi affido alle parole del comunicato stampa di Tunué (che è reperibile qui).

I Simpson, i Griffin & Co.

Copertina provvisoria © Donald Soffritti

Davide G.G. Caci
I Simpson, i Griffin & Co.
Le sit-com animate dalla preistoria dei Flintstones ai giorni nostri

Prefazione di Alfio Bastiancich

Tunué, 2008 – Collana «Le virgole» n. 12
cm. 10×15; pp. 96 + ill. b/n; brossurato; cop 4+1 colori

Euro 4,90

ISBN-13 GS1 978-88-89613-44-3

Prenota qui la tua copia in anticipo

Le animated sit-com sono un ibrido televisivo e, come tutti gli «incroci» (si pensi al fumetto), ha preso il meglio dei genitori: la potenza d’impatto del medium televisivo, l’esuberanza senza limiti dell’animazione e la scioltezza verbale dell’umorismo radiofonico.
Negli anni Sessanta l’intuizione degli animatori-produttori Hanna e Barbera si rivelò vincente: raccontare, in TV, delle vicende familiari tipiche della sit-com usando alcune delle «follie» visuali consentite dai cartoon: nacquero così Gli Antenati e I Pronipoti, ormai dei classici della televisione per tutte le età. È stato però fra i tardi anni Ottanta e oggi, a partire dai Simpson di Matt Groening, poi con I Griffin e American Dad! di Seth MacFarlane, South Park di Matt Stone e Trey Parker, e più di recente con sit-com per teenager (e non solo) quali Beavis e Butt-Head, Daria e Boondocks, che l’animated sit-com ha spiccato il volo rivelandosi alle vaste platee di mezzo mondo quale coinvolgente fenomeno televisivo che riunisce di fronte al video più generazioni.

In questo volumetto, scritto con un taglio di grande efficacia comunicativa, Davide Caci percorre con e per il lettore la carriera delle animated sit-com passando in rassegna personaggi, ambientazioni, successo, curiosità di tutti i principali protagonisti di questo fortunato «genere» televisivo, per mostrare, in modo inequivocabile, che spesso sotto le mentite spoglie di «un semplice disegno animato» si presentano al nostro sguardo i riflessi sorprendentemente fedeli – al di là della caricatura cartoonesca e degli scenari a volte impossibili – di noi stessi e del nostro mondo.

McCain e il problema iraniano (e un annuncio!)

davide g.g. caci 1st Aprile 2008

Ultimamente è già tanto se trovo il tempo di respirare, ma ci tenevo a postare questo video (grazie, George!), e, già che ci sono, una nota in calce. Ma partiamo dal(i) video.

Dall’elezione di Mahmoud Ahmadinejad, il 3 agosto 2005, l’Iran si è affacciato con prepotenza sulla scena mondiale. A causa delle sparate dell’ex sindaco di Teheran (unitamente all’American dream di un’egemonia a stelle e striscie), in più di un’occasione si è rischiato lo scontro frontale tra la repubblica islamica e gli Stati Uniti.
I candidati alla carica di P.o.t.U.S. – così viene soprannominato il President of the United States – che si contenderanno il posto ora occupato da George W. Bush, debbono dunque mettere nella lista delle priorità un tentativo di soluzione del «problema iraniano».
Barak Obama, in lotta contro Hillary Rodham Clinton per la leadership dei Democratici, ha già fatto sapere che, se sarà eletto, aprirà un tavolo di discussione con il paese mediorientale.
Poteva dunque il candidato dei Repubblicani tacere in proposito? Certo che no. John McCain è un uomo dotato di uno straordinario senso dell’umorismo. Un falco che sa anche scherzare sui suoi obiettivi. E, per quanto particolari e inusitate, queste dichiarazioni d’intenti cantate sono estremamente chiare. Con buona pace dei The Beach Boys, e della loro canzonetta «Barbara Ann». Molto meglio la versione (completa) di McCain!
Si ride per non piangere…

Per concludere, un “piccolo” annuncio: posso finalmente rendere noto che verrà dato alle stampe un saggio che ho redatto per Tunué – Editori dell’immaginario. Non posso ancora parlarne, perché è in preparazione il comunicato. Ma è questione di pochi giorni…
Stay tuned…

Bruno Concina, uno sperimentatore positivo

davide g.g. caci 7th Febbraio 2008

Ieri ho avuto il piacere di chiacchierare con uno dei personaggi che più stimo, uno dei miei sceneggiatori preferiti. Il risultato lo trovate anche su Komix.it
Musica, maestro! (e senza immagini, così i visitatori sono invogliati a leggere anche l’originale!) :)


Nato a Venezia, classe 1942: Bruno, come sei finito a fare lo sceneggiatore di fumetti? È il mestiere che sognavi da bambino?

Dunque, qui a Venezia, all’epoca, c’era Romano Scarpa che faceva fumetti. Scarpa, in genere, per guadagnare tempo, faceva le matite delle tavole, e faceva ripassare le chine da altre persone (tra cui Gatto e Cavazzano, solo per citare i due nomi più importanti). Questi giovani, una volta raggiunta un’abilità sufficiente, si mettevano in proprio. In generale, molto spesso si ignorava che esistesse la professione di sceneggiatore. Come si è saputo? Grazie a questi pionieri la voce si è sparsa…
Personalmente ho iniziato perché un compagno di scuola di mio fratello scriveva sceneggiature horror per delle rivistine. Così ho iniziato anche io, scrivendo storie per adulti, dal 1976. Poi, nel 1978, siccome quel genere non mi piaceva molto, ho fatto una prova di sceneggiatura, che ho mandato in Disney. Il direttore di allora, il grande Mario Gentilini, mi convocò. E tutto ebbe inizio…

Ti sei laureato in pedagogia presso l’ateneo di Padova: il titolo della tua tesi già introduce una delle due grandi innovazioni che hai portato nella casa del Topo. Come sono nate le cosiddette storie a bivi?
Le storie a bivi sono nate perché quando mi ero messo a fare un corso di perfezionamento di inglese il professore ci distribuiva dei libretti, per ragazzi. C’erano dei libri che comprendevano vari finali (alcuni ne avevano addirittura 23! Figurati, su 110 pagine…). Allora a me e al direttore Capelli nacque l’idea che si potesse percorrere questa stessa strada sui fumetti. La tesi si intitolava appunto «Una nuova proposta pedagogica: il fumetto a bivi». Topolino e il segreto del castello, la prima storia a bivi, aveva sei finali diversi. Poi mi sono reso conto che forse erano troppi, e sono sceso a quattro: potevo così dare più ampio sviluppo a ogni storia.

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