Torino Comics, un timido passo in avanti
davide g.g. caci 21st Aprile 2009

Da sx a dx: Davide Brizio, il Porco del Parco, me medesmo (venuto peggio del solito) e Giorgio Salati. © Paolo Moisello per afNews.
È raro che io riesca a scrivere un reportage (o, almeno, un commento lievemente articolato) su una fiera in tempi stretti, per non dire umani. Torino Comics 2009 è un’eccezione. Perché? Perché sono assolutamente interdetto: le emozioni e le opinioni sono contrastanti.
Prima di andare in fiera avevo ampiamente parlato dei miei pregiudizi (e uso la parola in senso letterale), e avevo fatto una brevissima battuta in merito anche qui, sul blog. In parte posso confermarli, in parte no. Vediamo perché.
Anzi, prima vediamo i due bellissimi reportage di Gianfranco Goria e del buon Moise.
Tornando a noi… Sicuramente Torino Comics è una fiera malata. Una fiera che ha bisogno di un forte sprint per ripartire, per ritornare ai fasti cui si stava avviando (mi piace ricordare che Torino stava diventando il polo fieristico fondamentale del nord Italia). Alcune cose proprio non andavano: su tutte, le mostre. Imbarazzanti. Imbarazzante che fossero “allestite” sui retri degli stand (!!!), che quella dedicata ai quindici anni della manifestazione fosse fatta di tabelloni in PVC.
Il secondo punto veramente negativo sono state le presenze, a livello di stand: se escludiamo i torinesi (o che, comunque, hanno qualcosa a che fare con Torino), c’erano soltanto una manciata di editori. Sì, ok, c’era un bel mercatino, e un Quartiere Giapponese più in forma del solito (mi pare). Ma – ehi! – in una fiera i pezzi da novanta sono gli editori.
Questo mi ha portato a riflettere, ne parlavo proprio con Fulvio Gatti (che ho avuto il piacere di conoscere… Dopo una serie infinita di incontri casuali in cui non si sapeva chi-era-chi!): alla fin fine, il problema di Torino è uno: la fiducia. La fiducia da parte degli editori, non del pubblico. Perché, al contrario di ogni mia (e non solo mia, penso) previsione, pubblico ce n’è stato davvero tanto. Non il venerdì, che è una giornata morta, si sa. Ma sabato e domenica mi è parsa una delle Torino più trafficate dell’ultimo quinquennio…
A livello di presenze e di conferenze, direi che il pollice è alto: si può sempre migliorare, ma già poter vantare autori del calibro di Risso, Barbucci, Canepa, Dell’Otto… Beh, direi che non è male. Non me ne vogliano gli altri: non li cito solo perché rischierei di dimenticare qualcuno…
Ciò detto, mi rendo conto del lavoro enorme svolto da Vittorio Pavesio (e io non sono riuscito a farmi fare un disegno di Lockness, mannaggia! Lo aspetto da anni!) e dal suo staff: Mario Checchia, Silvano Beltramo, Mauro Dolza e Fulvio Gatti. Domenica, nel pomeriggio, quando sono passato a salutare prima di tornare a casa, erano veramente distrutti.
In conclusione, potrei dire che, per quanto mi riguarda, Torino Comics non è bocciato, ma nemmeno promosso con ottimi voti… È rimandato a settembre. Da una parte, ci sono l’impegno, un ritorno di pubblico, una discreta presenza di autori. Dall’altra, il problema di fiducia da parte degli addetti ai lavori (e quindi di presenze standistiche), e una crescita della manifestazione a livello di contenuti: più mostre, organizzate meglio, conferenze più variegate (e una logistica, forse, lievemente migliore… Se possibile…).
