Archive for the 'Cinema' Category

Luci della città

Alessandro 20th October 2009

Luci della Città, diretto e interpretato da Charile Chaplin. L’ho visto per la prima volta stasera, all’inaugurazione ufficiale del Fano International Film Festival. Tante cose da dire, molte si trovano su wikipedia: ultimo film muto di Chaplin, inserito dall’American Film Institute tra i migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, poi al decimo posto nella top cento dei film sentimentali made in Usa e al trentatreesimo posto dei cento film più commoventi del cinema americano. Come tutti i film di Chaplin, è un gioiello di comicità e tragedia, capace di farti ridere fino alle lacrime e contemporaneamente di commuovere e farti stare in pena per la sorte dei personaggi.

A me è piaciuto tantissimo il finale. Dopo aver curato e aiutato in tutti i modi una povera fioraia cieca di cui si innamorato, il nullatenente Charlot, che con lei si è sempre spacciato per gran signore, riesce a ottenere il denaro necessario a pagarle un’operazione che le renderà la vita. Tuttavia, consapevole che quando lei vedrà di nuovo si renderà conto di avere di fronte un semplice straccione, per quanto di buon cuore, e consapevole soprattutto del fatto che il modo in cui si è procurato tutti quei soldi lo porterà a scontare una pena detentiva in prigione, Charlot saluta la ragazza, con un arrivederci che ha il sapore di un addio. Ed effettivamente, come previsto, viene catturato e messo in galera. Quando ne esce, è più povero che mai: le vesti logore, l’aria triste e sconsolata, sembra aver perso completamente la gioia di vivere che lo contraddistingueva.

Cammina per strada, viene preso in giro da due strilloni dispettosi, e inaspettatamente si imbatte in un negozio di fiori grande e bellissimo. Dentro c’è proprio la fioraia, che ha completamente riacquistato la vista ed evidentemente si è completamente riassestata economicamente. Lei vede Charlot, ma non si rende conto di chi ha di fronte. Gli porge un fiore e una moneta, un piccolo gesto di carità per un povero mendicante deriso e sbeffeggiato da due stupidi ragazzini. Eppure nel progergli il fiore avviene qualcosa che le permette di riconoscere il suo benefattore: le loro mani si toccano, il contatto più intimo che un film degli anni ‘30 possa concedere.

Lei capisce tutto in un istante e c’è questo scambio di sguardi eccezionale: “Sei tu!”, gli dice.

E dopo questo scambio, Charlot, nella sua giacca vecchia e rovinata, le inquadra bene il viso ed esclama: “Riesci a vedere!”

E lei, guardandolo negli occhi, dopo una piccola pausa, conclude: “Sì, ora finalmente riesco a vedere”

Vorrei tanto riuscire a dire così tanto scrivendo così poco.

E’ morto John Huges

Alessandro 7th August 2009

Dear Mr. Vernon,
we accept the fact that we had to sacrifice a whole saturday in detention for whatever it is we did wrong, but we think you’re crazy for making us write an essay telling you who we think we are.
You see us as you want to see us, in the simplest terms, in the most convenient definitions. But what we found out, is that each one of us is

a brain,
and an athlete,
and a basketcase,
a princess,
and a criminal.

Does that answer your question?

Sincerely yours,

The Breakfast Club.”

The Breakfast Club. La donna esplosiva. Un compleanno da ricordare. Mamma ho perso l’aereo. Mamma ho riperso l’aereo.

Quest’uomo, un po’ come regista, un po’ come sceneggiatore, ha fondato una parte immensa della cultura di massa occidentale anni 80 e 90. Un applauso scrosciante, e poi l’inchino lo facciamo noi.

Albus Silente è il male

Alessandro 23rd July 2009

Ieri sera sono andato al cinema a vedere Harry Potter e il principe mezzo sangue, l’ultimo film della seguitissima saga del maghetto occhialiuto più odioso di sempre. Ecco, se ancora dovete vederlo smettete di leggere ORA.

Premessa: io i libri del maghetto non li ho mai letti e mai li leggerò. Il film è stato molto criticato, ma fondamentalmente è carino, mi è piaciuto sicuramente più dell’Ordine della Fenice, ma meno dei primi quattro. In realtà il problema della saga di Harry Potter secondo me è che i registi finora, a parte forse Chris Columbus nel primo film, hanno fatto un lavoro più artigianale che artistico, e sembra che si siano più preoccupati di far proseguire la trama che di creare atmosfere e dire la loro. Immagino che la produzione imponga loro un certo grado di continuità stilistica col lavoro dei predecessori. Buono a conti fatti per l’omogeneità della serie, meno buono per il risultato di ogni singolo film.

