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La vita delle storie - DeMatteis e l’ultima caccia di Kraven

Alessandro 27th October 2008

Un paio di mesi fa J.M.DeMatteis, storico autore Marvel, ha pubblicato sul suo blog personale di Amazon un interessante articolo dal titolo The story behind the hunt, in cui rivela alcuni gustosi retroscena sulla la creazione di una delle sue storie dell’Uomo Ragno più famose e celebrate, L’Ultima Caccia di Kraven. In essa, l’Uomo Ragno viene sconfitto, a sorpresa, da un suo avversario da tempo divenuto una macchietta di scarso interesse, Kraven il cacciatore, il quale anziché uccidere il suo avversario di sempre, decideva di seppellirlo vivo e prendere il suo posto per qualche tempo. L’Uomo Ragno dovrà scavare la via della sua salvezza nella nuda terra del cimitero, affrontando i suoi fantasmi e i sensi di colpa che da sempre lo attanagliano, facendo leva sulla sua forza di volontà e sui suoi sentimenti per la moglie, Mary Jane. Non vi svelo il finale, leggetevi la storia, se non l’avete mai fatto.

Riporto qui di seguito una mia traduzione del post di DeMatteis, per i non anglofili e per i pigri, perché oltre a offrire interessanti curiosità sulla genesi di questa singola storia, propone al lettore alcune interessanti riflessioni sull’arte del narrare e sul rapporto tra autore e opera.

La vera storia dell’Ultima Caccia di Kraven

Confessione: io non ho scritto L’Ultima caccia di Kraven.

Agli scrittori piace credere di avere il controllo completo delle loro opere, ma questa è solo una confortante bugia. Dopo più di venticinque anni passati a raccontar storie, mi è ormai estremamente – e a volte dolorosamente – chiaro che io sono solo un veicolo, un mezzo attraverso il quale la storia esce alla luce del sole. Ma è la storia stessa che crea la narrazione. Se vi sembra che stia dicendo che le storie hanno una vita propria, beh… è esattamente così. Sono convinto che le storie sono creature viventi: si muovono, pensano, respirano. Magari non nello stesso modo in cui lo facciamo noi esseri in carne e ossa, ma in qualche insondabile maniera, in qualche insondabile reame, queste creature che chiamiamo Storie - e qui la S maiuscola penso sia d’obbligo – esistono. E così esistono i personaggi che le popolano. E sono le storie – non gli scrittori, gli artisti, o gli editor – ad avere il controllo. Alcuni di questi Mondi Immaginari decidono di emergere, completamente formati, in una luce splendente di energia creativa. Altri – come la Saga di Kraven – beh, devono prendersi il loro tempo.

Fu lunga la strada dalla prima scintilla di ispirazione, apparsa all’incirca intorno al 1984 o ‘85, fino al lavoro finito. Se fossi dipeso da me – e grazie al cielo così non è stato – l’idea originale avrebbe visto le stampe come miniserie di Wonder Man (Simon Williams - sconfitto in battaglia da suo fratello, il Sinistro Mietitore – si risveglia in una bara, si libera scavando e scopre di essere stato sepolto vivo per mesi). Ma la Storia la sapeva più lunga. Sapeva che ci voleva del tempo perché fermentasse nel mio inconscio e trovasse la forma più adatta. Tom De Falco – allora produttore esecutivo della Marvel - era della stessa opinione. Quando gli proposi la mia idea per Wonder Man, la rifiutò immediatamente. Ma c’era qualcosa in quella trovata del “ritorno dalla tomba” destinata a rimanere.

La mia tappa successiva fu, alcuni mesi dopo, la DC comics, dove proposi all’editor Len Wein (che allora supervisionava gli albi di Batman) quella che pensavo fosse un’idea incredibile: il Joker uccide Batman – o perlomeno crede di averlo fatto – e, una volta eliminata la sua unica ragione di vita, la mente del criminale cede. Ovviamente il Joker è già un malato mentale, quindi quando la sua mente cede… guarisce. Batman nel frattempo è sepolto, e quando, settimane dopo, riesce a liberarsi scavando, la nuova fragile esistenza del Joker finisce tragicamente sottosopra. Len al tempo aveva un’altra storia di Batman sulla sua scrivania – qualcosa chiamato The Killing Joke, scritto da un nuovo autore britannico di nome Alan Moore (chissà poi lui che fine avrà fatto?) e pensò che gli elementi riguardanti il Joker nella mia storia si sovrapponessero ad alcuni elementi di quella di Alan.

