Questa è la risposta del Vecio…
e-comix 5th September 2007
…in una strip verticalissima tutta da scrollare…In più vi riporto delle cose dette dal Vecio via e-mail:
“La fusione tra vignette senza scansione netta esisteva gia’ su carta nei fumetti di Will Eisner (ma pure gli humanoidi associati - mai visto certe tavole di Druillet? - o Pazienza) e strip in verticale sono comuni, non solo in giappone dove l’alto basso è verso preferenziale a destra-sinistra (come noi sinistra-destra viene prima di alto-basso …cioè prima la riga poi la colonna) ma anche in occidente. Quino, ad esempio, ne ha fatto un sacco che racchiuse in un’unica cornice presentano scene che si evolvono in verticale come tanti schermi cinematografici.E tutto questo su carta. ”
“Se invece(i link) mandano a diverse vicende (un po’ come McCloud nella sua storia di Carl) non e’ altro che una “storia a bivi” e anche questo esisteva gia’ su carta… con risultati negativi perchè si è portati per curiosità a leggerli tutti, ma alla fine non si ha in mano una “vera” storia e veri personaggi di cui essere appassionati ma varie vicende simili e diverse …si perdono elementi fondamentali della narrazione: l’immedesimazione e il messaggio.”
Potete vedere l’inutile discussione che si è tenuta per qualche giorno proprio qui !
Per il resto…colmerò le mie lacune!
Per quanto il Vecio sia sempre saggio e competente, credo che la storia di Carl rappresenti comunque un’innovazione perchè crea una struttura a bivi impossibile sulla carta (date le sue dimensioni).
—–
In McCloud si può vedere il quadro completo in un unico “foglio”, eliminando, secondo me, in parte quegli effetti negativi di cui parla il Vecio, il quale tra l’altro pecca incredibilmente di ingenuità quando pensa che una struttura a bivi possa eliminare il “messaggio” quando in questo caso il messaggio è semplicemente spostato dal contenuto alla forma (un po’ quello che succede nel cinema nelle “Cinque variazioni” di Lars von Trier).
—–
Per quanto riguarda l’immedesimazione, le mille vite di Carl offrono un bel da pensare sui bivi delle nostre vite (sia che la prendiamo sul ridere, sia che la prendiamo sul cervellotico). La metafora è pregnante, quindi il messaggio è forte. Ne consegue che abbiamo, guarda un po’, immedesimazione e messaggio! Il Vecio li ha persi, io li ho ritrovati.
—–
Infine (ma questa è un’imprecisione trascurabile) non è neppure vero che nel caso di Carl i link rimandino “a diverse vicende”, dato che nella versione completa Carl si legge scrollando e i link rimandano ai credits sulle varie svolte della trama.
“il “messaggio” quando in questo caso il messaggio è semplicemente spostato dal contenuto alla forma…”
E quindi fumetti con la stessa forma hanno lo stesso messaggio?
questa benedetta storia me la leggo datemi il tempo…per adesso congelo tutto!
@duffy duck: fumetti con la stessa forma non hanno necessariamente lo stesso messaggio, ma non vedo come quello che ho scritto possa implicare il contrario (tra l’altro ho parlato di “questo caso”, rendendo la mia affermazione assolutamente non generalizzabile al contrario di quello che sembri pretendere tu).
——
E’ altrettanto evidente poi che la forma influisce pesantemente sul messaggio, che è la stessa cosa di cui si discuteva a proposito di Makkox.
——
Il senso di quello che ho scritto è che se si fa un’operazione esplicitamente rivolta alla sperimentazione di nuove forme, il messaggio stà più nell’operazione che nel contenuto della “storia”. Insomma il messaggio non è testuale ma metatestuale, e non sta scritto da nessuna parte che il secondo debba essere meno potente (o anche, su certi livelli, emozionante) del primo
——
Infine, per rispondere alla tua provocazione, fumetti con la stessa forma possono non avere lo stesso messaggio (anzi si spera che non lo abbiano), ma è altrettanto vero che fumetti con lo stesso contenuto e una diversa forma possono avere messaggi molto diversi.
Nessuno pensa di essersi inventato le comic strip verticali o l’annullamento visibile del riquadro della vignetta.
La novità è nell’aver eliminato il concetto di divisione in tavole/pagine (o perlomeno nell’averlo profondamente modificato).
Come faceva notare anche e-comix, la vignetta come unità minima nel linguaggio del fumetto, sopravvive anche nelle artificiose fusioni che a me piacciono tanto.
Ma la tavola no.
O almeno cambia. Con lo scroll, la tavola è qualcosa di fluido, mobile e dipende dall’utente. La tavola diventa la parte di fumetto inquadrata dalla finestra del browser (assolutamente poco prevedibile alla fonte).
Questa impossibilità di controllo da parte del fumettista (o comunque limitata possibilità di controllo) sull’unità “tavola”, e le nuove (a mio parere inesplorate) possibilità che si aprono (a discapito di altre che scompaiono) nell’espressività, sono qualcosa di nuovo nel linguaggio, non solo un sistema diverso di fruizione (sicuramente deriva da un nuovo sistema di fruire i contenuti).
La controprova per capire se ci troviamo di fronte ad un vero scrolling-comic, è nel fare il tentativo di re-impaginarlo e stamparlo su carta.
Se l’operazione è possibile: allora si trattava di un fumetto classico con le vignette (visibili o meno) disposte in verticale, e bon…
Se invece nella trasposizione qualcosa va perso (e ce ne accorgiamo anche se non sappiamo dargli un nome), allora quel quid non è una semplice disposizione fisica, ma
una componente ben più importante. Di sicuro non può essere liquidata come “impaginazione informale”.
Se si ha l’onestà intellettuale di ammettere la fondatezza del piccolo esperimento proposto, allora si discuterà su che definizione dare a quel quid, altrimenti ci si dà legnate l’un l’altro per portare avanti la nostra tesi a occhi chiusi.
Cià, Mak