Blog-killers
Alessandro 12th November 2008
Oggi faccio eco a un articolo apparso sul blog di Vittorio Zambardino, che dice la sua sulla proposta di legge che nelle intenzioni di chi l’ha presentata (tale deputato Levi) dovrebbe regolare definitivamente e in maniera organica lo sterminato campo dell’editoria.
In realtà il centro focale su cui si concentra la discussione è il problema dei blog e della loro eventuale equiparazione ad altre forme dell’editoria, con conseguente obbligo di iscrizione al ROC (Registro Operatori della Comunicazione). Una simile imposizione ovviamente cozza completamente con il senso profondo sia di Internet (media anarchico per sua stessa natura) che del mezzo blog, che deve essere considerato qualcosa di completamente diverso da ogni forma di editoria “ufficiale”.
Ne ha parlato Punto informatico, ne ha parlato Di Pietro nel suo blog, hanno aperto gruppi su facebook per combattere questa giusta battaglia e ora, per non saper né leggere né scrivere, ne parlo pure io. Il link alla PDL lo trovate qui, ma per comodità riporto di seguito la parte inerente l’editoria online (piuttosto ridotta rispetto alla totalità della Proposta).
Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).
1. L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte sulla rete internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.
3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.
Pericolo scampato, verrebbe da dire. Il terzo comma esclude dalla regolamentazione quelle realtà che, esattamente come i blog personali o collettivi, non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro. Tuttavia molti tengono a sottolineare che è difficile comprendere appieno il significato di quest’ultima espressione, tanto che alcuni (compreso Di Pietro, che non è l’ultimo degli stolti) ritengono che sia estendibile anche semplicemente ai siti che contengono banner pubblicitari o il classico google adsense bar.
Non sono un esperto di diritto del lavoro, ma l’interpretazione di Di Pietro mi sembra molto discutibile, considerato che non si parla di “fini imprenditoriali”, ma per l’appunto di “organizzazione”, che sottende un campo semantico e strategico in cui mi pare i banner pubblicitari possano essere compresi solo se inseriti in una visione più ampia… A confermare la mia ipotesi poi giunge la precisazione che appare nella lunga nota introduttiva al PDL:
L’articolo 8 prevede l’obbligo di iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione per i soggetti che svolgono su internet attività editoriale, estendendo altresì a questi ultimi la normativa sulla responsabilità per i reati a mezzo stampa.
Nel comma 3 viene espressamente escluso l’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione per i prodotti, come i cosiddetti «blog», che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.
Il problema ora sta solo nell’interpretazione che verrà data di volta in volta alla proposta quando e se diventerà legge. Speriamo sia oculata.
Ad ogni modo in questo frangente sono più propenso a preoccuparmi degli articoli dal 18 in poi, dove si parla dei contributi all’editoria e dei requisiti di accesso, un po’ troppo ampi, come sempre sono stati, nonché delle dimensioni di tali contributi, veramente mostruose.