Un rifiuto. Di nuovo. (Sono riuscito a recuperare l’idea della “Guarigione” circa dieci anni dopo – ed è diventata una delle mie preferite)

Ero deluso - ma sospetto che la Storia fosse piuttosto soddisfatta dell’accaduto. Sapeva che l’ora non era ancora giunta. Sapeva di cosa aveva bisogno prima di emergere. E così attese pazientemente, mentre io… -

Beh, io la riscrissi. Come storia dell’Uomo Ragno? No. Ancora una volta come storia di Batman. Accantonai il Joker e lo sostituii con Hugo Strange. Mi ricordai di una storia classica di Steve Englehart e Marshall Rogers in cui Hugo Strange indossava – credo per un paio di pagine – il costume di Batman. E pensai: non sarebbe interessante se Hugo Strange fosse colui che apparentemente uccide Batman e, nel pieno della sua arroganza, decidesse di diventare Batman, indossare il costume, ricoprirne il ruolo al fine di provare la propria superiorità? Ero convinto di avere una storia che nessun editor avrebbe potuto rifiutare.

A quel tempo, Len Wein era diventato un freelance e Denny O’Neil l’aveva rimpiazzato come editor di Batman. Indovinate un po’?

Denny la rifiutò.

Così ora avevo un’idea rifiutata tre volte da tre dei migliori editor del settore. Forse, pensai, sono una delusione. Forse dovrei solo arrendermi e andare avanti.

Ma la storia non me l’avrebbe lasciato fare.

Ero frustrato, per non dire di peggio, per via di tutte quelle porte in faccia, ma questo seme di un’idea – beh, a quel punto era germogliato e stava mettendo su rami e foglie – continuava a crescere, espandendosi al suo ritmo, nei suoi tempi. Sapeva, sebbene io ne fossi ancora all’oscuro, che presto avrebbe trovato la forma e, cosa ancora più importante, i personaggi, che aveva cercato da sempre.

Autunno del 1986. Un giorno ero in visita agli uffici della Marvel quando Jim Owsley, curatore degli albi dell’Uomo Ragno, e Tom DeFalco (Cosa? Di nuovo lui?) mi invitarono a pranzo fuori. Volevano che mi occupassi di Spectacular Spider-Man, ma io ero riluttante all’idea di legarmi a un’altra testata mensile. Owsley e De Falco furono insistenti. Mostrai incertezza. Ce la misero tutta. Cedetti.

E, il tempo di tornare a casa, mi resi conto di che colpo di fortuna avessi avuto. Ora avevo un’altra occasione, probabilmente l’ultima, per portare a conclusione questa idea del “Ritorno dalla tomba”. Ancora più importante: scoprii, lavorando al soggetto, che l’Uomo Ragno – che aveva da poco sposato Mary Jane – era una scelta molto migliore sia di Wonder Man che di Batman. Peter Parker è forse il protagonista più autentico sul piano psicologico ed emozionale che si sia mai visto in qualunque universo supereroistico. Sotto quella maschera, è confuso, dubbioso, umano in maniera commovente, come la gente che legge – e scrive – di lui: l’Uomo Comune per antonomasia. E questo amore da Uomo Comune per la sua nuova moglie, per la nuova vita che stavano costruendo insieme, fu il carburante emotivo che accese la storia. Era la presenza di Mary Jane, il suo cuore e la sua anima, che avrebbero raggiunto le profondità del cuore e dell’anima di Peter, costringendolo a riemergere da quella bara, fuori dalla tomba, alla luce.

E così nacque L’Ultima caccia di Kraven.

Beh, non esattamente. Vedete, Kraven ancora non era previsto. Da vero genietto quale sono, mi dissi: okay, ovviamente non posso usare Hugo Strange. Perché non creare il mio cattivo – un cattivo tutto nuovo – per interpretare il suo ruolo nella storia? E così feci. (Non chiedetemi il nome della mia nuova brillante creazione… o qualunque altra cosa su di lui… perché, onestamente, non ricordo nulla!) La storia giunse a Owsley. Lui la adorò. “Facciamola” disse. Ero estasiato. Il viaggio era finalmente compiuto.

