Archivio della categoria 'Dietro le quinte'

Giètz! a Bologna

Postato da Hannes Pasqualini il 12 Mar 2010 | Dietro le quinte

A questo punto sarebbe arrivato il momento per scrivere un breve resoconto di come è andata a Bologna. Purtroppo però ho fatto veramente poche (e brutte) foto, per cui sto aspettando di raccattare materiale visivo da diverse fonti esterne. Intanto metto quello che ho, due foto della mostra e una della presentazione alla libreria Irnerio (grazie a Valentina Rosset per questa foto!).

mostra1mostra2irnerio

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Jazz tutorials pt.2: le chine

Postato da Hannes Pasqualini il 21 Feb 2010 | Dietro le quinte

Nell’ultimo post avevo parlato delle matite, adesso passo alla seconda fase del lavoro (per quanto riguarda Gietz!) ovvero: le chine.

Per chinare uso quasi sempre un pennello Pentel Pocket Brush, che è una specie di stilografica giapponese (funziona a cartucce!), che al posto del pennino ha un pennello in fibra di nylon. L’inchiostro di questo pennello ha un piccolo svantaggio: non è basato su pigmenti, per cui con il tempo può subire alterazioni e non resiste all’acqua. Però questi difetti vengono largamente compensati da una facilità d’utilizzo senza paragoni, unisce la facilità d’uso di un pennarello alle possibilità espressive del pennello.

pentel_pocket_brush
pentel_tip

Prima usavo la china e il classico pennello Windsor&Newton serie 7, però non avevo che problemi. È un metodo scomodo e lento, devi sempre ricaricare il pennello nella boccetta, facendo attenzione di non intingere troppo profondamente la punta e poi i pennelli si rovinano molto in fretta, anche se li tratti bene. Preferisco concentrarmi sugli aspetti “creativi” del disegno e perdere meno tempo in questioni tecniche.

Il mio procedimento per quanto riguarda le chine è abbastanza semplice, a seconda della situazione di luce l’inchiostrazione può andare da una soluzione quasi a linea chiara, ad un chiaroscuro con molte campiture di nero. Tengo sempre conto del fatto che poi aggiungerò un mezzotono, per cui non definisco tutto con la china. A volte faccio uno studio delle luci per capire come chinare la tavola (vedi: dallo storyboard alla pagina). Uso il tratto in vari modi, sia sotto forma ti piccoli tratteggi per dare texture e dettaglio, sia sotto forma di pennellate più grosse che simulano lo sfumare delle ombre. Le pennellate grosse sono anche molto utili per disegnare capelli, le chiome degli alberi e altre piante.

gietz105
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A seconda del tipo di carta il Pentel può comportarsi in maniera molto diversa e a volte essere anche abbastanza problematico. Lavorando su carte poco assorbenti il pennello tende a caricarsi molto e, di conseguenza, il tratto diventa meno preciso, fino a spandere. Per evitare questo problema è meglio prendere una carta più porosa. In alternativa, quando necessario, si può anche scaricare il pennello su un fazzoletto di carta o un tovagliolo. In generale il pennello si carica molto quando si disegna particolari e tratteggi, il che è problematico perché è proprio in quel caso serve la massima precisione.

chinaggio2chinaggio3Eccoci arrivati alla fine di questo secondo appuntamento. Se tutto va bene settimana prossima farò la terza e ultima parte: mezzotono e finalizzazione!

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Jazz Friday: Gietz tutorials pt.1: matite

Postato da Hannes Pasqualini il 10 Feb 2010 | Dietro le quinte

Come promesso, comincio oggi una piccola serie di tutorials che prendono spunto dal mio lavoro su Gietz! per spiegare un paio delle tecniche che uso per semplificarmi il lavoro. In questa prima parte daremo un occhiata a come realizzo le matite per i miei fumetti. Ovviamente questo è solo un resoconto su come lavoro io, e non ha la pretesa di spiegare come “si fanno” queste cose. Spero comunque che possiate trovare qualche spunto interessante da usare nel vostro lavoro.

1) Le matite digitali

Da un po’ di tempo non uso più una matita “reale” per preparare le tavole, ma lavoro direttamente in photoshop con la tavoletta grafica (che nel mio caso è una Wacom Intuos 3). Generalmente duplico il documento lavorando da un lato su di una versione “zoomata” dove posso curare meglio i particolari e tenendo l’altra per poter comunque vedere il lavoro nel suo complesso (e non perdermi troppo in suddetti dettagli).

all_divided

Lavorare direttamente in digitale offre diversi vantaggi: posso spostare, ingrandire, rimpicciolire e duplicare vignette o parti di esse. Inoltre posso già inserire il lettering e così avere più controllo sulla composizione e usare lo spazio in maniera più efficiente.

