Mostra Giètz! a Bologna
Il festival del fumetto BilBolBul di Bologna ospiterà dal 4 al 10 marzo una piccola mostra di tavole originali di Giètz! Per maggiori informazioni: www.bilbolbul.net
Il festival del fumetto BilBolBul di Bologna ospiterà dal 4 al 10 marzo una piccola mostra di tavole originali di Giètz! Per maggiori informazioni: www.bilbolbul.net
Avevo molta carne al fuoco e non è detto che sia sempre una buona cosa, anzi. Giètz copre 20 anni di Storia, del 1944 al ‘64, un periodo “lunghissimo” per il paese, carico di trasformazioni profonde ed importanti. La nostra storia parla di musica si, ma anche di amore, di riscatto, di coraggio, di passione, insomma è una storia profondamente mediterranea ed italiana. C’è la musica italiana, il cinema italiano, la provincia italiana, gli artisti più noti e quelli che nessuno ricorda più. Ho un debole per questi ultimi, per le storie che finiscono nelle pieghe della Storia, mi piace raccontarle. Tutti conoscono la storia di Miles Davis di John Coltrane o di Van Gogh, di Fausto Coppi. Nessuno conosce la vita di Bruno Visintin, grande boxeur, oppure quella di Nicola Bertini, incarnazione di tanti jazzisti misconosciuti ma bravissimi. Mi sono sempre chiesto, e forse proprio li è nata l’dea di Gietz! : ” ma cosa avrà provato il ragazzino che suonava la tromba nella banda cittadina, che in quella notte di maggio del 1950 stava seduto sulla poltrona di legno del teatro Monteverdi, nel momento in cui si è trovato davanti Duke Ellington e la sua orchestra ?”.
« Ai tempi del bebop, tutti suonavano velocissimi. Ma a me non è mai piaciuto suonare tutte quelle scale su e giù. Ho sempre cercato di suonare le note più importanti di ogni accordo, per sottolinearle. Sentivo gli altri musicisti suonare tutte quelle scale e quelle note, e mai niente che valesse la pena di ricordare. » (Miles Davis)
Cosa sarebbe stato il jazz senza Miles Davis?
Come dire cosa sarebbe stato il calcio senza l’Olanda di Johann Crujiff.
Davis nel 1949 se ne esce con una incisione tanto innovativa quanto anti commerciale. Birth of the cool segna l’inizio di un movimento ma anche il distacco da un certo modo di suonare e pensare il jazz. Suonare gomito a gomito con Bird aveva maturato Miles e lo aveva spinto a cercare un suo modo di suonare. Il percorso lo porterà al capolavoro “Kind of blue”.
Gietz! copre un periodo analogo, cerca di fotografare quel periodo in Italia, dove tutto arrivava con gran ritardo. La storia musicale del nostro paese è spesso andata al traino di quel che succedeva in giro per il mondo (USA, GB, Francia), almeno da quando è finita la grande stagione della musica napoletana.
In Italia dobbiamo ringraziare uomini come Gorni Kramer, Lelio Luttazzi, Natalino Otto, Armando Trovajoli, Piero Piccioni, Sellani, Cerri, Piero Umiliani.
E Miles in Italia arrivò, ed era il 1964
Quando si parla tra amici fumettisti e non e mi chiedono che sto facendo, alla risposta “un romanzo a fumetti sul jazz” scatta, tra le molte , la fatidica domanda che riguarda i gusti personali. restringendo il campo si arriva agli interpreti e al titolo della ballad preferita. ” Ma un titolo solo?” butto là, stando al gioco.
E’ davvero dura, però è vero che nel fondo il tuo pezzo preferito ce l’hai. il mio è “You never entered my mind” di Rodgers and Hart, nell’esecuzione di Davis, anno domini 1959, con Trane, al piano il grande Red Garland ,Paul Chambers e Philly Joe Jones come ritmica.
ve la posto qui sotto
http://www.youtube.com/watch?v=g0vdt7f2YRw
Into the sea
You and me
All these years and no one heard
I’ll show you in spring
It’s a treacherous thing
We missed you hissed the lovecats
1983. In piena new wave, continuavo a stravedere per i Talking Heads, David Sylvian, Riuichi Sakamoto, New Order etc etc. Quello che riuscivo a comprare compravo, quello che non riuscivo mi facevo registrare su nastro: era il tempo del baratto, non esisteva e-mule, nè la masterizzazione. esistevano il vinile e le cassette audio: tdk e maxell soprattutto. Esempio di dialogo:
Allora io compro i Simple Minds e mi registro i Rip Rig and Panic da lui che conosce un tipo che ha il bootleg dei Bauhaus, anzi ha tutto dei Bauhaus: ok a me manca “Mask” però c’ho “press the eject and give me the tape”. Grande! Senti e Jesus and Mary Chain?. C’ho “Psychocandy”. Perfetto, me lo registri? Ti interessano i Clock DVA, io c’ho “resistance” è Favoloso! E senti ce l’hai L’Ep dei Cure? Ma quale, The Walk?. No, “The Lovecats”! Ah, quella è merda amico. Come merda, è geniale! Eddai, si sono venduti ormai, non sono più quelli di “Pornography” o “A Forest”
The Lovecats mi ricordava istintivamente Gli Aristogatti. Era un brano giocoso, ben arrangiato e Robert Smith è davvero un ottimo compositore ( anche oggi). Quello splendido giro di basso ti entra in testa e non esce più. Intanto ascoltavo anche Fela Kuti, Coltrane, Pharaon Sanders, Mahavisnu Orchestra, Zappa, Soft Machine, insomma le varie forme di contaminazione. Un tipo che frequentavo all’epoca, solo di recente mi ha confessato:”Sai che non ho mai capito che tipo di musica ti piacesse?”. Gli ho risposto. ” quella che ha un buon mood, che è suo e solo suo”.