Beh, forse era compiuto per me – ma non per la Storia. C’era un ultimo elemento di cui aveva bisogno per completarsi.

Un pomeriggio ero seduto nel mio ufficio a fare ciò che tutti gli scrittori sanno fare meglio: evitare il lavoro, perdere tempo. Internet – il più grande strumento per perder tempo della storia dell’umanità – ancora non esisteva, quindi stavo sfogliando alcuni fumetti che avevo impilato sul pavimento. Presi un Marvel Universe Handbook. Mi fermai, senza un motivo particolare, alla sezione dedicata a Kraven il cacciatore.

Vi prego di capire che non avevo alcun interesse per Kraven. Anzi, avevo sempre pensato che fosse uno dei nemici più grossolani e privi di interesse della galleria dell’Uomo Ragno. Non poteva permettersi nemmeno di allacciare le scarpe a gente del calibro di Doc Ock o Goblin.

Ma sepolto in questa sezione dell’handbook c’era questo fatto intrigante: Kraven – era russo. (Tuttora non so se ciò fosse stato stabilito in una storia in continuity o se lo scrittore di quella particolare sezione lo avesse inserito per un capriccio)

Russo? Russo!

Perché questo fatto avrebbe dovuto emozionarmi tanto? Una parola: Dostoyevsky. Quando lessi Crimine e Punizione e I fratelli Karamazov al liceo, si insinuarono nel mio cervello, strisciando lungo il mio sistema nervoso… e mi fecero a brandelli. Nessun altro romanziere aveva mai esplorato la sbalorditiva dualità dell’esistenza, illuminato le mistiche altezze e i deprecabili abissi del cuore umano, con l’abilità di Dostoyevsky. L’anima Russa, così come veniva mostrata nei suoi romanzi, era davvero l’Anima Universale. Era la mia anima.

E Kraven era russo.

In un solo istante, compresi Sergei Kravinoff. In un solo istante, tutta la storia cambiò prospettiva. In un solo istante, chiamai Owsley, gli dissi di dimenticarsi del Nuovo Cattivo. Questa era una storia di Kraven il cacciatore.

Jim non era elettrizzato all’idea. A lui piaceva il nuovo nemico. Ma, Dio lo benedica, mi lasciò fare a modo mio.

E ora la storia era completa, giusto?

Quasi. Vedete, Owsley aveva persuaso Mike Zeck a disegnare Spectacular. Io e Mike avevamo lavorato insieme per qualche anno su Capitan America. Posso pensare a un pungo di disegnatori di supereroi bravi quando Zeck, ma nemmeno a uno migliore. Lo stile di Mike è fluido, energico, profondamente emozionale… e racconta una storia con una spontaneità tale che le sceneggiature da lui disegnate sembrano altrettanto spontanee. Mike lasciò la serie di Cap (per disegnare le Guerre Segrete originali) proprio quando avevamo appena iniziato il nostro percorso collaborativo – ed ero eccitato dalla possibilità di riprendere da dove c’eravamo fermati.

Ho giocato questa partita abbastanza a lungo per sapere che la chimica scrittore/disegnatore non può essere creata o forzata: o c’è, o non c’è. Con Mike, c’era. Se un qualunque altro artista avesse disegnato questa storia – anche se ogni singolo punto dell’intreccio, ogni singola parola, fosse stata esattamente la stessa – non avrebbe commosso le persone nello stesso modo né ottenuto l’entusiastico consenso che ancora riscuote, più di venti anni dopo la sua creazione. Non sarebbe stata L’Ultima caccia di Kraven (a proposito, il titolo non fu mio. Io l’avevo chiamata Tremenda Simmetria – in onore di un altro dei miei eroi letterari, William Blake. Fu Jim Salicrup, che si assunse il lavoro di editing quando Owsley lasciò lo staff, che se ne uscì con L’Ultima caccia di Kraven. Salicrup fu anche il tipo che ebbe un’idea geniale che da allora in poi tutti avrebbero copiato: dispiegare la storia in sei parti attraversi i tre albi ragneschi, nel corso di due mesi. Oggi siamo abituati a vedere questa soluzione. Nel 1987 era rivoluzionaria.)

