Archive for May, 2008

No, grazie!

Alessandro 28th May 2008

Che io sto cercando da tutto il pomeriggio la mia copia del Cyrano de Bergerac, ma ho il forte sospetto di averla lasciata a Bologna. Speriamo di trovarla almeno lì.

Ad ogni modo nei miei peregrinaggi su Youtube, oltre a quattro spezzoni di un programma televisivo in cui Baricco parlava del Nasone per antonomasia (dateci un’occhiata) ho ripescato anche qualche spezzone del bel film con Gerard Depardieu. Uno dei vari è questo, che secondo me rappresenta alla perfezione la grandezza del personaggio Cyrano. Abbiamo tutti da imparare una bella lezione di dignità.

Viva Las Vegas

Alessandro 21st May 2008

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo
sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI: il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!

Kafka

Alessandro 4th May 2008

Primo appuntamento con una sorta di giochino che abbiamo inaugurato io e Davide Caci. Un tema comune, uno spazio limitato, un racconto. E giù a scrivere e a confrontare i risultati, per poi pubblicare le nostre fatiche sui rispettivi blog. Per la prima edizione di questo gioco letterario, il tema è stato “l’indecisione“, il limite diciamo sulle tre cartelle di word. Di seguito il mio risultato, qui quello di Dave.

Kafka

 

“Vale la pena, vale la pena, vale la pena o no?
Ora lo chiedo a qualcheduno e poi deciderò…”

Era sui quarant’anni, Paolo Pietrangeli

 

 

Il signor Mosconi quella mattina si svegliò e si trovò indeciso. Si guardò intorno, frugando gli angoli della camera da letto, come in cerca di un suggerimento. Sfiorò con gli occhi il grande armadio in legno di mogano, la finestra (attraverso le tende semitrasparenti), il comodino alla sua sinistra, con sopra la sveglia (scarica, inutilizzata da anni) e il muro a destra, con quell’odiosa carta da parati a fiori che aveva scelto Marta quando era ancora viva. Scosse le mani rugose, le tese, poi le lasciò ricadere sul letto. Diede un colpo di tosse e si pose per la terza volta la stessa domanda: destro o sinistro? Con quale piede scendo dal letto?

A dire la verità, Mosconi non era nuovo alle incertezze. Diciamo piuttosto che la sua era una vera e propria malattia: era un indeciso cronico. Al ristorante poteva passare anche tre quarti d’ora davanti al menù senza riuscire a risolversi su cosa ordinare. Spesso finiva con il seguire placidamente il consiglio di un cameriere o di un commensale, rimanendone puntualmente deluso e persistendo tuttavia nello stesso errore alla cena successiva. In automobile, era sempre stato un pessimo pilota, perennemente confuso sia su quale fosse la strada più conveniente da prendere, sia sul modo di gestire gli incroci: passo? non passo? sì, ho la precedenza, però... Da ragazzo, in compagnia degli amici, si lasciava sempre trasportare dagli altri, faceva solo ciò che gli dicevano di fare. Da bambino, ogni decisione spettava ai genitori, non gli era concesso un briciolo di autonomia. Era convinto di star pagando lo scotto di quel madornale errore educativo da tutta una vita.

Ma queste incertezze che punteggiavano il passato di Mosconi avevano sempre una via di fuga: bastava decidere quello che decidevano gli altri, pensare quello che pensavano gli altri, e tutto sarebbe andato per il meglio. Questa volta no. Questa volta non poteva semplicemente chiedere consiglio a qualcun altro. Seduto sul letto, le coperte gettate su un lato, l’uomo ispezionava minuziosamente i suoi due piedi, cercando di capire quale dei due fosse più adatto a toccare terra per primo.

Era un dubbio non solo esistenziale, ma in qualche modo anche etico. Le credenze popolari ci insegnano che il primo passo della giornata è importante, e il piede preferibile è sicuramente il destro. Se avesse scelto il destro, Mosconi avrebbe passato una bella giornata positiva, e contando che di giornate non gliene dovevano rimanere poi tante, alla sua età, la cosa non gli sarebbe affatto dispiaciuta. Però, così facendo avrebbe implicitamente ammesso di credere nelle assurde superstizioni che gli avevano inculcato a forza da ragazzo, ai tempi della casa in Umbria, e questa era una prospettiva molto meno allettante.