2) Il giusto pennello

In teoria si potrebbe disegnare con uno dei pennelli standard di PS usando un colore grigio. Personalmente mi piace avere un effetto più “analogico” per cui mi sono creato un pennello custom. Come punto di partenza ho usato uno dei pennelli campionati (con una struttura un po’ granulosa) presenti di default e ne ho modificato alcune proprietà.

finestra

Prima di tutto la dimensione del pennello non deve essere troppo grande, 3px generalmente vanno bene per una matita. Per avere un tratto più espressivo, ma anche più flessibile ho associato la pressione della penna alla dimensione del pennello e alla sua opacità. Mentre la dimensione varia solo del 10%, il settaggio dell’opacità è al 50%. Questo è importante perché così si può cominciare con delle linee molto chiare e man mano andare a definire il disegno con tratti più forti. Ho settato inoltre il pennello in modalità “brucia lineare” con 70% di opacità per avere un maggior effetto “scurimento” sulle linee sovrapposte.

Ovviamente qui è tutto molto soggettivo, la cosa migliore è sperimentare un po’ con i settaggi e vedere quali funzionano meglio. Ci sono anche molti pennelli scaricabili gratuitamente dal web, alcuni molto belli li trovate a questo link qui: creativemac.digitalmedianet.com

3) Stampare le matite

Sebbene io mi trovi molto bene a lavorare con la tavoletta in questa prima fase di lavoro, le chine continuo a farle in modo tradizionale, con un pennello vero, su carta. Per questo, una volta soddisfatto delle matite, mi stampo il tutto su l cartoncino dando al disegno un tono ciano al 100% (che rende la chinatura più semplice ed evita problemi in fase di scansione).

colori2Per prima cosa, controllo che il colore di sfondo sia il bianco e apro il pannello “canali” di PS. Qui seleziono tutti i canali tranne il ciano, con control + A (o command + A su Mac OS) estendo la selezione a tutto il documento, poi premo CANC per cancellare il contenuto dei canali selezionati.

channels2IMPORTANTE: se usate questa tecnica non cancellate i canali, ma solo il loro contenuto, il risultato dovrebbe essere più o meno questo (notate, le thumbnail dei canali sono completamente bianche):

cancelledA questo punto la mia tavola ha più o meno questo aspetto qui, e posso stamparla. Normalmente devo anche aggiustare in attimino il tono, schiarendo il tutto con il controllo livelli ,altrimenti  in stampa diventa troppo scuro, ma questo varia molto da stampante a stampante.

cianoPer oggi è tutto, a settimana prossima con la seconda parte del tutorial: chinare la tavola.

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Jazz Friday: dallo storyboard alla pagina

Postato da Hannes Pasqualini il 28 Gen 2010 | Bozze e schizzi, Dietro le quinte

Oggi Jazz Friday vi ritorna con un po’ di making of. Eccovi uno step-by-step di pagina 7 di Gietz!

storyboard

Step 1: ogni pagina che disegno generalmente nasce come storyboard. Minuscolo e criptico. Questo mi serve principalmente a sistemare le vignette. Mi capita di disegnarli anche diverse volte fino a raggiungere un risultato che mi sembra accettabile.
matiteStep 2: le matite. Fino ad un po’ di tempo fa disegnavo ancora tutto in modo analogico con una matita vera. Ora preferisco fare tutto direttamente al computer con la tavoletta grafica. In questo modo sono più flessibile e posso spostare, copiare, incollare e correggere.

scan002Step 3: studiare le luci. Quando una pagina è un po’ più complessa mi stampo le matite e faccio qualche prova. Generalmente ci si mette di meno a fare quattro di queste che a richinare tutta una tavola.

chineStep 4: inchiostrare la pagina. Normalmente mi stampo le matite in ciano sul cartoncino da disegno, poi ripasso tutto con un Pentel Pocket Brush (farò prossimamente un tutorial a riguardo). Prima o poi troverò degli errori nella tavola e ridisegnerò alcune parti. Per questo la tavola chinata qui sopra è diversa dalle matite.

final

Step 5: scansionare, aggiungere un mezzotono in Phtotoshop e fare il lettering. Per Gietz! ho deciso di stampare con un inchiostro marrone al posto del solito nero. Il risultato finale dovrebbe essere più o meno questo.

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Making of Gietz

Postato da Hannes Pasqualini il 01 Dic 2009 | Dietro le quinte



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ciao Gianni e grazie

Postato da Andrea Campanella il 31 Ott 2009 | Dietro le quinte

l’ultimo ad andarsene, in ordine d tempo, è stato “il senatore”, lui, Gianni Basso. Riuscii ad incontrarlo un anno fa, al Teatro Civico di Spezia, invitato dall’amico Matteo Piazza. Stava male, ma non si risparmiava. Non si negò neppure ad un rompiballe che lo avvicinò dopo le prove, per fargli qualche domanda sul Jazz degli anni 50/60, sui locali, sulla vita, sulla carriera. E lui, con l’immancabile berretto, mi disse “vieni, siediti qua”. Seduto in platea, di fianco a questo monumento della musica italiana, registrai la conversazione, utile per il romanzo. Adoro star ad ascoltare storie, sin da ragazzo. Ero ipnotizzato dagli aneddoti su Sonny Stitt, Lee Konitz, Gillespie e tanti altri. “Ecco l’incarnazione del mio Gietz!” mi sono detto, quell’uomo incarnava quello che andavo a raccontare insieme ad Hannes. Saluti Gianni, grazie della tua gentilezza, disponibilità e della tua immensa classe.