Poiché Zeck era a bordo, decisi di inserire nel mix un nemico di Capitan America che creammo inseme – il ratto umano chiamato Vermin. Una decisione casuale (beh, sembrava casuale a me; ma sospetto che la Storia la pensasse diversamente) che si dimostrò estremamente importante: Vermin finì con l’essere l’elemento portante, che evidenziava il contrasto tra la visione che Peter Parker aveva dell’Uomo Ragno e l’immagine distorta che ne aveva Kraven.

Ora ecco la parte più strana: negli anni che erano passati da quando avevo partorito l’idea originale su Wonder Man, la mia vita personale era andata proverbialmente a rotoli. Vi risparmierò i dettagli sporchi: diciamo solo che ero in un periodo della mia vita in cui ogni giorno era una fatica erculea. Mi sentivo sepolto vivo proprio come Peter Parker, un abitante degli abissi proprio come Vermin; perso, disperato, distrutto proprio come Sergei Kravinoff.

In breve, per me era un periodo terribile – ma il periodo perfetto per scrivere la storia. Se avessi creato una versione dell’Ultima Caccia qualche anno prima, o qualche anno dopo (quando la mia vita si era miracolosamente risistemata da sola), non sarebbe stata la stessa cosa. I miei conflitti personale, riflessi nei conflitti dei nostri tre personaggi, furono, penso, ciò che diede alla scrittura un tale senso di necessità e una tale onestà emotiva. (Non so cosa ispirò il brillante lavoro di Zeck, ma spero che non fosse qualcosa di altrettanto straziante.)

E allora ditemi: di chi è esattamente il merito? Chi scrisse la storia in realtà? Pensavo di essere stato io – ma, al tempo stesso, c’era qualcosa che era cresciuto, si era evoluto, era emerso a suo tempo, quando le condizioni creative erano assolutamente perfette.

Oh, incasserò gli assegni. Accetterò anche i complimenti. Ma, nel mio cuore, so che c’è Qualcosa di Più Grande lì fuori, che esprime la sua magia attraverso di me… e attraverso noi tutti che ci chiamiamo scrittori.

Le storie hanno una vita propria.

E non vorrei che fosse altrimenti.

© copyright 2008 J.M. DeMatteis
Traduzione: Alessandro Diele

Referendum per l’abrogazione del lodo Alfano

Alessandro 9th October 2008

Non mi piace parlare di politica qui, ma visto che la cosa non mi pare sia stata granché pubblicizzata in giro, riporto, che magari qualcuno non lo sapeva.

Sabato prossimo, 11 ottobre, inizia in varie piazze italiane la raccolta di firme per indire un referendum abrogativo del tanto vituperato Lodo Alfano, la legge para culo che provoca la sospensione di quasi tutti i processi delle quattro principali cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera dei deputati e Presidente del Consiglio dei Ministri.

Dove firmare
Numeri utili

Perché il referendum vada in porto, ci vogliono 500000 firme, poi la pratica dovrà fare il suo bel percorso, dovrà essere vagliata e alla fine, se tutto sarà stato fatto regolarmente, scatterà il referendum vero e proprio e lì si dovrà andare a votare sul serio. Un bel sì, per quanto mi riguarda.

Grazie a Caterina Dalmastri per la segnalazione.

Voi ovviamente fate quello che vi pare, io per dovere di completezza vi riporto qui anche il testo integrale del Lodo, trovato nel sempre ottimo sito CittadinoLex:

Ddl Camera 1442 - Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga la seguente legge:

Art. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 [1] e 96 dellaCostituzione [2] i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei Ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 [3] e 467 del Codice diprocedura penale [4], per l’assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 [5] del codice penale.

