Promemoria
Alessandro 29th July 2008
Teorema della saggezza contadina
Se un ramo è marcio, taglialo prima che faccia marcire la pianta.
Corollario:
Se tutti ti dicono che un ramo è marcio, beware, my friend, forse è marcio davvero.
Alessandro 29th July 2008
Teorema della saggezza contadina
Se un ramo è marcio, taglialo prima che faccia marcire la pianta.
Corollario:
Se tutti ti dicono che un ramo è marcio, beware, my friend, forse è marcio davvero.
Alessandro 18th July 2008
Che c’è gente che lavora e non capisci come stracazzo ha fatto ad ottenere il posto.
Ieri mattina mi sveglio tardi, doccia, colazione, cose varie che si fanno di mattina. Poi mi dico che è il caso di andare a comprare il libro che avevo adocchiato un paio di mesi fa, prendo le mie belle chiavi e vado alla Feltrinelli di via dei Mille, Bologna. Direi che è l’ultima volta.
Il libro in questione era il Mammuth della Newton & Compton dedicato a Sherlock Holmes, con la ristampa di tuttidicotutti i romanzi e i racconti del detective di Baker Street. Entro in libreria, mi guardo un po’ intorno in cerca della sezione “gialli” e non la trovo, quindi ripiego sulla sezione “thriller”, incerto. Trovo qualcosina di Agatha Chritstie, quindi mi dico che sono sulla strada giusta. Però è una strada male illuminata, e io non sono una lince, quindi non trovo quel che cerco.
Vado dal commesso che se ne sta lì a sistemare dei libri appena arrivati.
“Scusa?”
“Sì, dimmi”
Giovane, occhialetto da vista, barbetta e capello corto, aria molto da fancazzista.
“Stavo cercando il Mammuth della Newton&Compton di Tutto Sherlock Holmes”
I Mammuth, per chi non lo sapesse, sono dei volumotteri economici da centinaia e centinaia di pagine che raccolgono racconti, romanzi e classici ordinandoli per genere, per autore o per saghe. E’ giusto non saperlo, se non ti interessa l’argomento, ma se lavori alla Feltrinelli il discorso cambia un tantino. Da questo punto di vista, la risposta di Occhialetto è illuminante:
“Ma è una collana di Sherlock Holmes?”
Silenzio imbarazzato. Rispondo: “Ehm, no… è una collana della Newton&Compton che ristampa vari classici e io… cercavo quello con Tutto Sherlock Holmes…”
“Ah ok, guarda, controlla nella sezione Thriller, io intanto ti cerco al computer…”
Ora, delle due l’una: o mi cerchi tu sul computer, o dici a me di cercare nella sezione thriller… perché dobbiamo faticare tutti e due? Vabe’ mi riavvicino alla zona thriller inquieto perché:
Ciononostante, mi rimetto a fissare le copertine che avevo fissato fino a due minuti prima, sorprendendomi del fatto che nelle librerie italiane è più facile trovare i romanzi della SIGNORA IN GIALLO (!!!) che quelli di Arthur Conan Doyle.
Dopo essere stato cinque/dieci minuti ad aspettare un feedback da Occhialetto, noto che sta servendo altri clienti. Quando ha finito, mi rifaccio avanti e ripeto:
“Scusa?”
E lui, come se mi vedesse adesso per la prima volta: “Sì? Dimmi…”
Altro silenzio imbarazzato. Poi riprendo “Ehm… Sherlock… Holmes?”
Occhialetto strabuzza gli occhi e si scusa per la dimenticanza, spiegando che è da solo e deve fare tutto lui. Va al computer e seleziona il campo ”Parole chiave” sul software di ricerca. Inizia a scrivere.
PAROLE CHIAVE: SHE∷
E mentre scrive domanda: “Com’è che si scrive Scerloc Olms?” L’imbarazzo si unisce al panico.
PAROLE CHIAVE: SHERLO∷
“Col ck alla fine…”
PAROLE CHIAVE: SHERLOK HO∷
Il panico cresce.
PAROLE CHIAVE: SHERLOK HOLMES
“Così?” domanda lui
“NO… col-ci-kappa-alla-fine” scandisco io
Guarda un attimo il monitor e corregge l’errore. Poi clicca sul campo “editore” e mi chiede nuovamente il nome dell’editore.
