Archivio di Marzo, 2009

molti modi +1 di raccontare una storia (di jazz)

Postato da Andrea Campanella il 29 Mar 2009 | Dietro le quinte

http://www.youtube.com/watch?v=wkvCDCOGzGc

si ma di che parla Gietz! ? Voglio dire che storia è?

Perchè ci sono molti modi di raccontare…

Vero, molti +1 visto che l’autore pensa che il suo sia il migliore, anche se non lo confesserà mai.

Ho cercato di raccontare una storia possibile, se non proprio vera.

Ho scavato nel passato, cosa che prediligo e che connota quasi tutte le cose che faccio.

E’ una scelta programmatica questa. La memoria è a rischio, assediata da molti fronti.

Un’altra cosa che mi piace è andare nelle pieghe della “Storia” e pescare personaggi e situazioni interessanti che per vari motivi , non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano.

Con questo taglio si presenta anche Gietz!

Devo dire che con Hannes abbiamo discusso molto sulle atmosfere, cosa che piace ad entrambi, a come rendere certe ambientazioni. Han è davvero bravo ed è un autore sensibile ed ipercritico con se stesso.

Scrivere di Jazz perchè è la musica del 900, è musica di una minoranza perseguitata, che ha conquistato il mondo, musica “libera”, molto più del rock ed i suoi 4/4.

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…We miss you hiss the Lovecats

Postato da Andrea Campanella il 26 Mar 2009 | Altro

 

http://www.youtube.com/watch?v=g0vdt7f2YRw

Into the sea
You and me
All these years and no one heard
I’ll show you in spring
It’s a treacherous thing
We missed you hissed the lovecats

1983. In piena new wave, continuavo a stravedere per i Talking Heads, David Sylvian, Riuichi Sakamoto, New Order etc etc. Quello che riuscivo a comprare compravo, quello che non riuscivo mi facevo registrare su nastro: era il tempo del baratto, non esisteva e-mule, nè la masterizzazione. esistevano il vinile e le cassette audio: tdk e maxell soprattutto. Esempio di dialogo:

Allora io compro i Simple Minds e mi registro i Rip Rig and Panic da lui che conosce un tipo che ha il bootleg dei Bauhaus, anzi ha tutto dei Bauhaus: ok a me manca “Mask” però c’ho “press the eject and give me the tape”. Grande! Senti e Jesus and Mary Chain?. C’ho “Psychocandy”. Perfetto, me lo registri? Ti interessano i Clock DVA, io c’ho “resistance” è Favoloso! E senti ce l’hai L’Ep dei Cure? Ma quale, The Walk?. No, “The Lovecats”! Ah, quella è merda amico. Come merda, è geniale! Eddai, si sono venduti ormai, non sono più quelli di “Pornography” o “A Forest” 

The Lovecats mi ricordava istintivamente Gli Aristogatti. Era un brano giocoso, ben arrangiato e Robert Smith è davvero un ottimo compositore ( anche oggi). Quello splendido giro di basso ti entra in testa e non esce più. Intanto ascoltavo anche Fela Kuti, Coltrane, Pharaon Sanders, Mahavisnu Orchestra, Zappa, Soft Machine, insomma le varie forme di contaminazione. Un tipo che frequentavo all’epoca, solo di recente mi ha confessato:”Sai che non ho mai capito che tipo di musica ti piacesse?”. Gli ho risposto. ” quella che ha un buon mood, che è suo e solo suo”.

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The Aristocats!

Postato da Andrea Campanella il 25 Mar 2009 | Dietro le quinte

http://www.youtube.com/watch?v=60lBPzThOtY

Era il 1970, avevo 5 anni ed i miei mi portarono a vedere il classico Disney al Cinema Teatro Astra, che oggi è diventato un Superbasko (!?!). In quel Teatro ho visto anche Gaber, Gino Bramieri e Paolo Conte, ma questa è un’altra storia. Gli Aristogatti dicevo. Inutile sottolineare l’importanza della musica nei film disney della golden age, c’hanno scritto libri e saggi sopra. Posso solo dire che per me quel film è un gioiello e che mi ha subito fatto innamorare di Parigi e dei suoi tetti. Beh, fu la prima volta che l’allegria e la vitalità del Jazz mi contagiò, grazie a Scat Cat e la sua Gang.