5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo75 comma 3 del Codice di procedura penale [6]. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del Codice di procedura civile [7], sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 23 luglio 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Alfano, Ministro della giustiziaVisto, il Guardasigilli: AlfanoLAVORI PREPARATORICamera dei deputati (atto n. 1442):Presentato dal Ministro della giustizia (Alfano) il 2 luglio 2008.Assegnato alle commissioni I (affari costituzionali) e II (giustizia) riunite, in sede referente, il 3 luglio 2008.Esaminato dalle commissioni riunite l’8 e il 9 luglio 2008.Esaminato in aula il 9 luglio 2008 e approvato il 10 luglio 2008.Senato della Repubblica (atto n. 903):Assegnato alle commisioni 1ª (affari costituzionali) e 2ª (giustizia) riunite, in sede referente, il 10 luglio 2008.Esaminato dalle commissioni riunite il 14, 15, 16 e 17 luglio 2008.Relazione scritta annunciata il 18 luglio 2008 (atto n. 903-A) relatori sen. Vizzini e Berselli.
Esaminato in aula il 21 luglio 2008 e approvato il 22 luglio 2008.

Metauro

Alessandro 3rd October 2008

Riporto anche qui la recensione scritta per Flashfumetto del volume Metauro, di Michele Petrucci, edito dalla Tunué (in pratica i padroni di casa di questo blog, ma giuro che il “conflitto di interessi” non ha pesato :P).

Su Flashfumetto la trovate qua (da bravi cliccate).

Ogni storia ha i suoi luoghi e i suoi spazi. Spesso, essi vengono relegati sullo sfondo, a definire contesti, conferire realismo agli eventi o anche solo offrire affascinanti paesaggi alle matite (o alle tastiere, o alle macchine da presa) di chi quella storia decide di raccontarla. A volte, invece, questi spazi non si accontentano del secondo piano, e diventano personaggi a tutto tondo, partecipi dell’intreccio e con una propria anima che, più o meno palesemente, si esprime di pagina in pagina, di vignetta in vignetta, di inquadratura in inquadratura: la Londra in cui si aggira il famigerato Mister Hyde, quella che è teatro degli omicidi di Jack lo squartatore nel From Hell di Alan Moore, la/le Parigi di Emile Zola, la Manhattan dell’omonimo film di Woody Allen, e via dicendo.

A questa lista di città e luoghi celebri si aggiungono ora due nuove località: Fano, città marchigiana sulle rive del mare Adriatico, e il fiume che le scorre a fianco, il Metauro, teatro di una decisiva battaglia tra romani e cartaginesi ai tempi della seconda guerra punica. Metauro (edizioni Tunué) ripercorre in una piacevole scala di grigi e nell’inconfondibile stile di Michele Petrucci questa parte della storia antica del nostro paese, mantenendosi continuamente in un perfetto equilibrio tra l’onirico e il didascalico.

Il protagonista, Michele (alter ego dell’autore), cresciuto in una casa sulle rive del fiume, vive a Fano e di mestiere disegna fumetti. Un giorno incontra casualmente Sileno, uno strano individuo, orbo da un occhio, che sostiene di aver combattuto nella Battaglia del Metauro a fianco del condottiero cartaginese Asdrubale Barca e di essere tuttora inseguito dai soldati romani che vogliono la sua testa. I due stringeranno una strano rapporto di amicizia, basato in buona parte sulle storie di guerra che Sileno racconta a Michele, il quale avverte sempre più un profondo legame con quelle antiche vicende, con quegli uomini che si batterono nei luoghi della sua infanzia e che con lui condividevano una atavica paura del fiume.

Nonostante la premessa non particolarmente originale, il volume è una lettura piacevole e stimolante e offre numerosi spunti di riflessione, dosando Storia e Fantasia, Realtà e Sogno. Il tratto corposo di Petrucci si sposa sia con la atmosfera rarefatta e fascinosa delle tavole oniriche, sia con i momenti più descrittivi e con la rappresentazione naturalistica delle zone nei pressi del fiume.

Mai pedante, mai noioso, Metauro è un viaggio nel passato di un uomo (l’autore), nel passato di due popoli, romani e cartaginesi, e, in prospettiva, nel passato (e nel futuro) di ogni lettore, nelle idiosincrasie e nelle piccole passioni di tutti noi, nelle radici comuni, che ci legano alle nostre terre, quasi come se anche noi, inconsapevolmente, non fossimo altro che il prodotto diretto di una zanna di elefante ritrovata per caso in mezzo ai campi.