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Evoluzioni di una tavola

Postato da Hannes Pasqualini il 19 Lug 2009 | Dietro le quinte

Ultimamente mi capita spesso di dire alla gente: “eh… sto lavorando ad un nuovo progetto… un progetto sul Jazz in Italia negli anni 50″. Solo che il progetto è tutt’altro che nuovo per me, anzi. È passato molto tempo da quando ho disegnato le prime tavole di prova, ora è bello poi prendere in mano queste pagine, nate a circa un anno di distanza tra di loro e vedere le differenze, le evoluzioni ecc…

Prima versione, circa 2006 (queste le avevo fatte mentre stavo ancora disegnando Round and Round)

Seconda versione, realizzata nel 2007 per farci un piccolo promo con cui convincere un editore a pubblicare il progetto, cosa che ha funzionato abbastanza bene direi )

Terza versione, quella speriamo definitiva…

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A come Amore

Postato da Andrea Campanella il 05 Apr 2009 | Dietro le quinte

http://www.youtube.com/watch?v=thSfGPZGmnQ

Ebbene si, GIETZ! è una storia di passione amore gelosia. Anche.

Eccome potrebbe essere altrimenti?

Musica contesa, uomo conteso, successo, fama, falsi miti e valori imprescindibili.

Concetti universali. Gietz è una storia classica e molto italiana. L’amore per una cornetta, l’amore per una nota tenuta lunga, per un modo di suonare. L’amore per le donne, l’amore per l’amore, quello travolgente, nuovo, quella cosa che ti scuote e ti modifica e mai sarà più come prima. Un romanzo di formazione. Anche.

Mamma mia quante cose!

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molti modi +1 di raccontare una storia (di jazz)

Postato da Andrea Campanella il 29 Mar 2009 | Dietro le quinte

http://www.youtube.com/watch?v=wkvCDCOGzGc

si ma di che parla Gietz! ? Voglio dire che storia è?

Perchè ci sono molti modi di raccontare…

Vero, molti +1 visto che l’autore pensa che il suo sia il migliore, anche se non lo confesserà mai.

Ho cercato di raccontare una storia possibile, se non proprio vera.

Ho scavato nel passato, cosa che prediligo e che connota quasi tutte le cose che faccio.

E’ una scelta programmatica questa. La memoria è a rischio, assediata da molti fronti.

Un’altra cosa che mi piace è andare nelle pieghe della “Storia” e pescare personaggi e situazioni interessanti che per vari motivi , non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano.

Con questo taglio si presenta anche Gietz!

Devo dire che con Hannes abbiamo discusso molto sulle atmosfere, cosa che piace ad entrambi, a come rendere certe ambientazioni. Han è davvero bravo ed è un autore sensibile ed ipercritico con se stesso.

Scrivere di Jazz perchè è la musica del 900, è musica di una minoranza perseguitata, che ha conquistato il mondo, musica “libera”, molto più del rock ed i suoi 4/4.

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The Aristocats!

Postato da Andrea Campanella il 25 Mar 2009 | Dietro le quinte

http://www.youtube.com/watch?v=60lBPzThOtY

Era il 1970, avevo 5 anni ed i miei mi portarono a vedere il classico Disney al Cinema Teatro Astra, che oggi è diventato un Superbasko (!?!). In quel Teatro ho visto anche Gaber, Gino Bramieri e Paolo Conte, ma questa è un’altra storia. Gli Aristogatti dicevo. Inutile sottolineare l’importanza della musica nei film disney della golden age, c’hanno scritto libri e saggi sopra. Posso solo dire che per me quel film è un gioiello e che mi ha subito fatto innamorare di Parigi e dei suoi tetti. Beh, fu la prima volta che l’allegria e la vitalità del Jazz mi contagiò, grazie a Scat Cat e la sua Gang.

Come tutti i bimbetti, uscii dal Teatro canticchiando il motivetto “Tutti quanti voglion fare Jazz!”. Venni folgorato letteralmente e i miei si procurarono le musiche del film. Ecco un’altra cosa che mi ha segnato in tutto e per tutto: le colonne sonore. I miei avevano i 45 gg di Morricone tipo “Giù la testa/Dopo l’esplosione”, “Metti una sera a cena/Uno che grida amore”, “Il clan dei siciliani/ Tema per Le Goff” e tanti altri. Ora stanno tutti appesi alle pareti di casa mia. Insomma quel pomeriggio del 1970 scattò qualcosa e mi fu chiara una cosa, la tromba era il “mio” strumento.

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