“Newton & Compton” rispondo “ma non so se nel frattempo han fatto ristampe altre case editrici”
Annuisce e fa per scrivere, poi domanda, non ho capito se a me o tra sé e sé, “ma come si scrive Niuton?” Non ho la forza di rispondere, e per fortuna azzecca lo spelling da solo. Conclude “Sì, è nella sezione thriller”. Vabe’, pace, sono mezzo cieco e pure un po’ rincoglionito, ci sta che mi sia sfuggito… Ci avviciniamo tutti e due ai thriller, e lui inizia a guardare poi si ferma di botto e fa “ah, scusa, non ho guardato il nome dell’autore, rivado al computer”. Supero il panico, ormai mutatosi in terrore puro e rispondo “ma è Conan Doyle!” ma lui è già lontano. Tornato indietro mi fa “deve essere sotto la D”. Mi trattengo dal dirgli che Conan Doyle è il cognome completo, e quindi sarà sotto la C: è un inglese, non un cimmero…
Ovviamente Occhialetto NON trova il libro e si fissa ad analizzare attentamente i testi più sottili tra quelli esposti. Eh, certo, d’altronde ti ho solo detto che è un volume con TUTTO Sherlock Holmes… Cercando, appoggia la mano su un libro ben voluminoso, che è appoggiato su un lato E quindi con la rilegatura rivolta verso l’alto E perciò scarsamente visibile. Ecco, Occhialetto aveva la mano su questo libro. Che ovviamente era Tutto Sherlock Holmes.
L’ho comprato e me lo sto leggendo con soddisfazione. Ma certa gente non dovrebbe fare il lavoro che fa. Alcuni dovrebbero molto gentilmente morire di fame. Elementare, Watson.
Alessandro 2nd July 2008
Stasera m’annoiavo un po’, quindi ho deciso di fare una delle mie malatissime traduzioni poetiche. Questa poesia è molto bella e inquietante, e beh… diciamo che ci si possono leggere tante cose, a seconda dell’umore del lettore. Spero vi piaccia: come da tradizione, di seguito testo originale e traduzione mia.
La belle dame sans merci
O WHAT can ail thee, knight-at-arms,
Alone and palely loitering?
The sedge has wither’d from the lake,
And no birds sing.
O what can ail thee, knight-at-arms!
So haggard and so woe-begone?
The squirrel’s granary is full,
And the harvest’s done.
I see a lily on thy brow
With anguish moist and fever dew,
And on thy cheeks a fading rose
Fast withereth too.
I met a lady in the meads,
Full beautiful—a faery’s child,
Her hair was long, her foot was light,
And her eyes were wild.
I made a garland for her head,
And bracelets too, and fragrant zone;
She look’d at me as she did love,
And made sweet moan.
I set her on my pacing steed,
And nothing else saw all day long,
For sidelong would she bend, and sing
A faery’s song.
She found me roots of relish sweet,
And honey wild, and manna dew,
And sure in language strange she said—
“I love thee true.”
She took me to her elfin grot,
And there she wept, and sigh’d fill sore,
And there I shut her wild wild eyes
With kisses four.
And there she lulled me asleep,
And there I dream’d—Ah! woe betide!
The latest dream I ever dream’d
On the cold hill’s side.
I saw pale kings and princes too,
Pale warriors, death-pale were they all;
They cried—“La Belle Dame sans Merci
Hath thee in thrall!”
I saw their starved lips in the gloam,
With horrid warning gaped wide,
And I awoke and found me here,
On the cold hill’s side.
And this is why I sojourn here,
Alone and palely loitering,
Though the sedge is wither’d from the lake,
And no birds sing.
La belle dame sans merci (traduzione italiana)
Oh che ti strugge, armato cavaliere,
che vaghi solo e affranto?
Nel lago sbianca la ninfea,
d’uccelli non v’è il canto.
Oh che ti strugge, armato cavaliere,
così triste ed inquieto?
Dello scoiattolo è piena la tana:
il raccolto è completo.
Un giglio bianco è sulla tua fronte,
d’angoscia umida e di febbre stanca,
e sulle tue guance una rosa che muore:
anch’essa rapida sbianca.
Incontrai in quei campi una vera signora,
di piena bellezza - delle fate lignaggio.
Lunga la chioma, il piede leggero,
e lo sguardo selvaggio.
A lei intrecciai una viva ghirlanda,
e una cintura, e fasce perfette,
così mi guardò com’io fossi l’Amore,
e dolce gemette.
La posi sul mio cavallo trottante,
e null’altro vidi in quella giornata
poiché di traverso si mise e cantò
delle fate la serenata.
Mi recò radici dal dolce sapore,
e miele selvatico, e di manna un torrente,
e in lingue strane di certo mi disse
“ti amo realmente”
Mi portò dunque all’elfica grotta
e lì versò, triste, lacrime audaci
e lì io chiusi i suoi umidi occhi
con quattro baci.
E lì mi cullò finché non dormii
e lì feci un sogno - in mente ribolle
che sia maledetto quell’ultimo sogno
sul freddo fianco del colle.
E vidi re smunti, e principi anche,
e smunti guerrieri, il destino segnato;
Piangevano - “La belle dame sans merci
ti ha catturato!”
E vidi al crepuscolo le labbra morenti,
serrate in un monito folle,
e mi svegliai ed ero già qui,
sul freddo fianco del colle.
Ed ecco perché mi trovo qui
che vago solo e affranto.
Nel lago sbianca la ninfea,
d’uccelli non v’è il canto.