Comunque non è questo il punto a cui voglio arrivare. Il punto a cui voglio arrivare è che questo film, più dei precedenti, dimostra indiscutibilmente che il vero cattivo di Harry Potter, colui che più di tutti aiuta Lord Voldemort nei suoi piani di distruzione e conquista, non è Draco Malfoy, non è Severus Piton, non è nessuno dei singoli leccapiedi apparsi nei vari film della serie. Il vero cattivo, signori e signore, è Albus Silente, preside della scuola di magia di Hogwarts, simpatico vecchietto che borbotta incantesimi tra sé e sé con la voce di Gandalf.

E sì che la spia di un comportamento discutibile e maligno da parte del maledetto l’avevamo avuta già nei film precedenti, anzi praticamente da subito: quando Harry Potter perde entrambi i genitori, è Silente a pensare bene di darlo in affidamento ai suoi zii, una coppia di stronzi al cubo, che lo trattano a mo’ di cenerentolo, lo sfottono e lo torturano, mentre il povero gode della compagnia di un cugino assolutamente insopportabile. Secondariamente, Silente da preside di Hogwarts dovrebbe ben rendersi conto che non è particolarmente brillante tenere nella scuola una casata come quella dei Serpe Verde, che notoriamente è composta praticamente solo da psicopatici e che ha datto i natali a TUTTI (TUTTI!) i peggiori criminali della storia della magia. In generale poi Silente sin dal primo film si dimostra particolarmente abile ad accogliere nella scuola i professori più inaffidabili e doppiogiochisti di sempre, chi travestito e chi no, e a mettere Harry continuamente in situazioni di estremo pericolo.

Uno dei picchi di idiozia totale è raggiunto nel film Harry Potter e il calice di fuoco: hai un ragazzino che fino a prova contraria è sotto la tua tutela di preside e professore, sai che c’è in giro una schiera intera di schiavi di Voldemort pronti a farlo fuori, il ragazzino addirittura sogna che il cattivone di turno è pronto a risorgere e tu… tu permetti che partecipi al Torneo Tremaghi, già di per sé potenzialmente mortale, nonostante non abbia l’età richiesta per regolamento e nonostante sia piuttosto chiaro che il suo nome è stato selezionato (come QUARTO MAGO) perché il calice di fuoco è stato in qualche modo manomesso. Se ti comporti così, non ci sono cazzi: sei il male!

Ma la vera natura di Silente appare definitivamente nel suddetto Harry Potter e il principe mezzosangue, nel quale finalmente vediamo il primo incontro tra Albus e Voldemort. Il piccolo Voldemort è inquietante, palesemente psicotico, parla lentamente e atteggiandosi sin da piccolo a gran figlio di puttana. Se ne sta rintanato in una stanza dove l’hanno rinchiuso perché è pazzo (non lo credono pazzo, E’ pazzo, mi pare evidente). Non solo: ci parli e ammette candidamente che adora fare del male alla gente, è ubriaco di potere e parla pure coi serpenti (il che lo sappiamo bene per i maghi non è mai un buon segno). E Silente… Silente lo accoglie a braccia aperte, lo porta alla scuola dove può imparare decine e decine di magie malvagissime e ultrapotenti, ha libero accesso alla biblioteca e persino alla sezione poibita. Un applauso al tipo con la barba annodata!

Ve lo dico io: non è un caso che ora che alla fine di questo film Silente è morto (presumo perché aveva compiuto la sua missione e ci teneva a fare comunque la figura dell’eroe), ne bastino solo altri due, che tra l’altro raccontano vicende relative a un libro solo, per far fuori Voldemort. Con la morte di Albus Silente, Hogwarts ha perso il suo più stimato professore. E Voldemort il suo più caro alleato.

P.S. Helena Boham Carter è una dea. Il mio finale ideale per Harry Potter sarebbe col maghetto che si sacrifica per uccidere Voldemort, Ron ed Hermione che passano al lato oscuro, e Bellatrix che domina il mondo.

Future Film Festival - tirando le somme

Alessandro 3rd February 2009

Come promesso, a conclusione della piacevolissima esperienza al future film festival riporto qui la lista dei film e incontri cui ho avuto la possibilità di assistere, più qualche considerazione sparsa su ciascuno di essi e il link alle recensioni che ho scritto per Flashgiovani. Tutto in ordine rigorosamente cronologico.