Incertezza, insicurezza, dubbio, amarezza. Marta. Non avendo nulla di meglio da fare, la mente del vecchio iniziò a vagare in direzioni ignorate da tempo. La storia con Marta era l’esempio più lampante del bizzarro morbo che affliggeva il signor Mosconi. Va detto che il Mosconi giovane era un gran bel ragazzo. Era indeciso, ok, ma il più delle volte erano le donne a decidere per lui, nonostante una simile pratica ai tempi fosse molto poco apprezzata in società. Quindi fino alla morte di Marta l’uomo non era mai stato propriamente solo, sebbene non sempre avvertisse una comunione vera e propria con le sue partner e gli capitasse sovente di provare solitudine anche mentre stava mano nella mano con una bella donna. Con Marta però era andato tutto diversamente. Era stato lui, per una volta, a prendere l’iniziativa, e aveva faticato per convincerla della possibilità di un futuro prossimo insieme. Fu bravo, e se ne stupì egli stesso. Talmente bravo che presto Marta iniziò a vedere il loro futuro prossimo come un futuro e basta, contro le aspettative di Mosconi, che sicuramente non aveva il coraggio di chiedere la sua mano, e alla fine dei conti nemmeno la voleva. Di conseguenza, in barba ad ogni convenzione, fu Marta a fare la proposta, demolendo definitivamente ogni velleità di azione decisa nel povero ragazzo, che dopo il mutismo e lo stupore iniziali si ritrovò ad accettare quella stessa richiesta che non aveva ritenuto opportuno fare. Mentre diceva “sì”, di fronte al sacerdote, al signor Mosconi venne in mente la parola “ricaduta”.

Il signor Mosconi era un uomo colto. Aveva letto molto, e continuava tuttora, sebbene la vista non reggesse più tanto lo sforzo. La letteratura moderna non lo appassionasse particolarmente, a lui piacevano i grandi classici europei: Camus, Tolstoj, Kafka e via dicendo. Si focalizzò su Kafka. Si sentì un po’ simile a Gregor Samsa, il protagonista de La metamorfosi, imprigionato com’era nel suo guscio di indecisione, un guscio che aveva scoperto di indossare solo quella mattina, ma che in realtà lo appesantiva da tutta un’esistenza. Uno scarafaggio che non riusciva a scendere dal letto. Non a caso, per descrivere lo stato in cui si trovava in quel momento, gli era balenata in mente l’espressione “situazione kafkiana”: un bel giorno ti svegli, e vedi tutto con occhi diversi e straniati, il mondo ti sembra surreale, ma tutto si svolge come se non fosse cambiato nulla. Il signor Mosconi concluse che alla fin fine l’universo è sempre andato così, e non c’è nulla di eccezionale: la mattina ci svegliamo e siamo differenti da come eravamo il giorno prima, sempre. A volte te ne accorgi di più, a volte di meno. Oggi Mosconi se ne accorgeva di più.

Ma una decisione, alla fine, doveva pur prenderla, no? Destro, sinistro, destro, sinistro. Pensò alla leva militare. Bei tempi, in pratica gli era richiesto semplicemente di fare il fantoccio, e c’erano poche cose che gli riuscivano meglio. Pensò alla sua prima notte con una donna, un’esperta, la più famosa dei dintorni; i soldi del padre gli avevano garantito il meglio. Pensò che, nonostante ciò, era stato tutto molto tenero e lei emanava un buon profumo di vaniglia. Pensò alla sua patente, presa in ritardo, e alla macchina, usata, scelta dalla famiglia. Pensò ancora una volta a Marta. La odiava e la amava. Pensò a Catullo. Pensò a Byron, e al libro di poesie romantiche inglesi che lei gli aveva regalato per il loro quarantesimo anniversario. Pensò al fatto che la malattia l’aveva stroncata prima che potessero arrivare al quarantunesimo. Poi pensò a cosa si dice della morte, che quando è tempo ti viene da ricordare tutti i momenti più importanti della tua vita, e finalmente comprese il senso di ciò che gli stava succedendo. Pensò che alla fin fine, il momento più importante della vita di un uomo è sempre una donna.

Pensò che non era più necessario decidere con quale piede scendere a terra, che ormai non ne valeva la pena. Era stato malato tutta la vita, forse era ora di sfruttare gli ultimi minuti per guarire.

Decise.

Decise di stendersi di nuovo in quel letto freddo, troppo grande per lui solo, e di non alzarsi più.