Nell’ultimo post avevo parlato delle matite, adesso passo alla seconda fase del lavoro (per quanto riguarda Gietz!) ovvero: le chine.
Per chinare uso quasi sempre un pennello Pentel Pocket Brush, che è una specie di stilografica giapponese (funziona a cartucce!), che al posto del pennino ha un pennello in fibra di nylon. L’inchiostro di questo pennello ha un piccolo svantaggio: non è basato su pigmenti, per cui con il tempo può subire alterazioni e non resiste all’acqua. Però questi difetti vengono largamente compensati da una facilità d’utilizzo senza paragoni, unisce la facilità d’uso di un pennarello alle possibilità espressive del pennello.


Prima usavo la china e il classico pennello Windsor&Newton serie 7, però non avevo che problemi. È un metodo scomodo e lento, devi sempre ricaricare il pennello nella boccetta, facendo attenzione di non intingere troppo profondamente la punta e poi i pennelli si rovinano molto in fretta, anche se li tratti bene. Preferisco concentrarmi sugli aspetti “creativi” del disegno e perdere meno tempo in questioni tecniche.
Il mio procedimento per quanto riguarda le chine è abbastanza semplice, a seconda della situazione di luce l’inchiostrazione può andare da una soluzione quasi a linea chiara, ad un chiaroscuro con molte campiture di nero. Tengo sempre conto del fatto che poi aggiungerò un mezzotono, per cui non definisco tutto con la china. A volte faccio uno studio delle luci per capire come chinare la tavola (vedi: dallo storyboard alla pagina). Uso il tratto in vari modi, sia sotto forma ti piccoli tratteggi per dare texture e dettaglio, sia sotto forma di pennellate più grosse che simulano lo sfumare delle ombre. Le pennellate grosse sono anche molto utili per disegnare capelli, le chiome degli alberi e altre piante.


A seconda del tipo di carta il Pentel può comportarsi in maniera molto diversa e a volte essere anche abbastanza problematico. Lavorando su carte poco assorbenti il pennello tende a caricarsi molto e, di conseguenza, il tratto diventa meno preciso, fino a spandere. Per evitare questo problema è meglio prendere una carta più porosa. In alternativa, quando necessario, si può anche scaricare il pennello su un fazzoletto di carta o un tovagliolo. In generale il pennello si carica molto quando si disegna particolari e tratteggi, il che è problematico perché è proprio in quel caso serve la massima precisione.

Eccoci arrivati alla fine di questo secondo appuntamento. Se tutto va bene settimana prossima farò la terza e ultima parte: mezzotono e finalizzazione!