Trovate tutte le recensioni pubblicate da Flashfumetto cliccando qui di seguito: Flashfumetto al Future Film Festival 2009.

Mercoledì 28 gennaio —

10.00: Jigoku - ciclo Nobuo Nakagawa Master of Horror
Un grande Film, che parte un po’ lentamente e dipinge personaggi un po’ troppo grotteschi, ma si salva in un gran finale violento e sanguinoso.

14.00: Il curioso caso di Benjamin Button
In anteprima per il Future Film Festival un gran bel film, consigliatissimo a chiunque, non a caso candidato a millanta oscar.

20.00: Genius Party
Eccezionale raccolta di corti dai talentuosi artisti dello studio giapponese di animazione 4°C. Eccezionale Shangai Dragon, il secondo corto.

22.00: Martin Fierro - vincitore del Lancia Platinum Grand Prize
Un gran bel prodotto, dai disegni molto particolari e poco “mainstream”. Una storia avvincente e ben narrata hanno garantito a questo lungometraggio animato la vittoria del Lancia Platinum Grand Prize 2009.

Giovedì 29 Gennaio —

10.30: Kenpei to Yurei - ciclo Nobuo Nakagawa Master of Horror
Nakagawa non perdona e inscena un dramma psicologico dalle premesse molto classiche. Peccato che la pellicola fosse molto rovinata, vi consiglierei di darci un’occhiata ma credo sia praticamente irrecuperabile.

14.00: Kyashan Sins - ciclo SeriesMania Oriente
Pregevole rilettura del classico dell’animazione giapponese firmato Tatsunoko. Il regista Yamahuchi è al suo meglio e la rilettura è integrale e intrigante.

20.00: From Inside - film in concorso Lancia Platinum Grand Prize
Ha vinto una miriade di premi, ma l’ho trovato noioso e pretenzioso. Film d’animazione praticamente privo d’animazioni, salvo qualche scena in 3d fatta molto male. Bellissime le illustrazioni, ma mi ci faccio una bella sega.

22.00: 20th Century Boys - film in concorso Lancia Platinum Grand Prize
Stupendo, meraviglioso, imperdibile, estremamente fedele al manga originale, di cui narra i primi… uhm… otto volumi? Comunque è il primo di una trilogia, spero proprio che lo distribuiscano anche in Italia.

Venerdì 30 Gennaio —

10.30: Tokaido Yotsuya Kaidan - ciclo Nobuo Nakagawa Master of Horror
Tra i film di Nakagawa che ho visto è quello che mi ha affascinato di più, molto coinvolgente e bello. Sì, le dinamiche sono piuttosto prevedibili e scontate, ma i fantasmi di Yotsuya sono squisitamente inquietanti e creditori di un buon 90% del cinema giapponese horror moderno.

18.00: Disaster! La terra è fottuta
Unammerda, signori! Unammerda! Evitatelo come la peste quando passerà su MTV in primavera! La comicità più becera e gratuita in un filmaccio con pupazzi alla celebrity death match (che però nella sua gratuità era molto più divertente).

21.00: Sword of the stranger - film in concorso Lancia Platinum Grand Prize
Un bellissimo film di animazione giapponese ambientato nell’epoca Sengoku, le strade di un ronin senza nome e di un ragazzino destinato a un sacrificio rituale si incrociano, trascinando il primo nella più dura delle sue battaglie. Alla proiezione era presente il regista Masahiro Ando, simpaticissimo e soddisfatto, ci ha augurato buona visione in italiano e ci ha elargito numerosi “ciao! ciao!” accompagnando la parola al gesto della manina. Un figo.

23.00: Painted Skin - film in concorso Lancia Platinum Grand Prize
Buon film di cappa e spada cinese, una storia di guerrieri e demoni volpe, ricco di combattimenti e belle scene d’azione, senza tutti i fronzoli e le ricerche cromatiche tipiche del genere.

Sabato 31 Gennaio —

11.00: Igor - film in concorso Lancia Platinum Grand Prize
Film di animazione 3D molto carino ma non esente da difetti. In un paese popolato da scienziati pazzi, un assistente di laboratorio desidera diventare il più grande degli scienziati. Il protagonista è doppiato da John Cusak.