Come tutti i bimbetti, uscii dal Teatro canticchiando il motivetto “Tutti quanti voglion fare Jazz!”. Venni folgorato letteralmente e i miei si procurarono le musiche del film. Ecco un’altra cosa che mi ha segnato in tutto e per tutto: le colonne sonore. I miei avevano i 45 gg di Morricone tipo “Giù la testa/Dopo l’esplosione”, “Metti una sera a cena/Uno che grida amore”, “Il clan dei siciliani/ Tema per Le Goff” e tanti altri. Ora stanno tutti appesi alle pareti di casa mia. Insomma quel pomeriggio del 1970 scattò qualcosa e mi fu chiara una cosa, la tromba era il “mio” strumento.

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Chet!

Postato da Andrea Campanella il 24 Mar 2009 | Dietro le quinte

A proposito, il musicista del post precedente è Hank Mobley: per saperne di più vedere all’url:http://it.wikipedia.org/wiki/Hank_Mobley . E’ un grande e merita la Vostra attenzione.

Come è nata l’idea di Gietz?

Beh, diciamo che durante la lavorazione di “Round and Round”, il fumetto che Han ed io abbiamo dedicato al pugile Bruno Visintin, mi è venuta l’idea per questa cosa sul jazz. Era l’estate del 2005 e con mia moglie Isabella, decidemmo di passare qualche giorno a Lucca, per goderci la città senza l’assillo della fiera del fumetto, cui ogni anno che Iddio manda sulla terra, partecipo da oltre dieci anni.

Capitiamo in una osteria dove alle pareti stanno molte foto di Chet Baker. La padrona ci racconta del periodo lucchese del trombettista e li mi scatta una voglia terribile di farne un fumetto.

Tornato a casa mi metto in rete e scopro l’esistenza di un libro intitolato “L’estate di Chet” (ed. Nutrimenti),

per cui lascio perdere, ma l’idea di un fumetto sul Jazz è fissa in testa. Per cui comincio a ruminarci intorno,

a raccogliere materiale, cercare i films che ho visto, ascoltare la collezione di vinile.

Intanto porto avanti il romanzo “Città Vuota”, seguo il lavoro di Han su Visintin e lavoro al nuovo episodio delle Dum Dum Girls. E’ durante il Salone di Lucca che parlo con alcuni amici disegnatori ed editori di questo progetto, che suscita subito interesse. Ma l’attenzione arriva anche da una grossa casa editrice non di fumetti. Comincio a mettere mano ad una sinossi, una prima stesura della vicenda e sceneggio una decina di tavole. Passo ad Hannes che disegna. Il risultato è eccellente, anche perchè col mio “compare” ormai l’intesa è perfetta. Dopo alcuni contatti valutiamo la proposta di Tunué, una casa seria, in espansione, che punta su progetti italiani, di giovani autori e di qualità. Accettiamo l’offerta. Comincia l’avventura!

http://www.youtube.com/watch?v=Q0ZBaZoBCaA (Let’s get lost di Chet)

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Si comincia!

Postato da Andrea Campanella il 23 Mar 2009 | Dietro le quinte

Salve a tutti

Questo è il blog della Graphic Novel chiamata “Gietz!” che uscirà, salvo imprevisti, a fine anno per Tunué.

E’ una sorta di diario di bordo o meglio di lavorazione.

In molti mi chiedono da dove venga il titolo. Ehi ma se parla di jazz perchè non chiamarlo “jazz”?

Con Hannes ci abbiamo pensato e poi abbiamo pensato di “storpiare”. Già, perchè ad esempio mio padre, sapeva un cavolo di jazz e swing e quando sono arrivati gli americani nel ‘45 e hanno portato la nuova musica, lui diceva di sentire giez, e lo pronunciava così, maccheronico. Noi ci abbiamo aggiunto la t per una “sonorità” milgiore. Ecco quindi il perchè del titolo.

Alla seconda domanda- “E perchè una storia di jazz?”-molto più complessa e articolata, dedicheremo un prossimo post

saluti and “wrap your troubles in dreams”!

http://www.youtube.com/watch?v=xP4yW36E_mc (per ascoltare Hank)

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