Insomma: Torino è una gran bella realtà. Sono tante le manifestazioni che festeggiano il primo anno di vita. Poche giungono al secondo: arrivare a quindici è un segnale. Un segnale che secondo me gli addetti ai lavori non dovrebbero ignorare (con un po’ di snobismo del tipo “io a Torino non ci torno”… per carità, in passato gli inconvenienti non sono mancati, è vero, però…). La fiera è malata, ma non è una malata terminale: qualcosa si può fare, e qualche segnale di ripresa c’è stato. Quindi, dal canto mio, l’anno prossimo uscirò di casa per andare a Torino Comics con spirito diverso da quello di quest’anno, con la speranza di trovarmi di fronte una realtà cresciuta, e migliorata. Le basi ci sono, i margini di miglioramento anche. E magari – non che sia necessariamente un bene… – l’anno prossimo riuscirò nuovamente a dare una mano…
Ah, tra l’altro, a sorpresa (mia, almeno!) il mio editore ha annunciato ufficialmente l’uscita del mio primo fumetto (firmato Caci-Gambotto-Surroz), prevista per Ottobre 2009… Ma ne parleremo ampiamente, più avanti…
Concludo con qualche saluto qua e là… Mi ha fatto enormemente piacere rivedere, in ordine sparso, Alessandro Barbucci (e scambiare due – diciamo duemila, vah – parole), Barbara Canepa, Marco Schiavone e Marco Rizzo (Edizioni BD), Francesca Mengozzi e Giovanni Marcora (incontrati anche sull’autobus!), Antonio Scuzzarella, Cinzia Gianfelice e Laura Repetto (001 Edizioni), Stefano Priarone, Davide ‘Curioso’ Morando, i miei ormai storici compagni di fiera Giorgio Salati, Mattia Surroz, Davide Brizio e Paolo ‘Moise’ Moisello, Fulvio Gambotto (e Tiziano), Eugenio Nittolo, il grande Giorgio Figus (con il simpatico… aiuto, il nome… Sergio?), Giovanni Del Ponte, Max Valentini, Laura Scarpa (conosciuta per la prima volta di persona, squisita!), Flaviano Armentaro, Davide Barzi (peccato sia interista…), il gruppo della Pavesio, GGGG (ovvero il Grande Guru Gianfranco Goria), Gianpaolo Bombara e Claudio Sacchi (Comixcommunity), Ivo Milazzo e signora, Giovanni Ferrario (Renoir Comics), Sergio Gerasi, Andrea Dotta, Andrea Vivaldo, Andrea Cardone, Elena Romanello, Laura Pipino, i ragazzi della Compagnia del Fumetto di Asti, l’ex compagna del liceo Ippolita (da quanto tempo…), Gianni Fioretti, Elena Mirulla, Ivo De Palma e Marco Lupani (i primi due li ho incrociati ma non salutati – invecchio anche io… – l’ultimo non l’ho proprio beccato, per poco!), quel Servo del Capitalismo di Giorgio Sommacal (e solo lui potrà capire questa battuta…), e Lucio De Giuseppe, che ho avuto il piacere di conoscere, quasi per caso!
Spero di non aver dimenticato nessuno… Ci sarebbe un interessante discorso da fare, a proposito di diritto d’autore, ma scriverò quanto prima un post apposito…
Ho concluso con i nomi dei presenti: solitamente odio la malinconia, ma in questo caso ci sta. Negli ultimi anni, capitava sempre che, pur nel caos fieristico, mi incrociassi con una persona. Lui era un grande del fumetto, io, beh, un ragazzino. Eppure due parole le scambiavamo sempre, e a volte ci siamo anche fermati a prendere un caffè. Molti hanno sentito la sua mancanza, io, nel mio piccolo, sono tra questi. Nell’entrare nella sala conferenze a lui (ottimamente) dedicata, ho pensato a Claude Moliterni. So di non essere stato l’unico…
A quanto vedo anche tu, come il BVZM, dài il meglio quando sei fuso, schioppato e ‘in zona cesarini’ (unica locuzione clcistica che conosco!). Il ‘pezzullo’ è carino assa’ e merita di essere contrassegnato dal mio aggettivo preferito degli ultimi tempi: rimarchevole!
Saludos! Moise
Un gran bel articolo, Davide, con un annuncio importante…
son contento per te!
(PS. Domanda per Moise: sono io che non la trovo, oppure la foto fatta a Torinocomics proprio c’è?)
Rimandata a settembre?
Era imbarazzante… Togliendo Alastor e Panini rimaneva la fiera di Genova e, credimi, c’è poco da gioirne. Lo spazio che chiamano “Quartiere giapponese” aveva una manciata di banchi in più dello spazio editori…
La giravi tutta in cinque minuti.
Poca gente.
Incontri ridondanti, quando non superflui.
Mostre? Quali mostre? Dove erano, le mostre?
La peggior fiera a cui m’è capitato di andare, negli ultimi anni.
Mi ha fatto piacere vedere te. Alla prossima!
Grazie a tutti per l’intervento!
@ Max: mi sa che il buon Moise ha scattato alcune foto troppo… sfocate… Però vediamo che dice (adesso penso sia oberato da impegni di famiglia… E NON SOLO, veeeero, Paoluccio?)…
Tra l’altro, ops… Sapevo che avrei dimenticato qualcuno… Mi sono dimenticato nei saluti i ragazzi della Alastor… Sarà che non li conosco per nome, però… Vabbè, fare due parole è sempre un piacere! :p