18.30: Genius Party Beyond
Seguito di Genius Party, altri cinque cortometraggi animati dagli stili più vari e intriganti. Divertentissimo il secondo corto, Moondrive.

Domenica 1 Gennaio —

11.30: Disney’s Golden Age - omaggio a Ub Iwerks
Raccolta di corti animati dalla coppia Disney/Iwerks. Sono rimasto di sasso soprattutto dai corti della serie di Alice, in cui una bambina vera, in live action, veniva inserita in ambienti completamente animati e viveva bizzarre avventure con un gatto suo amico, anch’esso animato. Devono aver fatto dei numeri assurdi, gli adetti alle pellicole. Ed erano gli anni Venti! Roger Rabbit non ha inventato nulla!

15.00: tavola rotonda con Kensuke Suzuki su Nobuo nakagawa Master of Horror
Cliccando sul link trovate il mio reportage - quasi - completo dell’incontro. Peccato non avere avuto una macchina fotografica a portata di mano.

20.30: The independent days: Flip the frog - omaggio a Ub Iwerks
Raccolta dei corti firmati Ub Iwerks senza disney tra le palle. Carini ma alla lunga ripetitivi e noiosetti, e soprattutto molte gag sono ricalcate dai corti che aveva prodotto in coppia con disney. Certo, qualcosina mi ha stupito. Per esempio, molto bello The Cuckoo Murder Case.

22.00: Kaidan Hebi-onna - ciclo Nobuo Nakagawa Master of Horror
Purtroppo non ho avuto tempo di recensire anche questo film, ma devo dire che è veramente eccezionale. L’attenzione di Nakagawa si fissa sulle disparità sociale e sul rapporto Padrone-lavoratore (non in senso marxista, ovviamente, qui si parla di ambiente contadino). Bello bello bello.

Future Film Festival 2009

Alessandro 30th January 2009

Come la maggior parte di voi già sa, quest’anno sono in prima fila con Flashfumetto per seguire in diretta il Future Film Festival qui a Bologna, con servizi, recensioni, interviste e chi più ne ha più ne metta. A fine rassegna riporterò in questo blog tutti i link alle recensioni che ho fatto io, appagando così la mia megalomania.

Nel frattempo, mi limita a segnalarvi il link a cui potete trovare tutte le recensioni di Flashfumetto e di seguito posto il fantastico video introduttivo dell’evento, dove potete ammirare all’opera l’artista DEM.

No, grazie!

Alessandro 28th May 2008

Che io sto cercando da tutto il pomeriggio la mia copia del Cyrano de Bergerac, ma ho il forte sospetto di averla lasciata a Bologna. Speriamo di trovarla almeno lì.

Ad ogni modo nei miei peregrinaggi su Youtube, oltre a quattro spezzoni di un programma televisivo in cui Baricco parlava del Nasone per antonomasia (dateci un’occhiata) ho ripescato anche qualche spezzone del bel film con Gerard Depardieu. Uno dei vari è questo, che secondo me rappresenta alla perfezione la grandezza del personaggio Cyrano. Abbiamo tutti da imparare una bella lezione di dignità.

Di attori, skateboard e pagliacci

Alessandro 31st January 2008

La notizia della morte di Heath Ledger è ormai vecchia, ma qui non era ancora stata riportata. Negativo, perché sotto diversi aspetti è una mancanza. Positivo, perché ormai le circostanze in cui s’è svolto il fattaccio sono più chiare (seppur non completamente), e possiamo dire con certezza che questo giovane e talentuoso artista non si è suicidato: non sono state trovate tracce di droga nella sua stanza e i sonniferi che ha assunto erano tutti regolarmente prescritti da un medico, e addirittura sembra che il grado di tossicità da essi provocato non sia sufficiente a uccidere un uomo. Ora come ora, si propende per l’ipotesi della morte naturale.

Parlo ora di Heath Ledger perché mi è capitato di leggere un memoriale, un articolo scritto su Newsweek da Cristopher Nolan, che lo aveva da poco diretto su The Dark Knight. Lo riporto di seguito, lo trovo molto bello e commovente.

Una notte ero fermo in LaSalle Street a Chicago, cercando di organizzanre una scena di The Dark Knight, e un assistente di produzione mi passa davanti con lo skateboard. Silenziosamente, maledico il giorno in cui Heath passò per la prima volta in skateboard sul set, truccato di tutto punto. Rabbrividii all’idea della reazione dei fan nel vedere un Joker in skateboard, ma il risultato vero e proprio fu un proliferare di skateboard tra i membri più giovani della troupe. Se aveste chiesto a questi ragazzi perché si portavano gli skate al lavoro, loro non avrebbero saputo rispondervi. Questo è il vero carisma - una forza invisibile e naturale come la gravità. E Heath ce l’aveva.
Heath sprizzava creatività. Era in ogni suo gesto. Una volta mi disse che gli piaceva aspettare, tra un lavoro e l’altro, finché non fosse affamato di creatività, finché non sentisse di averne ancora bisogno. Portava questa sua attitudine sul set ogni giorno. Non ci sono molti attori che riescono a farti vergognare di quanto spesso ti lamenti del tuo lavoro, che è il migliore del mondo. Heath ci riusciva.
Una volta lui e un altro attore giravano una scena molto complicata. Avevamo due giorni per girarla, e alla fine del primo giorno, trovarono quel qualcosa che Heath aveva paura di perdere se ci fossimo fermati, continuando poi il giorno successivo. Voleva continuare e finire. E’ dura chiedere alla troupe di continuare a lavorare quando si sa che il giorno dopo ci sarà un mucchio di tempo per terminare, ma tutti sembrarono capire che Heath aveva trovato qualcosa di speciale e che dovevamo catturare quella cosa prima che sparisse. Mesi dopo, scoprii che quando Heath aveva lasciato il set quella notte aveva ringraziato con gentilezza ciascun membro della troupe per aver lavorato fino a tardi. Senza cercare di farsi notare, ma silenziosamente, grato perché gli era stata data la possibilità di creare.
Quelle notti sulle strade ci Chicago c’erano un mucchio di stuntmen. Possono essere momenti noiosi per un attore, ma Heath era affascinato, e accettò volentieri il nostro invito a salire sull’automobile che portava la cinepresa durante un inseguimento nel traffico: non tanto per il gusto di correre, ma per far parte di quell’evento. Di qualsiasi evento. Portò il suo computer portatile nella macchina, e noi potemmo vedere due dei suoi work in progress: cortometraggi che aveva fatto, molto eccitanti ed evocativi. La loro esuberanza mi faceva sentire appesantito ed esausto: non mi ero mai sentito così vecchio come quella volta, quando vidi Heath esplorare i suoi talenti. Quella notte gli feci un’offerta, sapendo che non avrebbe rifiutato: quando aveva sere libere, poteva sentirsi libero di venire sul set a vederci lavorare.
Quando vai in sala di montaggio dopo aver girato un film, ti senti responsabile per la fiducia che ti ha dato un attore, e Heath ci aveva dato tutto. Quando iniziavamo il montaggio, pensavo a ogni ciak che avevamo fatto e a ogni taglio. Mi immaginavo la proiezione dove gli avremmo mostrato il film concluso - seduti tre o quattro file dietro di lui, guardando i movimenti della sua testa per carpire indizi su quello che pensava riguardo alle scelte che avevamo fatto su tutto quello che ci aveva “dato”. Quello screening non avverrà mai. Lo vedo ogni giorno nella sala da montaggio. Studio la sua faccia, la sua voce. E mi manca terribilmente.
Tornando a LaSalle Streed, mi giro verso il mio assistente alla regia e gli chiedo di levarmi dalla vista il ragazzo con lo skateboard - quando mi rendo conto che è Heath: un cappello di lana tirato fin sopra agli occhi, è qui perché ha una serata libera e ha accettato la mia offerta. Non posso far altro che sorridere.

L’invasione degli ultracomunisti

Alessandro 13th December 2007

No no, niente politica. Parliamo ancora di cinema. Qualche sera fa ho visto al solito Cineforum il film del 1956 “L’invasione degli ultracorpi”, un classico del genere fanta-horror che finora mi era sfuggito. La trama è stranota: in un paesello di provincia, alcune persone iniziano a comportarsi in modo strano. Parliamo di differenze lievissime, riconoscibili solo dai parenti più prossimi. Indagando sulla vicenda, un medico, il dott. Bennell, scoprirà che il motivo di tutto è una vera e propria invasione aliena, che progredisce attraverso dei ridicolissimi bacelloni che prendono le sembianze degli esseri umani, ne assorbono ricordi e schemi di pensiero e li uccidono nottetempo. Intanto il giudizio sul film è positivissimo: per quanto sia un po’ lento, vista anche l’età anagrafica, regia e recitazione sono ottime e funzionali e si respira una lievissima tensione per tutta la durata della pellicola. Un piccolo gioiello d’altri tempi, il cui unico difetto rilevante è che i bacelloni sono piuttosto ridicoli a vedersi.

Ma stamattina ho avuto una illuminazione pensando alle caratteristiche degli alieni. I mostri, una volta sostituiti gli esseri umani, ne sono una copia perfetta in ogni dettaglio, ne conservano la memoria e parlano di se stessi come se fossero le stesse persone che erano prima dell’assorbimento nell’alter ego alieno. L’unica differenza rispetto a prima è che i nuovi arrivati sono infaticabili, quasi sempre in salute, stakanovisti oserei dire, e sono privati di ogni sentimento, sono omologati, tutti uguali, tutti con lo stesso obbiettivo. Ormai ci sarete arrivati, ma vi do qualche altro indizio: era il 1956 e il film è americano. Direi che è abbastanza chiaro: i Bodysnatchers, gli Ultracorpi come da adattamento italiano, sono i comunisti! E’ tutta una grande metafora dell’american way of life contro i malvagi bolscevichi, in una sorta di grandioso inno al maccatismo imperante! E la cosa più bella è che un film così lo hanno trasmesso in un cineforum della sinistra universitaria!

Poi ridendo tra me e me durante la lezione di stamattina mi sono ricordato di un dettaglio. Nel film c’è una sorta di lieto fine: il dott. Bennell smaschera i malvagi alieni e convince le autorità a intervenire… si intuisce che l’umanità avrà modo di sopravvivere all’attacco. Ecco, il ragazzo che presentava il tutto all’inizio del film non ha mancato di precisare che secondo le intenzioni del regista tutta questa parte finale non avrebbe dovuto esistere e la vittoria sarebbe dovuta toccare ai Cattivi, cioè ai Comunisti! :D

Ma Deckard sogna pecore elettriche?

Alessandro 7th December 2007

Martedì scorso appuntamento ormai immancabile con il cineforum dei Komunisti universitari. La scorsa settimana mi sono dilettato col chiassoso e divertentissimo Essi vivono, di John Carpenter. Questa invece è stato il turno di Blade Runner, che avevo visto anni fa rigorosamente in inglese e senza sottotitoli, quindi potete immaginare che idea vaga e inconsistente m’ero fatto del finale. Precisazione: il Blade Runner che ho visto è quello originale, non la Director’s cut recente con finale cambiato e piccole variazioni in corso d’opera. No no, quello originale.

Ora, posto che non ho letto il romanzo di Philip K. Dick da cui è tratta la pellicola, posto che la fantascienza come genere non mi fa proprio impazzire ma gradisco già un po’ di più il cyber-punk, posto che il film è un capolavoro e non si fugge, e rasenta la perfezione in tutto (interpretazione, regia, scenografia, sceneggiatura), la questione che mi ha colpito di più a questa seconda visione è che alla prima m’era sfuggito tutto il senso della pellicola perché non avevo colto il colpo di scena finale: cazzo, ma Rick Deckard è un replicante!

E’ un bel giro di vite, diciamocelo: già per tutta la durata del film il nostro caro Harrison Ford fa di tutto per sterminare queste biomacchine che sì, sono un po’ violente, ma hanno sicuramente motivazioni più forti e dignitose di qualunque altro personaggio nella serie. Sono omicide, ma d’altronde sono programmate per lavorare come schiavi e morire in quattro anni, pure a me girerebbero un po’ i coglioni. Vabè, apologie a parte, dicevamo che lui sta sterminando questi esseri e la sua motivazione non è molto più forte di “sono diversi da me“. E qui casca l’asino, perché proseguendo con la storia Rick si rende conto del fatto che questa diversità non sussiste, prima innamorandosi di Rachael, poi comprendendo in ultima battuta la sua vera natura in un momento in cui già era consapevole della vacuità del conflitto che aveva combattuto.

E contemporaneamente rendendosi conto della vacuità della sua vita, destinata anch’essa a finire a breve, dopo aver bruciato la sua fiamma in uno scontro decisamente impari con Roy Batty, ben più consapevole di lui sin dall’inizio di tutte le implicazioni della situazione in cui si trovava, e ben più conscio sia di quello che era in grado di fare, sia di quello che sarebbe stato il suo destino. Destino che però, precisiamo, non si discosta affatto da quello dei comuni esseri umani:

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come… lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire…